Non snobbate la forchetta!

Ci risiamo. Un altro titolo originale che non fa onore all’oggetto del libro. Questa volta tocca a Consider the fork. A History of how we cook and eat di Bee Wilson che esce domani in Italia con il titolo In punta di forchetta. Storie di invenzione in cucina.

Immagine

Intanto dici “in punta di forchetta” ed immediatamente pensi a qualcosa di esageratamente ricercato e quindi di per sè già sgradevole. Vero è che sino al ‘700 “la forchetta” venne  usata solo dalle classe abbienti: gli altri usavano più selvaggiamente le mani. E all’inizio la trovarono, oltrechè ridicola, anche inutilmente faticosa e strumento del demonio.

Ma dall’introduzione dei “fili di pasta” alla corte di re Ferdinando IV di Borbone la forchetta ebbe finalmente il giusto riconoscimento. Smise quindi di essere simbolo di ricercatezza e divenne oggetto di uso comune cui riservare comunque la giusta considerazione.

E appunto di questo parla il libro di Bee Wilson, antropologa e storica britannica, critica di The Sunday Times e The Times Literary Supplement, autrice tra i tanti anche di un articolo sulla “fine del cibo”, ridotto, per chi ha la fortuna di averne accesso, ad una comodità qualunque. E invece ogni oggetto o gesto legato al cibo ha una sua storia che ha influenzato i consumi e la nostra percezione : una storia avvincente di millenni di ingegno umano.

sardegna 581-1

Dopo averlo letto anche la cucina, intesa come spazio, acquista un significato diverso: ipertecnologica oggi e sempre più spesso vuota.

Anche l’acqua calda, intesa come la più banale delle scoperte.

Pubblicato in Books please!, Life style | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Un Incauto Madagascar

ma1Detto così sembra una roba surreale. E un pò lo è, diciamolo. Almeno così mi parve quando ne presentammo la riduzione teatrale.  Anche perchè il Madagascar (testo scritto nel  2004 da Marius Ivaškevičius,  il più brillante drammaturgo lituano contemporaneo)  di cui si parla è un’utopia, un’isola lontana in cui riscostruire una società pacifica e libera.

maE’ il sogno di Casimiro Scherzo, parodia del geopolitico Kazys Pakštas,  alle soglie della Seconda Guerra Mondiale, per il suo paese, la Lituania,  minacciata da russi, tedeschi e polacchi. Un sogno in cui naufragano gli intellettuali, uomini e donne, che avvertono il cambiamento o spesso lo percepiscono quando è già avvenuto, senza essersene accorti.

CopertinaMADAGASCAR-03Il testo, pubblicato in Italia da Titivillus, è stato tradotto in Italia da Toma Gudelyte e Stefano Moretti che ha curato la regia dello spettacolo teatrale realizzato dalla compagnia Gli Incauti. Verrà presentato Sabato 5 ottobre alle 18.30 alla Libreria Utopia di Milano. L’Autore è riconosciuto come uno degli autori teatrali più interessanti e controversi della sua generazione per il modo in cui affronta e rielabora la storia e i miti nazionali del suo Paese. Dì se racconta poco, dice che la sua vita è ciò che è in grado di ricordare. E sono questi ricordi che modellano l’anima.

La sua scrittura riflette l’atmosfera dell’Est Europa, abituata a comunicare per metafore, mai in maniera diretta. A suo avviso tutto ciò rende la letteratura orientale “più chic”, troppo esplicita la nostra. A proposito dell’Europa la pensa come me: Una forte identità europea è impossibile. In primo luogo è necessario liberarsi della propria identità prima di adottarne una nuova. ” dice. Ma non è così facile dato che ogni uomo è profondamente radicato nel paese in cui è cresciuto. Ci vorrebbe almeno un’Europa che rispetti la democrazia, i diritti umani e gli individui. Niente di più .

