Boccadasse, la quiete prima della tempesta…

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Boccadasse di Eduardo Firpo

De votte succede che tra onda e onda se stende comme un’improvvisa calma;
deslengua e sc-ciumme là vixin a-a sponda e in te l’aia impregna de bon arsilio
no resta che un silenzio un po’ stupio
A poco a poco sento nasce in gio voxi velae, poi sbraggi de figgeu,
chi scava in te l’aenin , chi zeuga alléa, chi travaggia a ‘ na barca chi a ‘na rae;
unna galinn-a a crocca in sce’na proa, un’atra a pitta l’aiga da-a scuggèa.
Dormiggia un datto in meso a due bibinn-e, piaggia una reggetta sorva a un scaìn;
chi eugezza da un barcon, chi sta in sce-a porta a godise l’odo do vento maen;
chi tegne o cheu in te reuze, chi in te spinn-e, chi in mille moddi a vitta se conforta.
O Boccadaze, quando a ti se chinn-a sciortindo da-o borboglio da citae,
s’à l’imprescion de ritornà in ta chinn-a o de cazze in te brasse d’unna moae.
Pa che deslengue un po’ l’anscia da vitta Sentendo comme lì seggian fermae
Ne-a bella intimitae da to marinn-a A paxe antiga e a to tranquillitae
Pa che se pose un’improvvisa calma Fra onda e onda anche dentro a-o cheu,
ma appena te se gia torna e spalle ecco che arriva pronta a neuva onda
e torna o bullezumme in meso a-o ma

Capita a volte che tra un’onda e l’altra
si formi come una bonaccia improvvisa;
scioglie le schiume presso la riva
e nell’aria impregnata di arsura
non resta che uno stupore silenzioso.
Poco alla volta sento sorgere intorno
voci velate, poi grida di fanciulli,
chi scava nell’arena, chi gioca a nascondino,
chi lavora a una barca, chi a una rete;
una gallina si crogiola su una prua,
un’altra becca le alghe sugli scogli.
Un gatto se la dormicchia tra due tacchine,
una vecchietta sonnecchia su uno scalino;
chi occhieggia da un barcone, chi sta sull’uscio
a inebriarsi dell’odore del vento marino;
chi ha il cuore fra le rose, chi fra le spine, chi accetta comunque la vita che ha.
O Boccadasse, quando si scende a te
uscendo dal subbuglio della città,
si ha l’impressione di ritornare nella culla,
o di cadere fra le braccia d’una madre.
Pare che si sciolga un po’ l’ansia della vita
sentendo come lì si sian fermate
nella bella intimità della marina
la tua pace antica e la tranquillità.

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50 sfumature di fastidi. I miei…

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Come dice il proverbio: Di fastidi non si muore, ma si campa male. Credo più nelle liste di fastidi che in quelle dei buoni propositi perché spesso è più facile sottrarre che aggiungere. Ho stilato quindi una lista di fastidi anche per rendermi conto di quanti, volendo, posso eliminarne. Sono solo 50 ma ad aggiungerne rischiavo di provare fastidio per me stessa.
1. La sabbia nel letto quando hai la pelle irritata dal sole e gli impiccioni, fastidiosi come la sabbia nel letto
2. Le gatte morte
3. La mosca che ti entra in casa per starsene al calduccio e non riesci a sterminare
4. Le liti familiari dei vicini
5. Le coppie silenziose al ristorante
6. Il capoufficio e l’esibizione, applicata a cavolate, della sua superiorità
7. Non tutti ma alcuni Santi
8. I brontoloni
9. Le trasmissioni sulla rete ammiraglia della RAI della domenica mattina e i loro conduttori
10. L’etichetta che mi pizzica nel collo
11. Il buco nel calzino che mi strozza l’alluce
12. Gli schizzi delle auto quando piove
13. Gli acufeni
14. L’apparizione di D’Alema in TV
15. Travaglio in TV
16. Fazio & C. in TV
17. L’odore di muffa nelle librerie
18. L’odore di letti nelle case
19. L’odore di fritto nei capelli
20. I ciuffi di polvere negli spogliatoi dei negozi
21. I capelli sul fondo della doccia in palestra
22. Il corpo che cambia
23. Mio figlio che perde le cose
24. Io che perdo sempre e solo un guanto
25. Le malattie della pelle
26. I talloni screpolati
27. I materassi sfondati negli alberghi
28. La biancheria rossa nelle vetrine a Natale
29. Stare più di un giorno a Firenze
30. Le stecche rotte degli ombrelli
31. Le giappo che comprano le borse di Gucci come non ci fosse domani
32. Il risvoltino nei pantaloni degli uomini
33. Gli uomini con il colletto della polo tirato su
34. Lo sbattere di piattini e tazzine nei bar
35. La musica sempre e per forza nei negozi
36. Quelli che dicono “sostanzialmente”
37. Quelli che gli va sempre “alla grande”
38. Le urla sguaiate dei ragazzi per strada
39. I bicchieri abbandonati nelle aiuole
40. Chi legge il mio giornale prima che lo abbia fatto io
41. Quelli che mettono i piedi sui sedili del treno, o delle panchine
42. I gatti
43. I saccenti
44. Quelli che si prendono troppo sul serio
45. Le maggioranze
46. La noia
47. La rassegnazione
48. I doppi sensi
49. Le ingiustizie
50. I rimorsi

