Aspecto: the best from everywhere

Per mio figlio, t-shirt addicted, cercavo t-shirt originali, creative ma non blasfeme, di qualità ma non troppo costose e girando  e rigirando per Glasgow finalmente le ho trovate, quando ormai avevo perduto ogni speranza e stavo per ripiegare su la solita t-shirt dell’Hard Rock Café (che peraltro a Glasgow ha aperto proprio di recentissimo). Sono le t-shirt di Dedicated, marchio che ignoravo, e già nel nome perfette per un regalo che si vuole personalizzato. Perchè le t-shirt di Dedicated sono nate, dicono i creatori del brand, per ovviare alla frustrazione da standardidazione dell’offerta dei rivenditori e delle marche famose ma senz’anima. In effetti le t-shirt sono spesso un ottimo mezzo per manifestare il proprio pensiero o un’inclinazione dell’animo: insomma possono dire molto di chi le indossa. E devo dire che queste esprimono il ritmo con cui le tendenza della moda e dello street-style si fondono. E così ogni settimana vengono prodotti nuovi disegni, nuove grafiche in numeri limitati, spesso di autori noti, ma anche no. E la qualità è garantita dall’uso di cotone organico.

collage tLe ho trovate da Aspecto, negozio multimarca in Merchant City: rivenditore di marche non solo inglesi,  molto attento alle migliori proposte provenienti da Europa, Stati Uniti e Asia.

aspectoDSCN7768-001DSCN7766Tra i brand non mancano quelli italiani (che per lo più ignoravo, il che basta a dire quanto sono out of fashion) e naturalmente anche marche “iconic”.

craigE “iconic” sono i “shop assistants” che ci lavorano: tre ragazzi molto carini, carini anche nei modi.  Che ho messo al top della mia personalissima classifica tra i shop assistants a Glasgow: moderni  con tradizione, sportivi ma “towny”, trendy senza essere freddi  o ridicoli, che indossano marchi affidabili ma non ostentati. Iconic come quella certa idea di Scozia, che non voglio, e non vogliono pare, venga cancellata.

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No Tartan but People: that’s Glasgow!

Cameron chiede alla Scozia di non votare per l’indipendenza dal Regno Unito. Teme un indebolimento della nazione. Da parte loro sono molti gli Scozzesi a non essere così certi della vittoria degli indipendentisti: hanno gli stessi timori.  Anche se nelle città più importanti i segnali di  desiderio di autonomia e di rinnovamento sono molto evidenti. Prendi Glasgow ad esempio. In un anno è molto cambiata , ben oltre gli slogan. Sino allo scorso anno lo slogan della città era “Scotland with style”, che inevitabilmente riconduceva alla tradizione, anche nei dettagli e nelle manifestazioni più ovvie. L’abbigliamento, ad esempio. Eh già perché da quest’anno per le strade di Glasgow non transitano più signori in kilt, 4158096595_8b4e92bfbc_onemmeno all’interno dei negozi di abbigliamento tradizionale che per lo più stanno sparendo. Nelle vie centrali ne rimane uno in Buchanan Street, che è sempre stato molto turistico e uno in Merchant. Nelle vie periferiche alcuni hanno in vetrina enormi cartelli “On Sale”.

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C’è poi “ The House Of Cashmere” che vende prodotti di ottima qualità, tipicamente scozzesi, provenienti dalle Ebridi, dalle Isole Aran, Elgin e Lochcarron.

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E proprio dalla tessitura di Lochcarron  proviene il Princess Diana Memorial Tartan , la sola variante al Royal Stewart Tartan, autorizzata dalla Regina.  http://www.lochcarron.com/

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DSCN7781Il negozio è gestito da un giovane signore indiano, o meglio di origini indiane, perché è ormai a tutti gli effetti cittadino Scozzese. Il che rimanda al nuovo slogan adottato dalla Municipalità in vista degli Giochi del Commonwealth “People Make Glasgow”.

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E che manifesta chiaramente come l’intreccio tra razze sia perfettamente riuscito. Perché è così malgrado tutto che le nazioni, la Scozia nello specifico,  si rinnovano.  Sempre troppo presto per me, che temo che l’indipendenza indebolisca lo spirito nazionalistico scozzese. Troppo tardi per Diana, non a caso la sola icona “Royal” vista in città.