ma3

Il crollo della cortina di ferro favorisce gli scambi tra artisti e scrittori, ma anche fa sì che gli uni e gli altri si influenzino. Tutto ciò è certamente positivo. Così come la scoperta e l’esplorazione di luoghi dimenticati o perduti possono essere fonte di ispirazione per le nuove generazioni. Che hanno opportunità in più oggi per conoscere questa “nostra” Europa, nella speranza che recuperandone le radici, il passato, anche il futuro sia migliore. E interrompere così la sequenza di “generazioni perdute” per  inaugurare l’età delle “generazioni ritrovate”.

ma2a2


Pubblicato in Books please!, poeti | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Mi sarà dolce l’autunno

525893_296223707114341_838747946_nColazione a Campale. Anche in autunno la casa è bellissima. Via mazzi di peonie, centritavola squillanti. Anche la casa indossa abiti autunnali: cuscini, decorazioni tutto vira nelle tonalità dal giallo al marrone. Anche Camilla. Indossa un ruvido girocollo di shetland marrone e una gonna di tessuto pied de poule. Nella migliore tradizione borghese. E con uno sguardo alla tanto adorata Virginia Woolf. Anche il menù si è fatto autunnale e la Nadia si esibisce in nuove composizioni di piatti. Vorremmo accompagnarli con del buon vino rosso ma il tappo non cede, ci riproviamo con le bollicine che non si sottomettono facilmente. Quando finalmente riusciamo a stappareesultiamo come per un traguardo faticosamente raggiunto.

Si parla di prossime iniziative che la vedono coinvolta e dice di non avere tempo. Per andarsene, intende. Troppe cose da fare, e io che me ne invento una ogni giorno. E’ il mio modo di prolungare per lei, per tutti noi il suo esistere.

Ha iniziato a catalogare tutto il materiale di casa: soprattutto fotografie, documenti e tutto per potere, un giorno, rendere la casa visitabile e fruibile dagli studiosi. Il materiale del Nonno, Ambasciatore in Cina durante la rivolta dei Boxer,   è ora ammassato sul biliardo. Un giorno andrà tutto nello studio. Nell’ala “cinese” della casa. Che vedo per la prima volta. E’ un susseguirsi di piccole e grandi stanze, arredate con pezzi originali e antichi) a cui si mescolano arredi e quadri del nostro mondo.

foto3

Pechino. Paris, padre di Camilla, con un bambino cinese lungo il fossato che divideva la Città tartara dalla Città cinese

C’è anche una camera da letto, con bagno, che verrà resa disponibile in estate, nei periodi in cui la casa rimarrà aperta. Ne gioisco e nello stesso tempo vengo colta dalla malinconia. Malinconia per un tempo che non sarà più presente, ma vivrà in tutto quello che avrò intorno. Banalmente tutto si sta affievolendo. Chi sa ancora dire cosa sia lo “shetland” o il “pied de poule”? Nel delirio di questo Paese qualcuno il pied de poule lo avrà scoperto solo grazie a Lapo e alla sua 500. O se è una “fashionist” nelle tendenze della moda che per l’inverno lo  vogliono in bianco e nero.

A guardare con distacco Camilla, il legame con la Woolf diventa evidentissimo. Proprio Virginia in  “Una stanza tutta per sè” scrive

«Se vuole scrivere romanzi, la donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé».

DSCN5532-1E dopo, dopo di lei, cosa faremo in quelle stanze? Recuperemo ricordi di chiacchere intelligenti e divertenti, di domeniche delle ragazze, di cose da fare e organizzare, di persone speciali che non ci sono più .

DSCN3122-1 Di affetti profondi. Anche se non esibiti. Di amori.

f 1Rimmarranno i tanti album: il diario fotografico, la cronaca della vita lì. Le pagine scritte. E la ricetta di un dolce. Estivo. A rendere più dolce  l’autunno.

