Il sospetto, di Fiona Barton

Avrei voluto scriverne già qualche giorno fa. Confesso, mi aveva angosciato. A farmi decidere è stata la cronaca di questi giorni: l’uccisione di Luca Sacchi. E una frase pronunciata dal padre:

Perché, voi sapete cosa fanno i vostri figli quando escono di casa?

sospettoNe Il sospetto, il suo nuovo giallo,  Fiona Barton si conferma bravissima narratrice ma soprattutto interessata a sondare il cuore e la mente delle persone.

Il tema centrale di questa storia è il mutamento della psicologia degli adolescenti, l’impossibilità a volte per un genitore di coglierne gli aspetti meno conformi alle proprie aspettative, e desideri. E la trasformazione, con la crescita, del rapporto tra genitori e figli.

La storia centrale riguarda Rosie e Alex, due ragazze che decidono di trascorrere il loro anno sabbatico in Thailandia. In realtà a partire con Alex dovrebbe essere Mags, l’amica del cuore, ma all’ultimo momento rinuncia alla vacanza. Rosie ed  Alex sono molto diverse e da subito Alex si rende conto che il suo desiderio di vedere il paese non è condiviso da Rosie che si butta a capofitto nella vita non proprio edificante dei ragazzi che incontrano appena arrivate all’Ostello. Ad un certo punto le ragazze scompaiono e cosa succede loro e perché è il nucleo centrale del romanzo.

La narrazione viene raccontata attraverso una raffica di brevi capitoli da diversi punti di vista: da una delle madri delle ragazze scomparse, dall’ispettore britannico a cui il caso è stato affidato, da  Kate una giornalista, e da Alex  mentre si muove incontro al suo destino. La relazione più complessa nel libro è quella tra Kate e il figlio Jake :

Sono sempre stata brava a intervistare le persone, ad ascoltare balbettanti verità celate sotto raffinate menzogne. Ma non questa volta.

La trama assume caratteri sempre più oscuri, dolorosi man mano che ci di addentra nella vicenda. Ci sono adolescenti fragili, irresponsabili ma anche genitori confusi, spaventati.
Ci sono le cose che si sanno, quelle che non si sanno, quelle che non si vogliono sapere. Niente e nessuno è quello che sembra. Neppure la tanto desiderata Thailandia, paradiso bugiardo per tanti giovani. 


Solo una cosa non muta dall’inizio alla fine: l’amore di una madre.

“Mi sentivo così vulnerabile, come la prima volta che l’avevo tenuto in braccio appena nato. Mi sentivo schiacciata dalle responsabilità. Dovevo tenerlo al sicuro, aiutarlo a crescere, fare ciò che andava fatto. Vedevo pericoli ovunque. Credevo di esserne uscita quando era diventato abbastanza grande da badare a sé stesso, quando lo avevamo mandato all’università con saluti e baci. Ma non se ne esce mai. E io ero da capo a dodici, con il suo futuro tra le mani”.

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Le sorelle Field, di Dorothy Whipple

Erano sorelle diversissime tra loro. Non si erano scelte, ma si sarebbero sempre amate ed aiutate nonostante tutto.

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E’ un romanzo domestico,  scritto,  con estrema eleganza,  da Dorothy Whipple nel 1939, quando le teorie Freudiane sull’educazione  e il dibattito su indole ed educazione erano  ormai ampiamente acquisite e questi due aspetti sono alla base della caratterizzazione dei personaggi.

Narra le vite di tre sorelle rimaste orfane di madre in tenera età. Alla morte della moglie, Mr Field consegna la responsabilità dell’educazione dei figli, tre femmine e tre maschi, alla maggiore di loro, Lucy. Lucy ha 18 anni, Charlotte 13 e Vera 11. E’ soprattutto di loro femmine che dovrà occuparsi, ritenendo il padre che abbiano ereditato dalla famiglia materna “geni cattivi”.