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La costruzione di un amore

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Sochi: non solo Giochi

3024475-inline-i-1-sochi-project“Olimpiadi invernali in un resort subtropicale, circondato da zone di conflitto. I Giochi più costosi di sempre: questa è Sochi.”

Inizia così An Atlas of War e and Tourism in the  Caucasus“, un libro fotografico, pubblicato da Aperture, dal fotografo Rob Hornstra e lo scrittore Arnold van Bruggen,  capitolo finale della loro collaborazione The Sochi Project.

Il villaggio olimpico è a 15 minuti dalla città di Sochi, e i suoi abitanti sembrano per lo più indifferenti alla possibile economia derivanti dalle Olimpiadi: si considerano  una località turistica estiva. E considerano i nuovi impianti e il palazzetto dello sport navicelle spaziali arrivate dal cielo.

Il contenuto del progetto è stato diffuso “a puntate” e in vari modi: libri fotografici, schizzi, appunti, fogli di giornali, tutti autoprodotti allo scopo di poter ottenere il massimo della libertà nello scrivere, soprattutto delle violazioni dei diritti umani.  Durante il tempo trascorso nella zona gli autori sono stati arrestati più volte, e nell’estate del 2013 è stato loro negato il visto di entrata: il governo russo non vuole mostrare al resto del mondo che ci sono grandi violazioni dei diritti umani in corso proprio accanto agli stadi, che la regione più povera della Russia è molto vicino a questi stadi, che il tasso di disoccupazione è il più alto in Russia.

A Rob Hornstra e Arnold van Bruggen i  Giochi non interessano. Interessava il prima ed eventualmente il dopo. Ma sperano che altri raccolgano la fiaccola.

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Don Andrea Gallo, Sopra ogni cosa (Piemme)

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Pioggia pioggia pussa via

Se avete letto ed amato i Peanuts non potete ignorare Sally e il suo  Rain, rain, go away, come again another day.
Sono giorni così, di pioggia costante. La filastrocca che finiva con “Little Arthur wants to play” la insegnai a mio figlio che oggi 20enne forse neppure la ricorda e poi alla sua età le condizioni meteo sono solo un dettaglio. Mentre io ancora la recito quando piove per più di un giorno, perchè alla mia età fanno la differenza, incomincio ad accusarle, soprattutto se di uscire non posso fare a meno.

OGGI 005-1E così, per limitare al minimo le scomodità della pioggia e del vento a volte associato, mi sono regalata una “birdcage” con cui mi proteggo totalmente, anche le spalle e la borsa, senza perdere di vista la via e ciò che mi circonda. La gabbia a cui mi riferisco è l’ombrello realizzato dalla ditta Fulton, top brand in Inghilterra per la produzione di ombrelli http://www.fultonumbrellas.com/ .Fu fondata da Arnold Fulton, ingegnere, nel 1956 caratterizzandosi per tecnologia, qualità e “fashion design” e si è conquistata rapidamente il gradimento della Royal Family, in primis la Regina Elisabetta e la Regina Madre.

36565_10150919697059089_1170308827_nTanto è vero che ormai, da Camilla a Kate,  se ne fanno confezionare appositamente con un ampio bordo colorato da intonare all’abito. E, oltre alle già citate comodità, ottengono il vantaggio di poter essere viste, cosa assolutamente indispensabile visto il ruolo.

La più ricercata attualmente è la “birdcage” con l’uccellino, disegnata da Lulu Guinness.  Della stessa designer ne esistono comunque molte versioni: quella con bordo bianco indicata per una sposa, altre utili ad esempio come regalo per San Valentino

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Ma se non avete particolari necessità e anzi volete tenere un low profile, la basic birdcage esiste in moltissimi colori: avrete come me l’imbarazzo della scelta. Sperando naturalmente che il tempo migliori.