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Passione gallina. Isabella Rossellini ma non solo…

Isabella Rossellini presenterà oggi ad Eataly il suo libro Le Mie Galline e Io pubblicato da Jaca Book.ross

 Il libro si rivolge ai bambini ed è illustrato da lei stessa. Le fotografie invece sono di Patrice Casanova: le stesse che sono state esposte alla Bellport-Brookhaven Historical Society di New York in occasione della presentazione di Fowl Play un progetto dedicato alla valorizzazione delle fattorie familiari per la conservazione della biodiversità.

Mi interessano le galline? domanda lecita…no, non le ho mai amate. Mi piacciono le uova e ho scoperto da poco grazie al Matzot di Courmayer che ne esistono di colorate. Potevo resistere? no…infatti le ho comprate. In famiglia nessuno si è fidato e le ho mangiate solo io andando alla ricerca della promessa diversità nel gusto che sinceramente ho faticato a trovare…

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E allora perché ne parlo? perché se posso permettermi l’idea non è originale. La prima ad occuparsi di galline tra i non comuni mortali è stata Deborah Mitford, duchessa del Devonshire. Una delle sette sorelle Mitford, non scolarizzata ma di cultura raffinata, ricchissima e proprietaria di una delle Stately Home più famose, più belle, più tutto del Regno Unito (dopo i Palazzi Reali, ovviamente), che la passione ce l’ha avuta sin dall’infanzia

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Come lo so? Perché ci sono stata lo scorso anno e ne ho scritto qui… Gucci places. Chatsworth, la mia preferita

 

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I libri della mia estate: Le ricette della Signora Tokue

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La signora Tokue è una vecchina fragile dal passato doloroso che produce la miglior pasta di fagioli azuki. Trasmetterà le sue ricette a Sentaro, che ha abbandonato il sogno di scrivere e lavora in un piccolo negozio di dolciumi, solo dopo avergli confessato un terribile segreto.

È un piccolo libro delicato, da cui è stato tratto un film molto bello che ho visto tempo fa.

È un libro sul dolore,  sull’amicizia, sul superamento dei pregiudizi, sul passato che come un macigno pesa sulle vite dei protagonisti. È scritto con lievita’ e un pizzico di umorismo. La signora Tokue se ne serve per rendere la sua vita degna di essere vissuta. È una piccola grande lezione di umiltà che serve a ricordare tutto ciò di cui dovremmo essere grati e che non è mai troppo tardi per fare qualcosa con la nostra vita. E che la gioia passa anche dal fare le cose con amore-
Chiude il libro un glossario che ci aiuta a comprendere i termini giapponesi, molti dei quali riferiti alla cucina.

Daruma Box, contenitore per il pranzo a forma di Daruma, le bambole dharma senza gambe e senza braccia che rappresentano Bodhidharma, fondatore dello Zen. La bambola ha un volto stilizzato da uomo con barba e baffi, ma gli occhi sono dei cerchi di colore bianco. Usando dell’inchiostro nero, bisogna disegnare un solo occhio  esprimendo un desiderio; se il desiderio dovesse avverarsi, verrà disegnato anche il secondo occhio. Sono considerate portafortuna.

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Dorayaki, i dolci che vende Sentaro. Sono come piccoli pancakes ripieni di an, pasta di fagioli azuki. 

