Prima di addormentarmi penso che di giornate come questa è fatta la vita. Punti che alla fine, se abbiamo avuto fortuna, sono congiunti da una linea. – Christa Wolf
Prima di addormentarmi penso che di giornate come questa è fatta la vita. Punti che alla fine, se abbiamo avuto fortuna, sono congiunti da una linea. – Christa Wolf
Prenderemmo senza alcun preavviso un treno che ci portasse a migliaia di km di distanza da casa? Credo di no. Raimund Gregorius invece sì, quel treno lo prende, e parte per Lisbona. Gregorius è uno stimato professore di letteratura greca latina e insegna in un liceo di Berna. È un uomo mite che vive da solo sommerso nei libri. Un giorno passeggiando nota una donna su di un ponte, e intuisce il gesto folle che sta per fare. Raimund cerca di persuaderla e mentre parlano, scopre che le sue origini sono portoghesi; la dolcezza nelle sue parole è fine e a Gregorius gli si apre un mondo. Tempo dopo in una libreria trova un romanzo portoghese scritto molti anni prima da Amadeu Inacio de Almeida Prado.
Gregorius da quel momento cambia, la sua vita muta e il fascino di quel Paese lo spinge a partire. Per Lisbona, appunto.
E’ questa la trama del romanzo di Pascal Mercier
che non ho letto e del film in cui è molto convincente la ricostruzione del periodo del regime dittatoriale degli anni ’70, con ambientazioni piene di fascino ed una Lisbona ricca di suggestioni romantiche. A Lisbona ci sono stata, e come molti altri ne sono rimasta affascinata. Non ho cercato musei o famosi cimeli. L’ho percorsa a piedi, nei suoi sali e scendi, nei suoi quartieri non frequentati dai turisti, ho camminato sui marciapiedi lastricati a mosaico bianco che nero e raccontano la storia della città, ho curiosato in negozi che sembrano essersi fermati agli anni ’70 e hanno insegne storiche che, con orgoglio, dimostrano che nonostante lo scorrere del tempo si può mantenere un’individualità. Mi sono lasciata andare al suo ritmo lento, persa nelle sue librerie antiquarie, respirato l’aria del Tago, immaginato le vite vissute in case abbandonate, decorate con colori delicati, con facciate esangui, quasi reliquie. Ho bevuto in caffè dall’impronta francese, consumato il suo cibo in ristoranti sotto bellissimi pergolati, ascoltato il fado in minuscoli locali dell’Alfama, dormito nell’antica dimora di un magistrato.
Non ho cercato cose, ho cercato atmosfere ed emozioni e le ho trovate.

Anche quando tutto è previsto ed ordinato, senza rischio, nè avventura, rimane sempre la possibilità di un’avventura interna
Non è bellissima questa dichiarazione del libraio Luis Gomes?
” Nós, livreiros, temos que ser honestos, e não falo de preços, falo de afectos quando recomendamos um ou outro título, um ou outro autor, a este ou àquele cliente que queremos acima de tudo, amigo.”
Tutte le lettere d’amore sono ridicole. Non sarebbero lettere d’amore se non fossero ridicole. Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore, come le altre, ridicole. Le lettere d’amore, se c’è l’amore, devono essere ridicole. Ma dopotutto solo coloro che non hanno mai scritto lettere d’amore sono ridicoli. Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo senza accorgermene lettere d’amore ridicole. La verità è che oggi sono i miei ricordi di quelle lettere a essere ridicoli. (Tutte le parole sdrucciole, come tutti i sentimenti sdruccioli, sono naturalmente ridicole). – Fernando Pessoa
Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso volere d’essere niente. A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo…” – Fernando Pessoa
« Il fado non è né allegro né triste, è la stanchezza dell’anima forte, l’occhiata di disprezzo del Portogallo a quel Dio cui ha creduto e che poi l’ha abbandonato: nel fado gli dei ritornano, legittimi e lontani… »
Josè Saramago
- Tago
…e stando qui, aspirando la brezza che increspa il Tago, cioè il Tejo, si intuisce vagamente cosa sia questa inesplicabile sensazione di rimpianto, di mancanza, e al tempo stesso desiderio di raggiungere l’inaccessibile, malinconico bisogno di utopia che è poi l’orizzonte stesso, un sentimento che i trovatori medievali chiamarono saudade e da allora in nessuna lingua si è trovato un termine appropriato per tradurlo.Pino Cacucci: Fado, saudade e profumo di Tago
Consiglio.Cingi di grandi muri chi ti sogni. Quindi, dov’è visibile il giardino attraverso il portone della grata cortese,
poni tutti i tuoi fiori più allegri, perché ti conoscano soltanto così. Ove nessuno lo vede non porre più nulla.Traccia aiuole come quelle degli altri, dove gli sguardi possano intravedere il tuo giardino come glielo mostri.