Da Memorie improprie di Camilla Salvago Raggi

Budino di maizena : 1 litro di latte, 8 cucchiai di zucchero, 8 cucchiai di maizena

Mescolare il tutto, quando bolle girarlo velocemente badando che non faccia grumi, quando lo vedete addensarsi toglierlo dal fuoco, versarlo nello stampo precedentemente inumidito e lasciarlo raffreddare. In frigorifero per 1 ora o 2 ed è pronto da servire: accompagntalo con pesche o albicocche sciroppate, frutti di bosco e meglio ancora amarene cotte col loro sugo caldo: oppure marmellata di albicocche.

Difficoltà nessuna; unica cosa, occhio al momento (magico) dell’addensamento. E tanti auguri!

big_image

Pubblicato in Books please!, Casa dolce casa, Cosa bolle in pentola, Life style | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | 6 commenti

Krumiri. Diffidate delle imitazioni.

krumiri

Ehhhgggià. Perché come sappiamo anche in campo alimentare esistono le contraffazioni. Più o meno ben riuscite. O più banalmente i tentativi di imitazione. Che evito. Anche in ambito alimentare. Perché,  prendendo per vero il detto “siamo quello che mangiamo”. faccio attenzione a quello che fornisco al mio organismo. Per dovere e per piacere.

Ed è stato con immenso piacere che questa mattina sono stata alla Pasticceria Portinaro di Casale Monferrato, il “regno” dei Krumiri. Nati nel 1878 nel laboratorio di pasticceria allora di proprietà di Domenico Rossi, divennero in breve tempo un’ eccellenza.  Premiati all’Esposizione di Torino nel 1884, ottenuti riconoscimenti dal Duca d’Aosta, dal Duca di Genova e dalla Reale casa d’Italia (gli stemmi compaiono ancora sulle tradizionali scatole di latta) vennero riconosciuti nel 1890 “specialità della città” dall’allora Sindaco di Casale che riconobbe al Sig. Rossi il ruolo di “inventore” dei biscotti così detti “Krumiri”.

Da allora vengono prodotti rigorosamente a mano, con precisione e semplicità, con passione ed esperienza. E sempre con l’inconfondibile  forma “a manubrio”, come i baffi di Vittorio Emanuele II: un omaggio del pasticcere al re che realizzò l’Unità d’Italia.

collage krumiri

A produrre queste delizie dal 1953 è la Famiglia Portinaro che dapprima conquistò l’Italia e poi il mondo. Anche il Presidente Clinton ebbe modo di provarli ed entusiasticamente ringraziò.

Da 5 anni,  proprio per la qualità degli ingredienti e per la cura nella produzione,  hanno ottenuto  il riconoscimento  Kasher sotto la supervisione del Rabbinato di Torino. La pasta del Krumiro è composta esclusivamente da zucchero, uova, burro, farina di grano tenero e vanillina. La caratteristica dei veri Krumiri è di non contenere acqua: sono solo le uova e il burro che ammorbidiscono l’impasto e che conferiscono al biscotto un profumo irresistibile.

Oggi a continuare in questa eccellenza è la Sig.ra Anna. Una Signora, nel senso più ampio del termine. Perchè è molto professionale, cortese e generosa. E giustamente orgogliosa di portare avanti una tradizione che ormai fa parte della storia.

portiE che mi ha accolta con un caloroso sorriso e un assaggio, ancora caldo di forno. Non basta essere golosi per apprezzare a pieno i Krumiri Rossi. Bisogna  essere aperti alla meraviglia, saper assaporare gli aromi,  apprezzare i piccoli gesti, amare le cose semplici e concrete.  Credere in qualche modo alla magia. Che la Sig.ra Anna e il suo Staff trasformano ogni giorno in realtà.