Uno dei segreti che la signora Tokue cerca di trasmettere all’infelice Sentaro sta nella capacità di osservare e ascoltare gli azuki:

«Si tratta di osservare bene l’aspetto degli azuki. Di aprirsi a ciò che hanno da dirci. Significa, per esempio, immaginare i giorni di pioggia e i giorni di sole che hanno vissuto. Ascoltare la storia del loro viaggio, dei venti che li hanno portati fino a noi».

Hanami, la tradizione di osservare gli alberi di ciliegio nel momento della loro massima fioritura. I più belli si trovano a Shinshiro, la città di provenienza della Signora Tokue , dove si svolge un festival a loro dedicato. 

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Sakurayu, una bevanda tradizionale a base di fiori di ciliegio conservati sotto sale e messi in infusione in acqua calda🌸 

 Cherry blossom (sakura) Japanese Herb tea on table.

 

Noi siamo nati per guardare ed ascoltare il mondo e il mondo non desidera altro. Faccio dolci per nutrire le persone che hanno accumulato lacrime 

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I libri della mia estate: Mamma a carico

MAMMA

Questa estate  è stata la prima di una nuova fase della mia vita. Ma soprattutto di quella di mia madre. E il libro, oltre che letto è vissuto. Anche se non proprio del tutto.

Come l’anziana protagonista mia madre è milanese. Non ha mai parlato in dialetto ma ogni tanto le vien fuori “sun spaciada”. E’ una frase buttata lì, tra consapevolezza e autoironia. E’ stata una donna energica, lavoratrice, moderna. Anche delusa dalla vita. Fino a qualche mese fa stava benissimo poi è caduta e non è più autosufficiente. Questa cosa mi ha colpito, non ero pronta. Faccio di tutto per tenerla attiva, soprattutto mentalmente. Quando stiamo insieme ritardo l’ora del pranzo e della cena, del sonno, le parlo di libri dei nostri viaggi, delle persone che incontro. Cerco di sottrarla all’isolamento, al venir meno delle capacità intellettive. Sono la sua aguzzina, da un certo punto di vista, e mi nutro di sensi di colpa. Faccio meno fatica ad accettare il mio invecchiamento del suo.Vedo tanti anziani malandati che se la cavano e mi chiedo perché lei no. Lei mi scruta con la coda dell’occhio, mi dice sei stanca. Le dico sì, ma va bene lo stesso. Ogni tanto piango. Per lei, per me.

Come il Lorenzo del libro, il mio compagno cerca di consolarmi, mi suggerisce di non lasciarmi travolgere, di trovare un’altra badante che mi sostituisca quando quella fissa ha i giorni di libertà. Lo ascolto, ma faccio di testa mia. Il pensiero volente o no sempre fisso lì.  Mi concentro sul bello di poterle stare vicino. Mentre crescevo lei lavorava, lavoravo io mentre lei cresceva mio figlio. Il tempo è sempre stato poco, ora mi sento di restituire a lei, a noi qualcosa di quegli anni che non torneranno più.

La vecchiaia è destinata ad occupare un tempo lunghissimo nelle nostre vite. Ed è difficile. Per lei avrei voluto che non lo fosse. La vecchiaia diventerà un’emergenza nazionale? Le donne coinvolte nella cura degli anziani diventeranno un’altra categoria di depresse? Nell’accudire un bambino c’è un orizzonte, quando accudisci un anziano sai già come va a finire. Mi chiedo che sarà di me nella vecchiaia.

E intanto in tv i vecchietti ballano…

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I libri della mia estate: Punizione

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Punizione di Elizabeth George.

A differenza di altri suoi libri non mi ha annoiata. Un villaggio medievale abitato per lo più da anziani e studenti dove tutto sembra scorrere tranquillo. In realtà è tutto uno scorrere di alcool e sessualità disordinata, scoperta mentre si indaga su un presunto suicidio.

È anche un’indagine sulla solitudine degli anziani, i rapporti interpersonali, le famiglie, l’alcolismo di chi non sa affrontare le proprie paure e finisce col perdere le cose più care, il mondo dei giovani, dei rapporti tra loro e le loro famiglie.

Finito in traghetto. Insieme alle vacanze😭😭😭

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I libri della mia estate: La condanna

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Decimo e ultimo libro della serie dedicata alla detective Hanne Wilhelmsen.