Lucy naturalmente non si tira indietro, rinuncia allo studio per una borsa ad Oxford  e si trasforma in un surrogato di madre per i fratelli  e di compagna per il padre. Dei ragazzi poco importa, ciò che conta è che tirino diritto. Il senso di responsabilità cresce proporzionalmente al crescere delle sorelle. Vera, slanciata, pallida, con capelli biondo cenere e occhi azzurri. Dentro all’impulsiva Vera pare ci sia una persona smarrita, in cerca di qualcosa che non è lì, che neppure lei sembra sapere cosa sia. Sa mentire, cerca di ottenere quel che vuole con la più grande indifferenza per gli altri, è ammirata da tutti e disprezza tutti.

Charlotte è più sensibile di Vera, più disponibile e calorosa, per niente gelosa dell’avvenenza della sorella.  Lucy è la sorella giudice, investita di autorità, quella a cui si deve chiedere il permesso, che avverte intorno a sè una buona dose di ostilità.

Le tre sorelle , così diverse, sembrano essere felici e complici solo quando tra di loro non c’é nessuno. Anche Lucy che quando esce con loro si sente più una chaperon che una coetanea.  Sposano tre uomini molto diversi e le loro scelte saranno per loro fonte di salvezza o di perdizione. Il marito di Lucy è un uomo tranquillo, posato e lei lo adora. Vera è annoiata dal marito e si rivolge altrove per avere la soddisfazione che la sua indole reclama. Il marito di Charlotte è un bullo, un uomo violento che la trasforma da giovane ragazza ingenua e spensierata in una donna profondamente infelice.

Col passare degli anni  Lucy rimane intrappolata nell’iconografia della donna tranquilla, che indossa scarpe basse e stringate mentre le sorelle continuano a muoversi, ma in direzioni disastrose e sbagliate. Anche se non ha figli il suo matrimonio è comunque solido, leale, come il marito e anche se non indugia troppo in domande, crede che il successo  della vita di ciascuno di noi dipenda in gran parte dagli altri.  Mentre la sua vita familiare scorre  con tranquilla e solo apparente  banalità quella di Charlotte diventa via via sempre più dolorosa e crudele. Maggior responsabile ne è il marito ma la stessa Charlotte gioca la sua parte evitando di intervenire quando avrebbe potuto farlo a difesa della propria famiglia. Il marito di Vera, cresciuto da una madre forte, trova il suo alter ego nella moglie che lo trova noioso. Abituata ad avere molto a causa della sua bellezza, si dimostra complicata, eternamente insoddisfatta e quando vedrà il suo fascino venir meno si piegherà ad un uomo che ama ma che non la ama.

Tutto questo avrà naturalmente delle conseguenze sulle nuove generazioni delle sorelle Field. Quanto influirà sulle loro vite l’indole e l’educazione?

Dorothy Whipple è stata  una scrittrice di grande successo degli anni Trenta e Quaranta, successo dovuto alle sue storie di drammi familiari. Da They Were Sisters e They Knew Mr. Knight furono tratti dei film, anch’essi di grande successo.

E’ stata definita la Jane Austen del 20° secolo. Scrisse il suo ultimo romanzo nel 1953 ma non ebbe seguito: la società inglese era cambiata così tanto che i suoi lavoro divennero inattuali. Deve il ritorno, in Inghilterra soprattutto (in Italia grazie ad Astoria Edizioni)  dell’interesse verso i suoi romanzi alla casa editrice Persphone Books che ne ha iniziato la ristampa nel 2009. Il segreto del suo successo è ancora oggi nello stile, ordinato, semplice nel linguaggio ridotto all’osso , nella capacità di ricostruire ambienti familiari e l’acutezza delle riflessioni.

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E poca importanza ha se le sue opere furono scritte in un ‘epoca in cui ci si aspettava che una moglie avesse una donna di servizio, quando si usavano posate per il pesce, quando i bambini facevano quello veniva detto loro. L’universo morale della Whipple non è cambiato. Ci sono bulli in ogni parte della società; le persone fanno del loro meglio ma spesso falliscono; vorrebbero essere altruisti ma a volte sono avidi.