Pubblicato in Life style | Contrassegnato , , , , , | 2 commenti

Pan di spagna all’Hotel Crepacuore

Avete amato il film Marigold Hotel? Le amiche ed io tantissimo. Bene. L’autrice del best seller da cui il libro fu tratto, Deborah Moggach, ha pubblicato un nuovo romanzo. Heartbreak Hotel.

heartbreackChe diventerà una serie televisiva della BBC che le amiche ed io non vedremo mai. Se c’è un motivo per cui me ne dispiaccio sono i luoghi in cui è ambientato, Presteinge nel Galles, e l’adorabile Jack Russell che appare in copertina, affine di Amelie e Benjamin dell’amica Anna. Per il resto temo non possa reggere il confronto con il tanto amato Marigold, reso insuperabile anche da un cast di attori grandiosi.

In “Hotel Crepacuore”  Buffy, attore in pensione, decide di lasciare Londra e di ritirarsi in un piccolo villaggio del Galles senza immaginare ovviamente quello che poi gli accadrà.

Preso in gestione un decadente B&B fuori dal mondo si rende conto di doverlo riempire velocemente di ospiti. Ne mette insieme una collezione piuttosto eterogenea: Harold, la cui moglie è fuggita con una giovane donna; Amy, che è stata lasciata inaspettamente dal suo allampanato fidanzato e Andy, il postino ipocondriaco che fatica a gestire la fidanzata troppo impegnativa.  E per loro organizza corsi improvvisati  con i quali gli ospiti dell’Heartbreak Hotel riusciranno a colmare le loro lacune e avviarsi verso un futuro più sereno.

Il tutto quindi  ruota intorno alla capacità di reiventarsi dopo una separazione che oggi può accadere anche più di una volta nella vita. E alla necessità di sviluppare nuove abilità, di solito di competenza dell’altro: dal riparare l’auto alla gestione finanziaria, al prenotare una vacanza o riparare una spina. Anche in cucina. Come fare ad esempio un pan di spagna. Nel quale si cimenta una piuttosto inetta Annie, uno dei personaggi minori.

http://www.deborahmoggach.com/index.php/how-to-make-a-sponge-cake/

Per fortuna il pan di spagna non è tra i miei preferiti e quindi non ne sentirei mai la mancanza, caso mai Mr. Tower decidesse di lasciarmi. Del resto Mr. Tower neppure lo sa fare. Ma neppure riparare la macchina. O cambiare una spina. Quindi?

Caso mai rimane il Marigold hotel. Amicheeeee!!!!!

Pubblicato in Books please!, Sì viaggiare | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Kreplach alla moda del “plin”

97_event_1524_1

Sukkot, la festa delle Capanne, arriva velocemente  dopo Rosh Hashanah e Yom Kippur, e prima della 14° Giornata della Europea Cultura Ebraica (il 29 settembre) , giornata in cui sono moltissime iniziative che hanno lo scopo di favorirne la conoscenza. Tema di quest’anno ebraismo e natura che è stato declinato in moltissimi modi. Su tutti la cucina, che ha regole particolari e complesse e che come ogni altra cucina ha ricette per ogni occasione. Cucina  che ha tessuto rapporti molto stretti con le cucine locali, anche con la cucina monferrina. E come la cucina monferrina anche la cucina ebraica ha le sue “paste ripiene”:  i kreplach sono uno di queste.  La mia versione dei “kreplach ” è un omaggio  a questo legame, in cui la forma si sottomette alla sostanza per accogliere e fare sì che a tavola nessuno si senta escluso.

Per l’impasto ho utilizzato  4 etti di farina,  4 uova e 1 presa di sale.

DSCN5893

Per il ripieno ho utilizzato:

400 gr di carne di pollo bena arrostita, pelle compresa, di cui conserverete il sugo

1 uovo

1 cipolla

1 cucchiaio di pan grattato

noce moscata, sale e pepe

DSCN5904

Ho impastato a mano e tirato le sfoglie con la macchina.

DSCN5900

Ho tritato tutto insieme e ne ho disposto una piccola quantità sulla sfoglia, ripiegandola e tagliandola come per i plin.

DSCN5919

I kreplach si possono servire in brodo, secondo la regola ebraica, o asciutti e conditi con il sugo dell’arrosto che avrete conservato. Alla moda del “plin”, appunto.