Un presunto colpevole. Un presunto assassinio. Un presunto suicidio. Ossessioni. Invidie. Il libro di Giobbe. E un peso sul cuore che Jonas riuscirà a togliersi.

Freedom is just another word for nothing left to loose, la frase che dà un senso al finale  e alla storia di Jonas, è tratta da Me and Bobby McGee di Janis Joplin

Il freddo norvegese che con questo caldo è un sollievo🌸

 

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I libri della mia estate: La sposa italiana

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La sposa italiana di Adriana Trigiani è una storia d’amore, una saga familiare, una storia nella storia. Ma anche un inno al lavoro artigianale, al cibo, alla famiglia, all’amicizia. Ci sono tristezze, prove da superare e naturalmente la morte in questo  romanzo, ma nel suo mondo, uomini e donne plasmano le loro vite e ne hanno il dominio.

Enza e Ciro, partiti poco più che ragazzi dalle montagne che circondano Bergamo per cercare fortuna in America agli inizi del ‘900, supereranno la paura, la solitudine i soprusi e realizzeranno i loro sogni. E di sogno in sogno contribuiranno ad alimentare l’American Dream. Enza, più ambiziosa, diventerà sarta al Met, la preferita da Caruso, troverà consolazione nella musica (è di questi giorni un annuncio per una posizione aperta di  Head of Wardrobe che sarà direttamente responsabile della gestione della cura e della manutenzione dell’inventario dei costumi dell’opera, nonché della gestione delle squadre di apprettatrici che assistono i cantanti e gli esecutori dentro e fuori i costumi sia per le prove che per le esibizioni).

Ciro diventerà un abile calzolaio e viene istintivo pensare a Salvatore Ferragamo, emigrato nel 1914 a Boston dove lavorò per cinque anni in una fabbrica di calzature prima di aprire una bottega per la riparazione e la creazione di scarpe su misura per poi tornare in Italia a causa della difficoltà a reperire calzolai esperti che lo aiutassero con le numerose ordinazioni di scarpe artigianali.

Faranno da sottofondo alle loro vite la prima e la seconda guerra mondiale, le morti in miniera dei tanti immigrati. Non perderanno mai di vista la famiglia e l’amicizia.

Come va a finire non ve lo dico🌸❤️

 

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I libri della mia estate: La libreria della rue Charras

davAlgeri, 2017. Ryad è un giovane studente di Ingegneria cui viene affidato il compito di liberare i locali di una vecchia libreria. Ryad è svogliato e non ama i libri, ma accetta l’incarico che gli vale come stage. La libreria si trova al n. 2 di Rue Charras che in realtà ha ormai preso il nome di rue Hamani. E’ stata più di recente una succursale della Biblioteca nazionale di Algeri ma gli algerini continuano a chiamarla la libreria Les Vraies Richesses: è un omaggio alla memoria della città che è la somma delle loro storie. I residenti della via guardano con sospetto un giovane giornalista arrivato sin lì per raccontarne la storia perché il governo algerino, per far fronte alla crisi, ha deciso di vendere luoghi come quello al miglior offerente per far posto ad altre attività: la gente ha bisogno di pane, non di biblioteche o librerie. E’ venuto meno il rispetto che si aveva nei confronti dei libri. Annota dettagli: il cielo triste, una vecchia pianta abbandonata, gatti. Ma non si accorge del vecchio Abdallah, l’addetto al prestito: alto quasi due metri, imponente, ha le spalle avvolte in uno spesso lenzuolo bianco, le rughe del viso profonde. Tace ma fissa con gli occhi pieni di lacrime e il cuore spezzato dalla rabbia la scritta in francese e arabo sulla vetrina: Un uomo che legge ne vale due. Gli abitanti del quartiere lo amano, lo hanno aiutato quando ha ottenuto il trasferimento dall’ufficio timbri del Comune per occuparsi delle libreria. C’è rimasto sino alla pensione e oltre perché nessuno si è ricordato di lui, sino a quando non ha ricevuto una lettera che lo informato della vendita e della chiusura della libreria. Ha preso a pugni il nuovo proprietario urlandogli che mai avrebbe permesso di distruggere la libreria di Edmond Charlot, il fondatore, il cui ritratto pende dal soffitto. Dalla chiusura della libreria dorme nel magazzino delle pizzeria accanto e ripensa alla sua vita, alla scuola che ha potuto frequentare solo dopo l’indipendenza, che ha imparato a leggere l’arabo frequentando la moschea e il francese solo più tardi e con fatica.