Ma dove è tuo, e mai nessuno lo vede, lascia crescere i fiori che spuntano da terra e lascia sorgere l’erba naturalmente.Fa di te un doppio essere custodito; e che nessuno, che veda e fissi, possa conoscere più di un giardino cui tu sei:
un giardino ostensivo e riservato, dietro il quale il fiore spontaneo carezza l’erba si povera che neppure tu la vedi… . – Muri, Fernando Pessoa
Il turista che ha a disposizione qualche giorno a Lisbona non dovrebbe mancare di visitarlo; avrà la nozione, che non può essergli data da qualsiasi altro luogo, di come fosse Lisbona nel passato.Qui ogni cosa evoca il passato – l’architettura, il tipo di strade, gli archi e le scalinate, i balconi di legno, le genuine abitudini della gente che vive una vita piena, di timore, di chiacchere di canzoni, di povertà e sporcizia. – Lisbona. Quello che il turista deve sapere, Fernando Pessoa
Disse un poeta, in un momento di rima facile e patriottico disincanto, che solo questo facciamo bene noi portoghesi, le torri di Belém!. – Josè Saramago
Questa città, più delle altre, è una bocca che mastica troppo da una parte e troppo poco dall’altra, non essendoci quindi una via di mezzo tra il gozzo pletorico e il collo raggrinzito, tra il naso rubicondo e l’altro tisico, tra la chiappa ballerina e quella floscia, tra il ventre pieno e la pancia appiccicata alle costole. La Quaresima tuttavia, come il sole, quando nasce, è per tutti. – Memoriale dal convento, Josè Saramago
“Qualsiasi strada, questa stessa strada di Enterpfuhl, ti porterà in capo al mondo”. Ma il capo del mondo, da quando il mondo si è consumato girandogli attorno, è lo stesso Enterpfuhl da dove si è partiti. In realtà il capo del mondo, come il suo inizio, è il nostro concetto del mondo. E’ in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo, se li creo esistono; se esistono li vedo come vedo gli altri. A che scopo viaggiare? A Madrid, a Berlino, in Persia, in Cina, al Polo; dove sarei se non dentro me stesso e nello stesso genere delle mie sensazioni?
La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò vediamo, ma ciò che siamo.
Il libro dell’inquietudine, Fernando Pessoa
Mi sembra un compito onorevole per la letteratura quello di suscitare dubbi e porre domande. Direi di più: suscitare inquietudine. Del resto oggi tutti vogliono dare risposte. La televisione dà risposte, i mass media in generale danno delle risposte, i politici danno delle risposte, cioè vogliono tranquillizzare, il che è il loro compito del resto. A me piace la letteratura che pone interrogativi. – Antonio Tabucchi
Hai tra i 18 e i 29 anni? Vuoi vivere una serata davvero speciale? Allora Under30cafe è quello che fa per te. E’ l’iniziativa che il Teatro Carlo Felice di Genova ha ideato per avvicinare i giovani al teatro. In che cosa consiste? serate a loro dedicate in cui oltre ad assistere allo spettacolo in cartellone si può cenare sulla terrazza del Teatro a prezzi davvero eccezionali. E con una qualità eccezionale perchè il catering è curato dalla Pasticceria Svizzera.

Inoltre, per chi è in possesso della Under30card, sono previsti sconti nei negozi affiliati al programma.
La prima serata è il 22 maggio.
Maggiori informazioni sulla pagina Facebook di Under30cafe.
Non aspettate. Fatevi belli!
Si è chiuso Slow Fish, con un indiscutibile risultato: la massiccia presenza di “cibo” genovese. Dico cibo perché non si è visto solo pesce, ma tutta la cucina ligure è stata messa in vetrina (con la sola esclusione del minestrone, mi pare di poter dire, ma non ci giurerei). Il pungente olezzo di fritto misto l’ha fatta da padrone. Un’edizione certamente più ridotta e ad ingresso libero che ha trasformato la manifestazione in un’immenso ristorante a cielo aperto, meno multietnico del cuore della città. Molta calca alle bancarelle che offrono micro degustazioni gratuite ma a suon di micro porzioni ci si riempie lo stomaco. E se doveva essere l’occasione per promuovere il recupero della tradizione, del cibo semplice, del pesce locale mi pare l’obiettivo può dirsi raggiunto. La leggenda vuole che il nome Genova derivi dal nome del dio romano Giano perché, proprio come il Dio bifronte, Genova ha due facce: una rivolta verso il mare, l’altra verso i monti che la circondano, una guarda al passato e una vede il futuro.