E come ha scritto il Times Literary Supplement il suo valore sta nell’attribuire “suprema importanza alle persone”.

 

 

 

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Vi prego, cercate di capire di Mary Sarton

Non sono pazza, sono solo vecchia. Faccio questa affermazione per farmi coraggio…Mi trovo in un campo di concentramento per vecchi, un posto dove la gente scarica i genitori o i parenti proprio come se si trattasse di un bidone dell’immondizia

Inizia così Vi prego, cercate di capire di Mary Starton, un nuovo e piccolo gioiello pubblicato da Astoria.

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La protagonista, Caro, è un’insegnante di matematica in pensione. A 76 anni ha avuto un infarto e il fratello, sposato ad una giovane donna, dopo averla ospitata per un breve periodo a casa sua,  decide di trasferirla in una casa di riposo privata, in aperta campagna. La convivenza non aveva fatto altro che accentuare le differenze tra lei e la cognata, i cui soli interessi sono “il pettegolezzo maligno, il bridge e provare ricette nuove” ma sfortunatamente , per Caro, non è una cuoca nata.

La casa di riposo è una piccola fattoria “che sembra sprofondata a poco a poco nel fango”. L’impatto appena entrati non è certo dei migliori: uno stanzone, con 4 o 5 letti, luci spente, seggiole su cui sono seduti dei vecchi. Lo shock per Caro è inevitabile ma a darle sollievo c’è che una stanza privata è stata preparata per la Signorina Spencer. Così, da quel momento, verrà chiamata da Harriet, la titolare de I Due Olmi, e la figlia Rose.

Nella sua camera Caro trascorre molto tempo. Distesa sul letto, prega

ho recitato il Padre Nostro tre volte. Non credo che questa preghiera arrivi alle orecchie della Persona cui è indirizzata, però la trovo rassicurante, come un talismano, qualcosa cui aggrapparsi.

e inizia a ragionare sulla vecchiaia

la vecchiaia, dicono, è un graduale arrendersi. Però è strano quando succede tutto di colpo.

E’ un’acuta osservatrice e i suoi giudizi sulle persone sono profondi e inclementi.

Chissà se una persona che ha un potere assoluto sugli altri diventa sempre malvagia, o no. Cerco di separare quel che Harriet è diventata da quello che magari era diversi anni fa.

I parenti non reggono a lungo il decadimento del luogo, delle persone

La gente arriva, piena di brio, portando stecche di sigarette o una rivista, ma dopo circa cinque minuti comincia a spegnersi.

Anche su di sé

Sono una snob. Sono andata al college, ho insegnato a scuola per quarant’anni, vengo da una famiglia nobile Quasi tutti gli altri che sono qui erano lavoratori manuali. Tolto il lavoro, sono privi di risorse.

Fa amicizia con Standish, un vecchio agricoltore sordo e costretto a letto, praticamente abbandonato dalla famiglia e vittima delle angherie delle padrone di casa. Gli piace perché è ancora padrone di sé stesso, rifiuta il cibo come se stesse cercando di morire di inedia ma allo stesso tempo è tenuto in vita da una rabbia profonda e nascosta. A differenza di Caro che utilizza la lucidità per cercarsi vie di fuga che non siano il suicidio. Si osserva allo specchio, si vede strana e sciupata, conclude che è tempo sprecato e rivolta lo specchio al muro.

Con altrettanta profondità osserva la natura che le dà sollievo

Oggi ho visto il sole sorgere, una pacifica esplosione di luce attraverso il campo velato di nebbia…Mi sono sentita invadere dalla gioia, come se una tenebra interiore si fosse finalmente smaltita come un veleno. Forse è stato riprendere possesso di me stessa centimetro dopo centimetro, tenendo alla larga la rabbia. Nei primi giorni stavo malissimo per la paura e il disgusto. E, stranamente, avevo ancora speranza. Quando la speranza mi ha abbandonato ho cominciato un percorso all’indietro, ho preso la strada verso il nucleo interno al sé che l’ambiente non può cambiare o avvelenare. Sono di nuovo me stessa.