Edmond è  un giovane ventenne molto entusiasta quando decide di aprire la libreria.  Di ritorno da un viaggio a Parigi nel 1935 racconta al padre della libreria-biblioteca che Adrienne Monnier, donna straordinaria, scrittrice, editrice libraia,  ha aperto nel 1915 al numero 7 di rue de l’Odeon: La Maison des Amis des livres.

Sogna una libreria che venda libri nuovi e usati, che faccia servizio di prestito e sia anche luogo di incontri e letture, con una forte impronta Mediterranea senza distinzione di lingua o di religione, che contribuisca ad allargare gli orizzonti. Lo aiutano il padre che lavora alle edizioni Hachette e gli mette a disposizione molti testi e alcuni amici cche gli mettono a disposizione somme di denaro. Rimane scettico il nonno che ha una grande cultura pur senza aver mai messo piede a scuola e ritiene che l’occuparsi di libri sia un meraviglioso passatempo ma in nessun modo un lavoro.

Révolte dans les Asturies

 

Prende accordi con un tipografo e accetta di stampare la prima opera teatrale di Camus, allora studente di lettere, che l’Amministrazione Comunale  non autorizza a mettere in scena: La rivolta nelle Asturie.

E’ troppo pericoloso pubblicarlo con il nome dell’editore e qundi sulla copertina compariranno solo le iniziali in corsivo minuscolo e.c. 

RONDEURS

 

Ottiene da Jean Giono l’autorizzazione a chiamare la libreria Les vraies richesses in onore del suo libro (un inno alla natura e alla terra) e a stampare Les rondeur des jours, un articolo apparso su una rivista di turismo , da donare ai suoi primi acquirenti: 350 copie su carta pregiata.

La vedova del giornalista Victor Bartucand, inviato in Algeria dalla Lega per i Diritti Umani per contrastare la propaganda antisemita,  e il nipote di Bonnard gli offrono di esporre alcuni suoi disegni e tele e così la libreria si appresta a diventare anche galleria d’arte.

Il 3 novembre avviene l’inaugurazione e il 19 dello stesso mese Edmond annota nel suo diario

“Da quando abbiamo aperto la libreria è presa d’assalto. I clienti vengono a scegliere i libri da prendere in prestito e da acquistare. Non sono mai di fretta, vogliono discutere di tutto: scrittori, colore della copertina, grandezza del carattere…Sono per lo più insegnanti , studenti, artisti ma ogni tanto anche operai che mettono via i soldi apposta per comprarsi un romanzo”.

Con il padre disquisisce di carta: odore (chi ama i libri non resiste alla tentazione di annusarli. Io ho una passione per la carta di Shakespeare &Co.) , sensazione al tatto. Edmond predilige quella giapponese fatta a mano: la Washi, dichiarata Patrimonio Unesco nel 2014.

La trascrizione del suo diario si interrompe nel 1961, nel mezzo ci sono gli anni della guerra mondiale, l’apertura delle Edizioni Charlot a Parigi,  le lotte per l’indipendenza algerina, la devastazione delle sue librerie in cui perde gli appunti di lettura di Camus, la corrispondenza con Gide e gli altri. Il massacro di centinaia di algerini avvenuto a Parigi il 17 ottobre del 1961.

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Ryad e il  vecchio Adballah, superate le prime diffidenze, iniziano a frequentarsi.  Adballah racconta al ragazzo del suo lavoro alla libreria: nelle schede annotava autore, titolo, parole chiave, ISBN. Leggeva qualche pagina anche se non gli piaceva ma doveva farlo per poter consigliare i lettori.

RICHE

 

Gli piaceva soprattutto essere circondato dai libri, e il suo primo istinto è sempre quello di “scaffalarli”.

C’è solo un libro che ha letto spesso ed è  Les vraies richesses di Jean Giono, soprattutto per la curiosità di sapere come mai hanno chiamato così  la libreria.

E ha un brano preferito:

Erano abituati ad attendere ordini per vivere. Ora si sono decisi a farlo di testa propria, umilmente, senza ascoltare nessuno, e tutto si è illuminato…

I giorni passano, la libreria si svuota. Alcuni libri finiscono in una “cantina-vedetta”  in Rue Elisée-Reclus dove è morto il poeta Jean Sénac, autore di poesie dedicate alla rivoluzione, omosessuale, amico di Camus e Pasolini,  dove giovani poeti e intellettuali si ritrovano, scrivono, leggono.