DSCN5923

Pubblicato in Life style | Contrassegnato , , , , , , , , , | 24 commenti

Sorelle. Ogni riferimento è puramente casuale

Il pretesto me lo dà il compleanno della mia sorellina. Per parlarvi, intendo,  di un’autrice che sta tra due sorelle altrettanto note: Helen Langdon (storica dell’arte ed esperta di Caravaggio)  e la scrittrice A.S. Byatt (con la quale esiste un rapporto molto complicato: non si parlano, non si leggono).

Immagine

La signora in questione è Margaret Drabble, di cui la casa editrice Astoria ha pubblicato di recente Voliera estiva.

Non è il suo primo libro pubblicato in Italia (contrariamente a quando detto da Elena Stancanelli che lo ha recensito per “ D – La Repubblica delle Donne) e mi piace parlarvene perché in qualche modo si ricollega a quanto detto per Barbara Pym e le sue “donne eccellenti”.

Immagine

Protagoniste sono  due sorelle: Louise molto bella e  sofisticata, Sarah  spiritosa, intelligente e laureata a pieni voti. Mentre Louise è in viaggio di nozze Sarah lavora alla BBC e conduce una vita deprimente. Si interroga naturalmente se il matrimonio possa essere una soluzione per sfuggire al suo squallido destino. Ma al ritorno della sorella, si renderà conto che in una società che nega spazi alle donne, il matrimonio finisce con l’essere una “voliera” da cui prima o poi quasi tutti decidono di fuggire. Il tutto narrato con estrema ironia. La sorella descritta come “una bellezza da togliere il fiato, predatoria e aristocratica”, non assomiglia né a lei né alla madre “piuttosto graziosa, ma in modo tremulo”. Forse il marito la vuole “come ornamento da offrire alla pubblica ammirazione” anche se “a Louise il ruolo di secondo violino non è mai piaciuto”. Forse lo ama, ma è una spiegazione troppo ovvia per non averci pensato prima. Perciò scarta l’idea dell’amore.

In viaggio per Londra riflette sulla sua relazione interrotta,  proprio quella mattina, alla Gare du Nord, perché sembrasse una decisione e non una deriva. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per regalare ore piacevoli e spunti di riflessione.

Se si considera che Margaret iniziò a scrivere (è stata anche curatrice dell’Oxford Dictionary) dopo aver interrotto la carriera d’attrice (sostituì anche Vanessa Redgrave), ne viene fuori un ritratto di donna decisamente interessante, poliedrica e autonoma, tanto da scatenare l’inferno quando affermò di “detestare gli Stati Uniti per quello che avevano fatto al resto del mondo” e decisamente critica verso la struttura prevalentemente conservatrice del suo Paese (secondo alcuni critici “per capire cosa significa vivere in Gran Bretagna bisogna leggerla”).

ImmagineVive in una casa rossa sulle collina di Hampstead Heath. E’ prevalentemente rosso anche il suo salotto che ha enormi vetrate che si affacciano sul giardino. Ci sono scaffali pieni di libri ovunque, un pianoforte e un scrittorio troppo piccolo per scriverci romanzi che infatti scrive nello studio di Bloomsbury. Di sé dice di essersi scoperta divertente, il che le appare piuttosto strano essendo sempre stata piuttosto incline alla tragedia. Ma quando ha scelto un finale divertente per il suo prima romanzo (una bellissima sorella sopresa dal marito nella vasca da bagno con l’amante) ha deciso che sarebbe diventata una persona diversa, e che questo era meraviglioso. Che la vita poteva esserlo.

E’ il denaro a metterla a disagio, la povertà, le ingiustizie della vita. E gli uomini, scrivere degli uomini, che ancora non capisce. Ha fiducia che  un giorno tutto le si svelerà, dice. In molti si arrendono, e magari chissà capiterà anche a lei e allora si dirà che era stata solo un’illusione.