Annota tutto quel che accade fuori e dentro di sé in un diario che chiama Il Libro della Morta.

Voglio essere pronta, voglio aver raccolto e riordinato tutto, come se mi stessi preparando per un gran viaggio finale. Ho intenzione di restare integra in questo inferno. E’ lo scopo che mi attende. Quindi in un certo senso questo cammino dentro di me e nel passato è come una mappa, la mappa del mio mondo.

Accadranno molte cose che cambieranno la condizione di Cora: incontri con nuove persone, affetti, anche un lento arrendersi fisicamente alla sua condizione. Ad un certo punto si farà strada in lei un pensiero, un comando da un punto profondo

in cui arde ancora il fuoco , sia pure solo il fuoco della rabbia e del disgusto

cita a questo proposito un verso di Dylan Thomas

Non andartene docile in quella buona notte

ed escogita la via di fuga: un atto estremo che  ridia la libertà a lei e a chi come lei condivide e subisce, meno consapevolmente, quella condizione.

E’ un libro straziante, intensissimo pur nella brevità. Riprende i temi che hanno caratterizzato la scrittura della Sarton: solitudine, relazioni, disciplina integrità. A questo proposito è interessante ascoltare lei stessa raccontarsi in “World of Light: A Portrait of May Sartonun documentario del 1979 girato nella sua casa del Maine.

Averlo letto ieri e scriverne oggi, 10 ottobre, vuol essere per me anche un modo per celebrare la Giornata Mondiale della Salute Mentale  Quest’anno il tema scelto è il suicidio. La Giornata, nella quale terminerà la World Suicide Prevention Day, indetta dall’Oms lo scorso 10 settembre, invita a fermarsi per 40 secondi e fare qualcosa, scrivere, condividere un’idea, un pensiero in grado di sensibilizzare.

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Buon compleanno Jackie!

Oggi Jackie Kennedy avrebbe compiuto 90 anni. Icona era, icona resterà non solo e grazie anche al suo stile, fatto di dettagli solo apparentemente insignificanti che la riconducono inevitabilmente alla storia del XX secolo. “Vivere una favola  è molto simile  a vivere all’inferno – questo la gente non lo sa” disse lei stessa in questa biografia. Vita che insieme a quella della sorella Lee  l’autore definì “una tragedia greca”

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Jacqueline Kennedy Onassis, left, and her husband, Greek businessman Aristotle Onassis, right, leave an all-night party at a seashore nightclub in Athens, Greece, Friday, Aug. 1, 1969. Onassis threw the party for Jacqueline, his bride of nine months, to mark her 40th birthday. (AP Photo)

Questa foto fu scattata nel 1969, in occasione del suo 40esimo compleanno. Jackie indossa un miniabito di Pucci, le ioniche infradito di Canfora e un paio di orecchini dono di Aristotele. Gli orecchini furono commissionati al celebre orafo greco Ilias LaLaounis. Rappresentano l’orbita lunare e la navicella spaziale con cui Neil Armstrong e Buzz Aldrin atterrarono sulla luna. La sfera rappresenta la luna, è martellata per rappresentare i crateri lunari e per darle luminosità è tempestata di rubini.

Lo sbarco sulla luna ebbe un significato particolare per l’ex First Lady degli Stati Uniti. Il presidente Kennedy diede il via alla corsa sulla luna nel 1962, quando tenne un discorso appassionato dal  famoso slogan “Abbiamo scelto di andare sulla Luna”.

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Continuò dicendo:  “Abbiamo scelto di andare sulla Luna in questo decennio e fare le altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili; perché quell’obiettivo servirà a organizzare e misurare il meglio delle nostre energie e capacità, perché quella sfida è quella che siamo disposti ad accettare, che non siamo disposti a posticipare, e che intendiamo vincere, come gli altri. ”

Degli orecchini non esiste copia, neppure nel museo Lalaounis. Gli orginali furono venduti ad un’asta da Sotheby’s nel 1996 per 112.500 dollari.