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Jean Senac

Gli scaffali, la scrivania, la macchina da scrivere, i pochi libri rimasti  finiscono per strada, in balia delle intemperie. L’inverno, la neve, sono arrivati ad Algeri. Abdallah li guarda e pensa che non siamo noi ad abitare i luoghi, ma i luoghi ad abitare noi.

Ryad rilegge le parole sulla vecchia insegna arrugginita “Giovani autori, per giovani lettori, da giovani librai” e non si sente più tanto giovane: la sua testa è piena delle storie che il vecchio gli ha raccontato. Piccole, dense, pesanti, compongono il quadro della grande storia.

J’ai vécu, à 45 ans*, dans la misère et le désordre.
A 50 ans, pour ne pas périr, j’ai essayé de voir clair.
A 60 ans, je respire un peu. J’ai décrassé des alvéoles.
Je sais aimer sans mourir chaque matin.

Jean Senac

 

 

 

 

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YUGOULIANG, lo yoga village cinese

Non è un villaggio turistico per occidentali dedicato allo yoga, ma un villaggio cinese da cui molti giovani se ne sono andati lasciando anziani , spesso malati e stanchi. Il funzionario responsabile del villaggio, osservando una anziana donna seduta a gambe incrociate su un letto di pietra molto diffuso nelle campagne, ha avuto l’illuminazione: lo yoga poteva essere la soluzione, e forse una risorsa economica.

Il villaggio è molto isolato, la prima stazione ferroviaria è a due ore di distanza, Internet è disponibile da soli due anni. I residenti hanno un’età media di 65 anni, sono per lo più agricoltori e allevatori ma tutto questo consente loro di sopravvivere. Come molti altri anziani che vivono in zone rurali (circa 50 milioni) sono un problema per il Paese che il Partito al potere sta cercando di affrontare per arginare povertà e depressione.

Di yoga non avevano mai sentito parlare, temevano si trattasse di un culto. Del resto lo stesso Lu, il segretario di partito, non lo aveva mai praticato. E così dopo aver seguito corsi in Internet ha comprato tappetini e guanti per attirarli. Ha insegnato loro la respirazione attraverso il canto e alcune asana di partenza a gambe incrociate. A poco a poco le persone che seguono i corsi sono aumentate, lui stesso ha seguito un corso sponsorizzato dal Governo. E’ uno yoga “con caratteristiche cinesi” perché il Governo scoraggia e sopprime la spiritualità e la meditazione, una versione demistificata e molto localistica. E nel 2017 il piccolo villaggio di Yugouliang ha ottenuto il riconoscimento ufficiale di primo Yoga Village. Gli anziani, incoraggiati da Lu, hanno partecipato ad una gara a Shijiazhuang e hanno ottenuto un premio come migliore squadra collettiva. 

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Tutto questo naturalmente è stato sfruttato a scopo propagandistico e di fatto ha portato nelle casse del villaggio 2 milioni di dollari per la costruzione di una casa di riposo, di un bellissimo padiglione per lo yoga con pareti in vetro che consentirà agli abitanti del villaggio di praticare durante tutto l’anno.

La speranza è che tutto questo abbia un ritorno dal punto di vista turistico ma le probabilità sono scarse vista la difficoltà a raggiungere il villaggio e l’assenza di attrazioni, ma per Lu la visione è ottimistica: si sono ridotte comunque le spese mediche.

Sono 36 gli anziani che praticano regolarmente.  Molti praticano alle 5.30 di mattina, poi lasciano pascolare le loro mucche e le loro pecore prima dell’alba, seguite da colazione, agricoltura, pranzo, riposo, agricoltura, yoga serale alle 17.30, poi cena. Chi era sovrappeso è dimagrito, chi soffriva di artrosi non prende più antidolorifici. Sono tornati a sorridere nonostante una recente siccità li abbia ulteriormente impoveriti.

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Anche Lu sorride. Vuole trasformare Yugouliang in un centro di formazione yoga per gli agricoltori di tutta la Cina. E’ sicuro che tutto questo alla fine porterà turisti. Anche tra le povere case di fango senza servizi igienici. E’ il suo sogno. Ma i sogni si sa aiutano a vivere meglio. Come lo yoga.

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