La massima attrazione per il comfort la provai nell’andare a letto… Dopo essermi svestita davanti a un caminetto a gas acceso senza motivo, gironzolai per la camera aprendo cassetti e guardando vecchi indumenti di cui avevo dimenticato l’esistenza e vecchie lettere, e me stessa nei grandi specchi di servizio. Poi mi infilai nel letto e mentre ero lì che leggevo tra le
lenzuola pulite e ben rimboccate, immersa in un piacere
zitellesco, mi chiedevo perché diamine detestassi così tanto
lo stare a casa mia.

Quindi . Cerchiamo di evitare di ridurre la vita e le persone a momenti e comportamenti isolati. Evitiamo stizze, impazienze, incomprensioni. Perdoniamo le chiacchere futili, gli ospiti irritanti. Non teniamo il punteggio delle offese e delle indiscrezioni.  E così, forse, la famiglia, il matrimonio e la maternità smetteranno di apparirci gabbie per tante ragioni sbagliate, e ci sveleranno mondi insospettabili di realizzazione personale.

Pubblicato in Books please!, Casa dolce casa, Life style | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

Tutti dicono frangia.

Tutti chi? Tutti.

Lo dice la tendenza: dritta, bombata e voluminosa, di lunghezze diverse e sfilata. Lo dice il mio oroscopo, l’oroscopo  di Io Donna, il settimanale del Corriere della Sera. Lo dice proprio per questa settimana. Salute: Energie scarse (vero). Ma ai viaggi non dite no (vero).  E citando Michelle Obama “Non potevo comprarmi una’auto sportiva, né fare bungee jumping, allora mi sono tagliata i capelli”, aggiunge: Una frangetta, ecco quello che ci vuole.

Per questa settimana proprio non ci voleva. Non che creda agli oroscopi, comunque una pulcetta nelle orecchie me la mette. Vado dal parrucchiere e per  me è una specie di rito in cui immolo la cosa che di me mi piace di più: i capelli. Il giorno prima del fatidico giorno sono praticamente perfetti. Temo l’errore e di essere costretta a tagliarti corti. Anzi cortissimi. L’incubo ricorrente da quando sono bambina. Perchè mio padre avrebbe voluto un figlio maschio. E gli Dei, malevoli,  gli imposero una femmina. Anzi due.  Cercò di mediare mia madre, milanese, che in età adolescenziale ci portò da Vergottini e il caschetto  ci avvicinò al modello femmineo.

1_vergottini

Proprio lo scorso anno  la Add editore, ha pubblicato “Mi raccomando la frangia” di Jill Vergottini, in cui l’erede e della celebre dinastia, raccoglie ricordi, elargisce consigli. E noi tutte Vergottiniane abbiamo inviato foto da esporre durante la presentazione del libro.

Va da sè che da allora non sono mai riuscita a liberarmi di quel look, che alla fine è il più adatto a me, al mio viso. A me che non seguo le mode, ma cerco di perseverare nel mio stile, con qualche variazione più compatibile con l’età. Perchè inutile negarlo oltre i 50  con il frangione stanno bene solo Anna Wintour, la più ruspante Raffaella Carrà. In scadenza anche Carlà, l’ha divisa in due Françoise Hardy.

Quindi andrò, tremando come sempre. E non sarà frangia. E caso mai, non quella a mezza fronte, alla Mamie Geneva Eisenhower, nata il 14 novembre 1896. Ussignùr! Scorpione come me! Chissà cosa diceva il suo oroscopo il giorno in cui decise di darci un taglio!!!