Quest’anno, per celebrare i 50 anni dello sbarco sulla luna e onorare il ricordo di Jackie, gli eredi Lalaounis ne hanno realizzato altri esemplari, diversi naturalmente, con diamanti a sostituire i rubini.

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Le circostanze di Amanda Craig. Un romanzo, un invito al viaggio dentro e fuori di noi…

54230570_2568910409845648_503000164248584192_n.jpgLe circostanze  di Amanda Craig è di gran lunga il più bel romanzo che ho letto di recente.

E’ stato definito il primo romanzo post Brexit ma se di divorzio si tratta è soprattutto quello dei protagonisti, sullo sfondo, certo, di un mondo che ha votato per lo più a favore dell’uscita dall’Europa. E’ anche un romanzo su come il denaro e il lavoro femminile hanno influenzato e modificato i rapporti uomo donna, anche in relazione al matrimonio.

I protagonisti Lottie e Quentin sono due professionisti londinesi rimasti senza lavoro. Lei, architetta, pragmatica come molte di noi sono costrette ad essere, decide che è necessario affittare la casa di Londra, che può fruttare un affitto sufficiente a farli vivere in una vecchia fattoria del Devon, in attesa di venderla. Quentin, giornalista, infantile e viziato, disprezza la campagna, non condivide la scelta ma la subisce, non senza lamentarsi. La coppia è in crisi per i tradimenti di lui, Lottie da subito capisce che il matrimonio non può continuare ma rifiuta il divorzio in attesa di vendere la casa e garantire alle figlie e al figlio avuto in precedenza un futuro tranquillo.

L’Inghilterra è quella del post Brexit, in campagna prevalgono i pregiudizi, la disoccupazione, la povertà, la fatica. Intorno alla coppia si muovono molti personaggi, alcuni molto interessanti. La madre di Lottie che ha un bellissimo, rapporto con il nipote Xan, un adolescente di colore nato dal primo matrimonio di Lottie, che sperimenterà su di sé la diffidenza razzista e la povertà andando a lavorare in una fabbrica insieme ad emigrati polacchi. Hugh, il padre di Quentin, che riversa su Xan, la sua passione e conoscenza della letteratura. Sally, allevatrice di pecore insieme al marito. Le bambine Stella e Rosie che finiranno per amare la vita in campagna. Lavoratori polacchi, una rock star, una ragazza piena di segreti. Come la fattoria. Tutti da questa esperienza usciranno diversi, cambiati. Lottie è stata la mia preferita, per la sua capacità di rinnovarsi cercando di ottenere il meglio per le persone che ama, per quel figlio adolescente con il quale spesso fatica a comunicare.

Londra è la Londra che ha perso molta della sua identità. Quentin la rimpiange, della fattoria nel Devon pensa che è il genere di struttura che gli idioti di città trovano pittoresca e il suo obiettivo principale sarà limitare al minimo i contatti con l’ennesimo bifolco locale. Lottie , al contrario, di Londra odia l’inquinamento, le multe per sosta vietata, il rumore, gli adolescenti ubriachi, l’immondizia, il vomito secco, i negozi troppo cari.

Le descrizioni della campagna sono bellissime, ricordano molto Thomas Hardy. Per me che amo la brughiera una pacchia. Ma il paesaggio non è così idilliaco per tutti i membri della famiglia di Lottie e la bellezza dei paesaggi non stempera la durezza della natura. Quando una delle figlie le chiederà quando torneremo in Inghilterra Lottie risponde che anche quella è Inghilterra e si rende conto una volta di più che il loro stile di vita londinese era un’isola prospera di cui prova vergogna.

Attraverso la campagna inglese ho viaggiato due anni fa, nel mese di maggio,  e il ricordo che ne ho è bellissimo. Nel libro ho ritrovato l’idillio di alcuni paesaggi, l’ordine, la civiltà che sembrano ormai così estranee alle grandi città, l’invito a guardare alle professioni della campagna come ad una risorsa anche per le generazioni più giovani.