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Solleciti e desideri

Sollecitiamo più volte la restituzione di libri ad una lettrice che insiste per prenderne altri. La cosa è evidente non si può fare, dovremmo in verità cancellarla dagli iscritti. La rassicuro, le dico che anche ammettendo di averli persi non verrebbe punita, almeno fisicamente. Di certo sarebbe costretta ad acquistarne di nuovi, o di valore equivalente. Si gioca quella che evidentemente ritiene l’ultima carta, quella che pensa possa restituirle affidabilità. Mi dice che li ha, li ha lì da sempre sul comodino. E’ lì mi viene la battuta che mette fine alla discussione: porti anche il comodino.

image0L’episodio,  uno tra i tanti nella mia vita professionale  mi riporta a Grace, Grace Paley, e al suo racconto Desideri, contenuto nella raccolta Enormi cambiamenti all’ultimo momento, letto nel lontano 1982 e pubblicato allora da La Tartaruga.

La colpevole lettrice va in Biblioteca per rifondere il danno arrecato…

“La bibliotecaria disse, 32 dollari giusti giusti, e ce li deve da diciotto anni. Io non  negai. Perché non mi rendo conto del passare del tempo. Li ho avuti, quei libri. Ci ho pensato spesso. La biblioteca è appena a due isolati da casa….

Diedi alla bibliotecaria un assegno di 32 dollari. Subito tornai a godere della sua fiducia: dimenticò il passato, lo cancellò dalla mia scheda, che è proprio quello che altri impiegati comunali e/o statali non avrebbero mai fatto.

Prelevai due libri di Edith Wharton che avevo appena restituito, perché era passato un sacco di tempo da quando li avevo letti e mi sembrava proprio il momento giusto per leggerli. Capitavano a proposito. Erano The House of Mirth e the Children…” (Letti, straletti e adorati :-).

Nel farlo incontra il marito da cui si è separata dove 27 anni di matrimonio. E l’occasione riporta ricordi e favorisce ulteriori recriminazioni. Su tutte quelle sui desideri…Il marito le rinfaccia di aver sempre rinviato l’acquisto di una barca per dare a lei e ai figli il necessario per vivere. E la umilia dicendole che per lei, che non ha mai avuto desideri, la possibilità di cambiare il suo status non verrà mai. E invece…

“Ora, è vero, io non ho desideri e bisogni assoluti. Ma anche io voglio qualcosa. Per esempio, voglio essere una persona diversa. Voglio essere la donna che riporterà questi due libri alla biblioteca tra due settimane. Voglio essere la cittadina efficiente che cambia il sistema scolastico e interpella il consiglio comunale sui di guai di questo amato centro urbano. Avevo promesso ai bambini di far finire la guerra prima che fossero grandi. Volevo essere sposata tutta la vita a una sola persona, il mio ex-marito o quello attuale… “.

Ad un certo punto guarda fuori dalla finestra, e vede che gli alberi piantati due anni prima della nascita dei suoi bambini sono in piena fioritura. E decide di riportare i libri alla biblioteca…dimostrando che quando arriva una persona, o un avvenimento a scuoterla, od incoraggiarla, riesce ad agire nel modo giusto…

Concludendo: la storia personale della mia lettrice, seppi poi, ha una sorprendente somiglianza con quella della protagonista del racconto. Di lei ho perso le tracce, ma riportò i libri…spero per lei il cambiamento sia partito da quei libri dimenticati. Su un comodino.

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Books and art: un divano, un libro e una tazza di caffè

What on earth could be more luxurious than a sofa, a book, and a cup of coffee?…Was ever anything so civil?

1224-3La frase è tratta da The Warden di Anthony Trollope, pubblicato in Italia da Sellerio con il titolo L’Amministratore, il primo titolo dei sei del ciclo cosiddetto delle «Cronache del Barsetshire» in quanto ambientati nella immaginaria città di Barchester.

http://sellerio.it/it/catalogo/Amministratore/Trollope/680

Il libro è reso di estrema attualità dalla vicenda Mastrapasqua, più che incivile.

william hendersonIl dipinto è di John  Strickland Goodall, nato nel 1908 nel Norfolk. Famoso per i suoi album vittoriani ed edoardiani e per le illustrazioni di libri per bambini, dipinse anche paesaggi ed interni prediligendo  l’uso degli acquarelli ai colori ad olio. Durante la Seconda Guerra Mondiale trascorse un periodo in India dove realizzò la prima mostra. Al  ritorno si stabilì con la moglie nel Wiltshire, in un delizioso cottage più volte ritratto nei suoi dipinti, con un grande giardino e un piccolo capanno-studio.

goodall1La malattia della moglie, confinata a letto a causa di una frattura, e la sua assistenza lo indussero ad occuparsi illustrazioni  per bambini, più facili da eseguire anche standole accanto, inseriti poi in libri per lo più privi di testo ma con immagini deliziose e che narravano storie di animali.

the-adventures-of-paddy-pork-coverAlla morte della moglie, riprese a viaggiare e realizzò soprattutto paesaggi del Wiltshire e vedute della Francia, rivelando le sue vere capacità artistiche.