President Dwight D. Eisenhower and his wife, Mamie, hold up the front page of a newspaper in 1950 announcing his election victory. (Getty Images)

President Dwight D. Eisenhower and his wife, Mamie, hold up the front page of a newspaper in 1950 announcing his election victory. (Getty Images)

In questa foto la deliziosa Mamie ha esattamente la mia età oggi. Sorride felice accanto al marito appena eletto Presidente. Ignora che un giorno Amy Hempel nel suo “Ragioni di vivere” (1985) scriverà:

Deve venire a prendermi un ragazzo che non conosco, ma, a meno che di qui alle sette i miei capelli non crescano di un paio di centimetri, non aprirò la porta. Il problema è la fronte. Mi sono tagliata io la frangia: e adesso sembro Mamie Eisenhower. Hollie dice che non è vero, che sembro Claudette Colbert.  Ma so che lo dice per convincermi a vedere quel tizio.

Ignora che io quel libro l’avrei letto. E amato. E che il riferimento a lei non lo avrei mai dimenticato.

Pubblicato in Balocchi e profumi, Books please!, Life style | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Paesaggi quasi segreti e itinerari a zigzag

La collega Colleen Theisen, bibliotecaria dell’Università dello Iowa, ha recentemente scoperto, nel taglio esterno di una serie di libri dell’800, dei deliziosi paesaggi dipinti. La “tradizione” di dipingere i piatti esterni dei libri risale al 1650 e questi “dipinti” rimangono segreti si a quando non si fanno scorrere le pagine a ventaglio.

I libri, di Robert Mudie (nato a Dundee, Scozia, nel 1777)  sono 4, uno per stagione, così come i dipinti, di autore ignoto, e databili dal 1837 .

Autunno

Autunno

Winter31

Inverno

Primavera

Primavera

Estate

Estate

Comunque, a me piace pensare che autore dei dipinti sia lo stesso Mudie, che fu autore, editore, giornalista  e anche insegnante di disegno alla Royal Academy di Inverness e che sposò in seconde nozze Frances Wallace Urquhart, figlia del Capitano Urquhart.

Tanto basta a me e a Mr. Tower per decidere che è il momento di tornare in Scozia, sulle tracce di Robert Mudie. E ripercorrere il nostro tragitto preferito sino ad Inverness.

Partendo da Glasgow, dove siamo stati tante volte per la Celtic Connection. I cieli mozzafiato. Gli  scrosci improvvisi e gli squarci di luce. Il Kintyre dove abbiamo la nostra panchina preferita per goderci lo spettacolo canticchiando la celebre  canzone di Paul McCartney.

collage1collage 2

Loch Lomond e Loch Ness, che non si sa mai.   La sosta obbligata per acquisti e lunch a Loch Fyne. Il suo piccolo cimitero e la banda di cornamuse che si materializza tra la nebbia. I “wellies” con cui sguazzare nel fango.

collageInvereray. Le case che vorremmo.  Le pecore che non belano e le mucche che non “muccano”.

Inveraray


Dylan: “Cos’è la zona del crepuscolo?” Terence: “e’ un confine, un attimo dilatato all’infinito, è il momento in cui la vita non è ancora morte, e la morte è ancora vita”

Glencoe come lo abbiamo rivisto solo in Skyfall.

collage3Le sferzate di vento che soffia sulle coste.

8240214891_20e017a765_o

Acquerelli incorniciati di malva e silene. Erica ed erba violacea di brughiera e piccoli crateri di acqua torbosa e increspata. In alto, un nibbio si infila nei buchi del vento. – La casa rossa, Mark Haddon

Il tutto prendendoci il lusso di vagabondare qua e là, senza seguire la strada più ovvia. Come nella vita, seguendo la più lunga e tortuosa strada del cuore.  Che nelle Highlands a noi batte più forte.

highlands1

My Heart’s In The Highlands

Farewell to the Highlands, farewell to the North,
The birth-place of Valour, the country of Worth;
Wherever I wander, wherever I rove,
The hills of the Highlands for ever I love.

My heart’s in the Highlands, my heart is not here;
My heart’s in the Highlands a-chasing the deer;
A-chasing the wild-deer, and following the roe,
My heart’s in the Highlands wherever I go.

Farewell to the mountains high covered with snow;
Farewell to the straths and green valleys below;
Farewell to the forests and wild-hanging woods;
Farewell to the torrents and loud-pouring floods.