Quella campagna tanto amata da  Eric Ravilious, famoso per i suoi acquerelli soprattutto del South Essex, che viene infatti citato nel libro. Scorre accanto al finestrino del treno su cui Lottie ritorna nel Devon dopo un breve soggiorno a Londra, come in Train Landscape, un acquarello del 1940.

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I suoi dipinti sono un invito a riconsiderare l’ordinaria bellezza della natura, le cose sottovalutate, i granai, gli orti, quegli angoli che hanno contribuito a costruire il nostro immaginario inglese. Come le porcellane ad esempio…non è un caso che Ravilious ne abbia disegnate alcune, anche per Wedgwood, una della più note manifatture di ceramica inglese.

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La più conosciuta è la Alphabet Mug, disegnata nel 1937, che è in pratica una summa dei suoi tempi più cari insieme a una buona dose di fantasia che sono tipiche dell’infanzia: il bollitore per il tè, la pagnotta sul tavolo di legno,  l’uccellino in gabbia, la sedia a dondolo ma anche il subacqueo tra i pesci, la luna nuova come un occhio nell’oscurità, le porte della cucina che danno sul giardino, le banderuola che si agita con il vento. Tutti quei piccoli particolari che fanno dell’Inghilterra quello che è. Una visione idilliaca che sembra essere priva di tutti i tormenti e relazioni che hanno accompagnato la vita coniugale di Eric.

Tra le chicche del libro la poesia di Robert Southwell Times go by Turns: 

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La storia di Lottie e della sua famiglia, ma non solo, è una storia di adattamento e riflessione,  sulle possibilità della riconciliazione. E le tante direzioni cui sembrano portare le singole storie in realtà portano ad unico risultato: la capacità di cambiamento dell’animo umano e la possibilità di reindirizzare la propria vita.

 

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Il presagio deve diventare un tormento impossibile da ignorare

thumbnailNella scena d’apertura del romanzo poliziesco di Anne Holt Il presagio (la quinta e ultima puntata della serie sulla psicologa forense e l’ex profiler dell’FBI Inger Johanne Vik e suo marito detective Yngvar Stubø) Johanne si trova di fronte a un “macabro tableau” . Arrivata a casa dei suoi compagni di scuola, Ellen e Jon, nell’affollato quartiere di Oslo di Grefsen per aiutare ad organizzare una riunione di compagni classe, trova Ellen seduta sul divano che urla di dolore e stringe tra le braccia il suo bambino di otto anni senza vita, Sander. Distrutto, il padre Jon mormora freneticamente tra sé: “è tutta colpa mia … avrei dovuto fare più attenzione”. Sembra si tratti di un terribile incidente imprevisto, che ha colpito questa famiglia apparentemente perfetta e benestante. Sander, affetto da Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività sembra semplicemente essere caduto da una scala a pioli, che appare stranamente fuori posto nel soggiorno addobbato  per la festa della sera.

È una scena di totale disperazione e confusione. Johanne cerca di mettersi in contatto con  la polizia per chiedere aiuto, ma viene interrotta. Poi vede, fuori dalle finestre panoramiche della villa, una colonna di fumo che si innalza sopra il centro della città. È il 22 luglio 2011 e la tragedia familiare viene offuscata da  una tragedia più grande: gli attacchi dell’estrema destra di Anders Breivik ai quartieri governativi a Oslo e il suo omicidio a sangue freddo di 69 giovani socialdemocratici a Utøya durante il loro campo estivo annuale.

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Memorial sull’Isola di Utoya

In tutto il romanzo la tragedia nazionale e quella private sembrano collegate solo da coincidenze. In realtà la tragedia più piccola può essere letta come un modello in scala di quella più grande. L’ambiente familiare sembra essere idilliaco come per estensione sembra esserlo la nazione: il paese della società benestante, egualitaria, sicura e fiduciosa del dopoguerra. Che in realtà non è più tale, come sa chi legge la narrativa poliziesca scandinava, pervasa da un profondo senso di nostalgia per un passato che sembra definitivamente tramontato. Gli attacchi terroristici hanno dimostrato che l’oscurità ha pervaso l’animo di molti suoi abitanti. Le indagini evidenzieranno manchevolezze coperte da un’infondata rispettabilità, e sostbok-christofferenute da una rete sociale complice.