Qualcuno sostiene lo faccia con lentezza…
Genova illividita. Inverno nelle dita. Genova mercantile, industriale, civile.
Genova d’uomini destri. Ansaldo. San Giorgio. Sestri. Genova in banchina, transatlantico, trina. Genova tutta cantiere.
Genova che si riscatta. Tettoia. Azzurro. Latta. Genova sempre umana, presente, partigiana.
Genova di tutta la vita. Mia litania infinita.
Nato dall’amore per le cose belle (e buone) e dal piacere della condivisione Il Salotto è un nuovo Circolo in città. Non uno spazio come tanti, un po’ asettici per poter accogliere un po’ tutti , ma con una forte personalità… un po’ vecchia casa, un po’ negozio di antiquariato, non può non affascinare.
Creato per esporre arredi ed allestimenti creati da Cose Vecchie, ha di fatto catturato molti visitatori: l’architetto di grido, il romantico e il nostalgico, l’esperto d’arte e le persone qualunque attratte dalle bellezza.
In molti l’anno definito un’isola di eleganza in una città che offre poco. E quindi i “cose Vecchie ” si sono messi in testa di creare un punto di aggregazione, di condivisione.
Chi sono i Cose Vecchie? Il restauro di facciate, la decorazione di esterni e di interni, il restauro e la vendita di mobili e complementi di arredo sono le attività sulle quali è nata la ditta. Antonio si occupa dell’aspetto commerciale del negozio, dall’allestimento, al quale è dedicata molta attenzione, allo scovare i pezzi più interessanti ed intriganti, alla gestione del laboratorio di restauro dove sotto il suo controllo si sono formati molti giovani e che adesso comprende, fra gli altri, i suoi tre figli. Pietro lavora preferibilmente il ferro (ringhiere, intelaiature per porte a vetri, dehors, bowindow, serre, banconi da lavoro ma anche piccoli e grandi complementi di arredo quali tavoli e sedute e gli ormai famosi lampadari -Grovigli- da disegni originali di Pietro), della pietra (stemmi, sovra porte, bassorilievi e incisioni anche da disegni originali.) e di lavori in muratura (sedute da giardino, camini in muratura e inserimento di camini moderni in strutture create ad hoc, realizzazione di cucine ma anche ambientazioni giardini).
Andrea si occupa del restauro di mobili in legno si occupa e anche della realizzazione su misura di arredi e di complementi di arredo, intagli e intarsi geometrici (cabine armadi, angoliere e quant’altro vi viene in mente). Ma anche la realizzazioni di complementi da disegni originali come il tavolino “cometumivuoi”. Valentino si avvale dell’esperienza di Giovanni nel restauro e decorazione d’interni ed esterni. Esegue inoltre la laccatura e interventi pittorici su mobili e complementi di arredo (pannelli decorativi, testate letto e porte).
Giovanni invece, con i suoi apprendisti e collaboratori, è sempre sui ponteggi dei cantieri inventando ogni giorno le soluzioni migliori per facciate, meridiane, chiese, insegne commerciali. La grande conoscenza delle materie prime e la preparazione dei colori e delle basi sono segreti ben custoditi. Anche se ai suoi apprendisti insegna moltissimo senza risparmiarsi, certe finezze si imparano con anni di mestiere.

Cosa si trova? intimità, accoglienza, stupore e si va via rammaricandosi di non poterci abitare.

Riepilogando allora Il Salotto cos’è? Un salotto dove poter fare : conversazione , lettura , scrittura , disegno , ascolto musicale , giochi da tavolo , mostre pittoriche e fotografiche , piccoli eventi nelle proprie sale e all’esterno , videoteca , video , conferenze , corsi , dialoghi teatrali , rivalutazione storica , artigianale , architettonica e turistica del nostro territorio. I soci potranno usufruire dei saloni arredati, caldi e confortevoli della ditta Cose Vecchie in comodato d’uso, potranno leggere il quotidiano e alcune riviste mensili , giocare a giochi da tavolo , ascoltare musica , dialogare, annoiarsi e suggerire iniziative e svaghi: insomma costruire insieme.
Dov’é? ad Ovada, Alessandria, in Via Cairoli 78.