My heart’s in the Highlands, my heart is not here;
My heart’s in the Highlands a-chasing the deer;
A-chasing the wild-deer, and following the roe,
My heart’s in the Highlands wherever I go.

Robert Burns

							
Pubblicato in Books please!, La bellezza ci salverà, poeti | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

Mantova? No. Hay-on-Wye

Non vado al Festival della Letteratura. Non ci vado già da qualche anno. Perchè? Mantova è una città bellissima ma claustrofobica dove dovresti prenotarti già da un anno all’altro ma vivo alla giornata. E non per scelta. Poi perchè ormai in Italia anche la frazione, oserei dire la borgata, ha il suo micro festival della letteratura. In Italia siamo tutti scrittori, e poi lettori. Ma molto poi. I dati sulla lettura lo confermano.

hay3_2527859bAndrei invece nel Galles,  ad Hay-on-Wye, 1900 anime e 22 librerie (più altre attività affini: restauratori, rilegatori, ecc.)  definito “La Mecca dei bibliofili”, dove   ogni anno si celebra uno dei più noti Festival della Letteratura al mondo.

Hay on WyeIl festival è arrivato alla sua 26ma edizione ed è un marchio esportato in altre 13 città in diverse parti del mondo, da Cartagena a Dhaka, da Beirut a Nairobi.

Commercializza diversi oggetti tra cui un ricercato quaderno per appunti con copertina impermeabile e una coperta di lana riciclata per fronteggiare le brumose giornate inglesi.

collage hayNel 1977 il bibliofilo Richard Boot lo dichiarò regno indipendente e si nominò re, contribuendo alla fama mondiale di questa micronazione, che muove un flusso turistico di 500.000 persone l’anno.

map hay

La sua liberia, Richard Book Bookshop, aperta nel 1962 e da qualche anno ceduta, si trova in una caserma dei pompieri dismessa, occupa tre piani, vende libri antichi, usati e nuovi, contiene un cinema ed un cafè.

Proprio da Richard Boot fu ingaggiato Paul Collins , stravagante e curioso collezionista, autore di Al paese dei libri, in cui racconta di questo “paese delle meraviglie”.

collage collinsIl titolo originale è in realtà “Sixpence House. Lost in a Town of Books“: ben più affascinante perchè coinvolge anche la ricerca di una casa. Perchè Paul e la moglie Jennifer vogliono che il piccolo Morgan cresca in campagna, e più la casa è vecchia, piena di umidità, di travi rose dalle tarme, più a loro pare irresistibile. E’ la Sixpence House, un vecchio pub, che per la ristrutturazione richiede una sforzo economico e di dedizione che per loro, che vengono da San Francisco,  da Haight-Ashbury (il quartiere da cui nacque il movimento hippie negli anni sessanta) , è inarrivabile. Si consola definendosi “topo di città”. E cita a proposito un libro del 1862, Vivere in campagna, pensare da campagna di Gail Hamilton:

Chi vive in città e trasloca ogni anno da una casa bella, rifinita, tutta a posto a un’altra uguale…ormai vede una casa solo come un enorme baule. In campagna siamo diversi: viviamo nella stessa casa finchè non si riempie di crepe, e allora mettiamo dell’intonaco nuovo; finchè non traballa e allora la puntelliamo; finchè non pende da una parte, e allora l’ancoriamo; finchè non si sbriciola, e allora rifacciamo le fondamenta – ma continuamo a viverci”.

Concludendo…come sono finita qui? non so più, mi sono persa…proprio come accaduto a Paul e Jennifer, almeno per un pò.  Coltivando ancora la  speranza di avere un giorno una casa in campagna, anche un pò malandata, ma sicuramente piena di libri.

Perchè “books make a home”. O no?

3e6b9ab6d98bb8cebd7f9eaf0a40fda6

Pubblicato in Books please!, Casa dolce casa, La bellezza ci salverà, Life style | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | 2 commenti