Con questo romanzo la Holt ha voluto occuparsi del problema degli abusi e delle violenze domestici sui minori . Pare siano decine di migliaia, per contro pochissimi gli adulti condannati, come evidenziato da un’inchiesta giornalista a cui si è ispirata. Altra fonte di ispirazione è il libro di Jon GangdalImmagino che tu lo capisca da solo” . Racconta la storia di Christoffer, morto a 8 anni a causa delle violenze del nonno. La madre fu posta sotto inchiesta per complicità. Immagino che tu lo capisca da solo è quello che il bambino rispondeva a chi gli chiedeva il perché delle ferite sul suo corpo.

Nella postfazione l’Autrice non risparmia la condanna a nessuno. Testualmente scrive :

Considero questo testo anche un indice puntato accusatoriamente contro ognuno di noi: gli abusi sui minori avvengono perché li permettiamo. Perché non riusciamo a convincerci che possono esistere. Perché la cosa più semplice è girarsi dall’altra parte.

Che cosa impedisce ai familiari, alla scuola, all’assistenza sanitaria, alle forze di polizia e altri autorità pubbliche di vedere e intervenire prima che sia troppo tardi? la nuvola scura che nasconde (cui fa riferimento il titolo inglese) dimora dentro molti di noi.

 


 


							
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Un libro sotto l’albero. Storia dello sguardo di Mark Cousins

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Da quando apriamo gli occhi, al mattino, il nostro sguardo si posa sulle cose. Negli ultimi due secoli ciò che guardiamo e vediamo è aumentato in modo esponenziale. La tecnologia ha amplificato e modificato il nostro modo di guardare.

Il libro è un viaggio nell’arte, nel cinema, nella religione, nella tecnologia, nella storia, nella geografia. Nelle relazioni umane. Ci spiega come il mondo è cambiato da quando abbiamo incominciato a “vedere”. Guardare prende spesso il posto del pensare. Bisogna fare in modo invece che le due cose coincidano.

Il libro è indirettamente un invito a guardarci dentro perché il come guardiamo alle cose ci definisce🌸

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Mary Poppins ritorna. E io sono qui ad aspettarla…

Si svolgerà questa sera a Los Angeles la premiére di Mary Poppins Returns Il film attesissimo da grandi, soprattutto, e piccini è il sequel del primo: Mary infatti torna per riportare magia e serenità alla nuova generazione della famiglia Banks. Il proseguo delle avventure di Mary è stato raccontato da Pamela L. Travers nei 7 libri che ne compongono la serie ed è da questi racconti che è stato tratto il film.

A fare da sfondo l’Inghilterra degli anni ’30, gli anni che seguirono alla Depressione. Michael Banks lavora nella stessa banca in cui lavorava il padre e vive ancora in Viale dei Ciliegi con i suoi tre figli e una governante. La sorella Jane continua  a svolgere l’attività della madre a favore delle donne ed aiuta il fratello a mandare avanti casa e famiglia. Del cast fanno parte anche Angela Landsbury, Meryl Streep, Dick Van Dyke e Colin Firth.

Perché ve ne parlo? perchè Mary Poppins è il mio “libro dell’infanzia” e non solo. Il perché e il percome l’ho spiegato tempo fa qui Davvero basta un poco di zucchero?

 

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Libri per l’inverno. Elogio del muschio

Muschi di un verde profondo
La polvere del mondo è lontana.
Sen no Rikyu

In Occidente il muschio viene solitamente eliminato. In Italia ci si ricorda del muschio solo per la preparazione del Presepe, ma ho il sospetto che sia stato eliminato anche da lì.. In Giappone invece, se ne conoscono circa 300 specie. Il Tempio Saihonij a Kyoto (uno dei patrimoni Unesco dell’umanità) ha un giardino fatto solo di muschi. Lo può visitare un solo gruppo di persone al giorno alle quali è richiesto di trascrivere in giapponese un certo numero di caratteri del Sutra del Cuore o di un discorso del Buddha. Una volta finito si porta il foglio all’altare e si può iniziare la visita del giardino.