Quando è aperto?: mercoledì giovedì e sabato dalle 10 alle 12 e dalle 18 alle 20, il venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 18 alle 24.
Mentre si è li può capitare di sentir risuonare il sax di Antonio Marangolo
bere un bicchiere di ottimo vino accompagnato da sfiziosità.
Dietro tutto questo c’è anche il lavoro di Giancarla, la bellissima moglie di Antonio
presenza discreta ma palpabilissima. E’ anche grazie a lei, ai sogni che Antonio ha potuto coltivare se oggi abbiamo la nostra piccola Wunderkammer.
Ho iniziato questo post prima della tragedia nel porto di Genova. L’ho tenuta in stand by per un po’ prima di decidere se continuarlo. Alla fine ho deciso di pubblicarlo come omaggio a una città e al suo mare, che è un mare e un altro mare insieme a tutti gli altri. Perché il mare non è solo geografia: il Mediterraneo da sempre trasporta i gesti e il vociare di tante persone , la natura, le religioni, le spezie, gli oli, i profumi, storie di uomini, piene di dolore, di fatica, di fughe e approdi in terre poco ospitali. E la cultura del cibo. Lo scorso 14 aprile è scattato per l’Italia il Fish dependence day, ossia il giorno da cui il nostro Paese ha iniziato a dipendere dal pesce importato. Sino a qualche decennio fa in Italia si consumavano almeno 150 specie ittiche diverse, oggi non più di 40,e la stragrande maggioranza del consumo è concentrata su 10 specie. Cosa si può fare? Mentre impazzano corsi di cucina Sushi, dovremmo tornare a riconoscere e cucinare sgombri, sugarelli, boghe, sardine e palamite.
Questa la mission di Slow Fish 2013 che inaugura oggi. La cucina ligure per storia, radici ed elementi che la compongono si può dire sia la vera cucina mediterranea.
Una cucina povera, propria delle genti di campagna, dei montanari e dei naviganti, fatta di alimenti semplici, comuni ed economici. Che a Genova resiste anche grazie alle vecchie botteghe che sotto i portici e nei vicoli adiacenti al porto continuano a proporla.
Allora quando siete a Genova non lasciatevi tentare dalle insegne ridondanti, dai locali tirati a lucido, dai menù “finto esotico” ormai uguali in tutto il mondo. Andate alla ricerca di qualcosa di unico, di orginale, preparato con fatica e modestia : modestia che avrebbe potuto essere la nostra ricchezza.
E non dimenticate De Andrè.
René Char, poeta francese, nacque nel 1907 a L’Isle sur La Sorgue. Fu protagonista della Resistenza armata al nazifascismo con lo pseudonimo di Capitain Alexandre e attivista anti-nucleare. Chi viene al mondo per non incasinare nulla (pour new rien troubler) – scrisse – non merita riguardi né pazienza. Aderì negli anni ’30 al surrealismo per poi distanziarsene maturando un’estetica indipendente che lo portò poi a legarsi ad Albert Camus. Morì a Parigi nel 1988. Oggi, René Char è considerato uno dei poeti più ermetici, densi e originali della moderna letteratura europea. L’ho scelto a commento di molte foto de L’Isle perchè tutto ciò che mi circondava rimandava alla bellezza cui Char attribuì potere etico, una bellezza minimale, a volte struggente ma non per questo meno dirompente: Proprio l’istante in cui la bellezza, dopo essersi fatta lungamente attendere, sorge dalle cose consuete, attraversa il nostro campo rigoglioso, lega tutto ciò che può essere legato, illumina tutto ciò che deve essere illuminato del nostro retaggio di tenebre.
Nelle strade della città c’è il mio amore. Poco importa dove va nel tempo della separazione. Non è più il mio amore, chiunque può parlargli. Non si ricorda più di chi nel modo giusto l’ amò e da lontano lo illumina affinché non cada. – Sottomissione
Qui cherchez-vous brunes abeilles dans la lavande qui s’éveille?
Passa votre roi serviteur. Il est aveugle e s’éparpille. Chasseur il fuit le fleurs qui le poursuivent.Il tend son arc e chaque bête brille. Haute est sa nuit; flèches risquez vos chances. Un météore humain a la terre pour miel. – Recéption d’Orion
E’ nel tessuto del poema che bisogna ritrovare,
in egual numero, gallerie nascoste, stanze armoniche,
e, nello stesso tempo, lembi di futuro, portici al sole,
sentieri insidiosi ed esistenze che si riconoscono alla voce.