Morì nel Dorset nel 1996. Fu artista ma soprattutto gentiluomo, di innato umorismo e modestia. .

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Bloccare il progetto di centralina idroelettica nella Valle dell’Orba

UNA FIRMA ENTRO il 4 FEBBRAIO PER BLOCCARE IL PROGETTO DI UNA CENTRALINA IDROELETTRICA NELLA VALLE dell’ORBA!!!!!​

Il 4 febbraio si terrà una Conferenza dei Servizi della Provincia di Alessandria per  valutare l’accettabilità  del progetto di una nuova centralina idroelettrica da costruire in località Olbicella, valle dell’Orba (Molare). In Alto Monferrato,  la valle dell’Orba a cavallo tra Piemonte e Liguria è una delle ultime valli intatte di straordinario valore paesaggistico e ambientale.

Una ditta privata ha deciso di reperire energia rinnovabile con un intervento sul torrente Orba. L’acqua sarebbe prelevata al fine di costruire una centalina idroelettrica che potrebbe causare, in regime di magra, una riduzione fino al 77 % della sua portata.

L’acqua intercettata dall’Orba sarrebbe convogliata attraverso una condotta che si snoderebbe per un tragitto di circa quattro chilometri proprio dove il torrente costeggia il paese di Olbicella. Entrata in azione, la centralina, in determinate circostanze, arriverebbe a prosciugare  quasi del tutto un tratto di fiume  che corre nell’area più abitata della valle, con le drammatiche conseguenze che ben si possono immaginare e senza la contropartita di un reale e consistente apporto energetico. Lo studio del progetto – viziato, in fase di indagine, da scelte molto discutibili ed edulcorato da facili promesse di scarso impatto ambientale –  porta anche a considerare l’inevitabile gravissima ripercussione sulla fauna e sull’ambiente. Inoltre nella fase di costruzione dell’opera è da prevedere il pericolo di inquinamento per tutta la durata dei lavori, via vai di mezzi meccanici lungo una strada provinciale già ora del tutto insufficiente e in condizioni di precarietà e la devastazione di luoghi finora incontaminati .   Gli  Olbicellesi sono venuti a conoscenza del progetto quasi per caso. Tutto è stato condotto nel più stretto riserbo e nessuno degli abitanti è stato informato della presentazione del progetto avvenuta il 12 Dicembre 2013.

Va sottolineato che già nel 1935 l’intervento dell’uomo aveva determinato una catastrofe: il  crollo della diga di Molare. Eppure i tecnici dell’epoca avevano assicurato che la costruzione di una diga sul torrente Orba avrebbe portato grandi vantaggi praticamente senza rischi. I fatti purtroppo dimostrarono  il contrario e questa speculazione ebbe tragiche conseguenze anche in termini di tante vite umane perse.

collage cimiteroQuesto evento ferì in profondità la gente di Olbicella, ultimo paese del comune di Molare, benché si trovi  a monte della diga. Oggi ci risiamo… La lezione del dissesto idrogeologico di quell’epoca non ha insegnato nulla.

Si vorrebbe infierire di nuovo sul territorio tra l’altro a pochi passi dal parco del Beigua. L’ecosistema delicato e fragile della zona verrebbe alterato in modo pesante con un vantaggio senz’altro notevole per gli speculatori ma rovinoso per la popolazione e nonostante l’esistenza di alternative più valide dal punto di vista energetico e di scarso o nullo impatto ambientale.

FIRMA ANCHE TU PER BLOCCARE SUBITO QUESTO DISSENNATO PROGETTO

https://www.change.org/it/petizioni/ing-claudio-coffano-bloccare-il-progetto-di-centralina-idroelettrica-nella-valle-dell-orba

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Letteratura italiana e Grande Guerra

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