Un mondo parallelo solido quanto il mondo reale, se non di più…

New York, Central Park, una donna elegante: «Quanto adoro l’Europa, l’antica Grecia, Socrate, Platone, wow, e i Romani, così sensuali, Catullo, l’Italia, Dante a Firenze, meraviglioso, il Rinascimento, l’Inghilterra, Shakespeare! Tutti quei personaggi che si guardano dentro, e Dickens, ah, Dickens, il vecchio adorabile Pickwick, e Parigi, Baudelaire, il poeta solo nella folla elettrizzato dai passanti, e i russi, Tolstoj, Dostoevskij, tutta quella miseria, Čechov, con la sua eterna malinconia del troppo tardi. Gli irlandesi poi! Quel Leopold Bloom che vaga per Dublino in un solo giorno come una specie di Ulisse – tutto è sempre legato all’antichità!» L’uomo sulla panchina fissa il suo iPhone. La donna continua: «A proposito, c’è una super mostra di impressionisti francesi al MoMA, ti va?» L’uomo alza lo sguardo: «Lo sai che non sopporto il trash europeo.»

Non ricordo come sono arrivata a Trash Europeo: quattrordici modi per ringraziare mio padre di Ulf Peter Hallberg, pubblicato da Iperborea, casa editrice fonte di inesauribili scoperte per me.

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Ma so che arrivò per me nel momento giusto, mi sento di dire…proprio mentre in una lettera aperta parlai di mio padre che non c’è più. Proprio mentre riscopro il piacere di annotare, ritagliare, incollare per consegnare a mio figlio, quando sarà il momento, l’insieme dei miei pensieri, interessi, vagheggiamenti e viaggi , biglietti di concerti, spettacoli teatrali, cartoline, fotografie, dediche, segnalibri  raccolti in decine di Moleskine, l’arcinoto “taccuino nero”. Una raccolta disomogea di bric-a-brac che dovrebbero “omogeinizzarsi” nel racconto della mia esistenza.

Immaturità perseguita tenacemente? Forse sì, più consapevolmente la volontà di trasmettergli la varietà del mondo, il piacere della scoperta, la bellezza del conoscere le grandi e le piccole cose della vita. E in un certo senso la libertà che non può convivere con il pensiero unico, con l’omologazione.

Era anche questo l’intento del padre dell’Autore che al figlio, trasferito in Germania, inviava buste con ritagli di giornali, foto, appunti per tenerlo collegato al paese d’origine, alla famiglia, al resto dell’Europa e della sua cultura. E da questi “suggerimenti” si dipartono stimoli per altre indagini, curiosità, esperienze. Nelle pagine sono inseriti vari “segnalibri”: brevi riflessioni del padre che altro non sono se non la sua filosofia che inducono a ragionare sull’esistenza, la conoscenza e  la morte.

È un mondo romanzesco quello che mio padre mi ha passato: tutte queste citazioni, indicazioni, personaggi e storie che ha lasciato. Le figure della sua collezione sono messaggeri. Sono come il riflesso di un romanzo sognato che ci unirà per sempre. Mi ha assegnato un nuovocompito. Ormai non devo più occuparmi di lui, né intrattenerlo al telefono, né stare ad ascoltare le sue sconclusionate associazioni di idee. Adesso devo tenere insieme tutto ciò che è nostro.

Provate a leggerne l’ncipit, per me è già bellissimo.

E a conclusione del libro una riflessione del genitore rivolta , mi sento di dire, più a se stesso che al figlio, destinatario di tanta bellezza:

Rendersi conto che, per quanto i risultati siano stati vani, la ricerca è stata di per sè la ricompensa. – La terre est si belle

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