Il poeta è il traghettatore di tutto ciò che plasma un ordine.
Un ordine insorto.

Le mie giornate sono piene di tempo come un cane è pieno di pulci. La mia vita è diventata come una casa che era piena di mobili, oggetti e cianfrusaglie e all’improvviso sono arrivati i ragazzi del trasloco e hanno portato via tutto in mezza giornata.
Più forte di me, Rossana campo
Cosa succede alle cianfrusaglie che non trovano spazio in una nuova casa? viaggiano su e giù per il mondo in uno dei tanti mercatini? ingialliscono o sbiadiscono come i ricordi? a chi interessa la loro biografia? soffrono di solitudine? ogni volta che un oggetto mi colpisce e queste domande si accavallano mi viene in mente Pablo Neruda che raccolse un’infinità di oggetti che lo colpirono e poi un giorno collezionò domande che divennero un libro El libro de las preguntas:
Cosa regala il vento? Cosa si porta via? Dov’è il deposito oggetti smarriti? Qual è la più affilata? L’ascia che recide i sogni? O la falce che apre il sentiero a un sogno nuovo? Nel più grande dei mondi quali avventure attendono la più piccola delle navi? Le lacrime che non si piangono attendono in piccoli laghi? Dove sono quei nomi dolci come torte d’un tempo? I seni delle sirene sono tondeggianti conchiglie? Chi gridò di gioia quando nacque il colore azzurro? Da quale fiume escono i pesci? dalla parola argenteria? Dov’è il paradiso delle storie perdute?
Ad ogni mercatino dell’antiquariato che è sempre più tutto e più niente realizzo che comprerei molto il che non è possibile ma soprattutto che faccio incetta di suggestioni. Che sia un pezzo di antiquariato, una fotografia, un vecchio abito, un oggetto di paesi lontani inizia per me un viaggio.Un viaggio oltre gli oggetti, solitamente appartenuti a persone vissute in sordina, che se finite in un mercatino vengono di fatto consegnate all’anonimato, all’oblio. Eppure, proprio perché non commerciali, mantengono quell’aura di memoria di cui sono dotati, ad esempio, gli oggetti artigianali.
Che ci faccio qui? Che c’entra tutto questo con me? E si pensa al soldato, all’asinaio, All’uomo col turbante, si pensa al mullah, che a mezzogiorno, in piedi davanti alla moschea chiama alla preghiera, si pensa ai contadini, agli uomini intenti a bere il tè e alle carovane che percorrono lentamente sempre gli stessi sentieri da mille anni e ai nomadi che scendono dai loro pascoli estivi nelle alte valli e si dirigono a sud, verso l’India. (…) Le leggi sono dure, la vita misera, le stagioni improvvise. Non c’è modo di fuggire? Non si apre da nessuna parte una strada, un passo che porti in altri paesi?
La via per Kabul. Turchia, Persia, Afghanistan 1939-1940 – Annemarie Schwarzenbach.
Per gli oggetti provenienti da India Tibet e Nepal ho decisamente un debole. Ne vengo istintivamente attratta, se ho vissuto un’altra vita deve essere stato lì.
A volte penso sia retaggio della mia generazione, vissuta in anni in cui queste zone del mondo hanno significato per molti La meta ideale grazie anche a letteratura e musica.
Sento di potermi definire una “viaggiatrice sentimentale” nel senso che negli anni ho sempre più viaggiato in paesi che sento “miei”.
Certo il Tibet mi manca ma dovrebbe essere il Tibet che per la prima volta vide una donna bianca , Alexandra David-Néel , che nel 1924 giunse a Lhasa attraversando la Cina vestita con abiti tibetani. Gli abiti che indossa sono sporchi, trasandati, e chiunque la incontra sul suo cammino la scambia per una semplice pellegrina alla ricerca del suo tempio. Abiti che non furono sicuramente come quelli che ho visto indossare con estrema eleganza da donne di ogni età in occasione delle lezioni tenute dal Dalai Lama lo scorso anno a Milano, anche loro però pellegrine in terra straniera.
Di Alexandra mi piace molto questa frase “Chi viaggia senza incontrare l’altro, non viaggia, si sposta”, perché implica un avvicinamento concreto, fisico con le persone. Esprime esattamente ciò che cerco nei miei viaggi, anche i meno esotici: l’umanità della gente. E come lei penso che questi paesi siano la mia casa spirituale, per così dire perché sono paesi molto “fisici” che vanno avvicinati con i sensi e diciamo anche con il cuore.
By Satyajett
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