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Elogio del muschio è un libro che ho molto amato e regalato. Non è solo un libro di giardinaggio, è molto di più. È un invito ad un viaggio, viaggio nei paesaggi di muschi, viaggio poetico nei giardini del Giappone, nella lingua giapponese che dona poesia anche alle nuvole, alle isole dei giardini, alle loro lanterne di pietra come i muschi. 

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È un libro adatto a chi voglia coltivare il proprio giardino interiore. È fatto di foto, haiku, poesie, miti, musica, cerimonie del tè, templi quasi segreti. È un invito alla conoscenza, un antidoto alla fretta, alla grossolanita’. In un mondo come il nostro in cui il cuore fatica a trovare uno spazio, invita a chinarsi verso il basso, il minuscolo, a cambiare prospettiva. Guardare ai giardini interni, nascosti, ombrosi, ai muschi che si insinuano in ogni spazio e resistono ad ogni forma di inquinamento, che danno respiro agli spazi angusti e refrigerio all’anima.


“Il giardino del tè, dove si reca chi vuole affrancarsi dal mondo, è tessuto di muschi”.

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Boccadasse, la quiete prima della tempesta…

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Boccadasse di Eduardo Firpo

De votte succede che tra onda e onda se stende comme un’improvvisa calma;
deslengua e sc-ciumme là vixin a-a sponda e in te l’aia impregna de bon arsilio
no resta che un silenzio un po’ stupio
A poco a poco sento nasce in gio voxi velae, poi sbraggi de figgeu,
chi scava in te l’aenin , chi zeuga alléa, chi travaggia a ‘ na barca chi a ‘na rae;
unna galinn-a a crocca in sce’na proa, un’atra a pitta l’aiga da-a scuggèa.
Dormiggia un datto in meso a due bibinn-e, piaggia una reggetta sorva a un scaìn;
chi eugezza da un barcon, chi sta in sce-a porta a godise l’odo do vento maen;
chi tegne o cheu in te reuze, chi in te spinn-e, chi in mille moddi a vitta se conforta.
O Boccadaze, quando a ti se chinn-a sciortindo da-o borboglio da citae,
s’à l’imprescion de ritornà in ta chinn-a o de cazze in te brasse d’unna moae.
Pa che deslengue un po’ l’anscia da vitta Sentendo comme lì seggian fermae
Ne-a bella intimitae da to marinn-a A paxe antiga e a to tranquillitae
Pa che se pose un’improvvisa calma Fra onda e onda anche dentro a-o cheu,
ma appena te se gia torna e spalle ecco che arriva pronta a neuva onda
e torna o bullezumme in meso a-o ma

Capita a volte che tra un’onda e l’altra
si formi come una bonaccia improvvisa;
scioglie le schiume presso la riva
e nell’aria impregnata di arsura
non resta che uno stupore silenzioso.
Poco alla volta sento sorgere intorno
voci velate, poi grida di fanciulli,
chi scava nell’arena, chi gioca a nascondino,
chi lavora a una barca, chi a una rete;
una gallina si crogiola su una prua,
un’altra becca le alghe sugli scogli.
Un gatto se la dormicchia tra due tacchine,
una vecchietta sonnecchia su uno scalino;
chi occhieggia da un barcone, chi sta sull’uscio
a inebriarsi dell’odore del vento marino;
chi ha il cuore fra le rose, chi fra le spine, chi accetta comunque la vita che ha.
O Boccadasse, quando si scende a te
uscendo dal subbuglio della città,
si ha l’impressione di ritornare nella culla,
o di cadere fra le braccia d’una madre.
Pare che si sciolga un po’ l’ansia della vita
sentendo come lì si sian fermate
nella bella intimità della marina
la tua pace antica e la tranquillità.

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