Donne e libri: attenti a quei due!

2892048-9788817074285Torno ad occuparmi di Pierluigi Battista  questa volta per l’uscita del suo libro I libri sono pericolosi. Perciò li bruciano (Rizzoli). Il libro, che esce domani,   è un excursus storico sulla “persecuzione libraria” se così si può dire. Non so se lo leggerò, sull’argomento esiste una folta bibliografia, anche sulle vittime degli effetti nefasti dei libri cioè noi donne lettrici. Il libro però mi  tocca molto da vicino perché un decennio fa, non parliamo quindi di Medio Evo, fui accusata appunto  di leggere troppo. E quindi di immaginare mondi non reali, con tutto quello che ne consegue: vite sentimenti desideri inesistenti e quindi pensieri pericolosi e folli aspettative. E i libri che leggevo, appunto, da bruciare come appestati, carta straccia.

Probabilmente è la stessa cosa che hanno pensato i traslocatori che hanno avuto a che fare con me perché il trasporto dei libri da una casa all’altra è stato faticosissimo, la sola cosa che da sola non sono riuscita a fare. E il riordinali ha richiesto tempo e mi ha procurato un piacere immenso perché dimenticando di essere bibliotecaria e quindi non cedendo al richiamo delle classificazioni ho ceduto al criterio della topografia della mia esistenza, che non è proprio una manciata di anni. Ho avuto quindi la conferma che tutto quello che ho letto appartiene ad un momento ben preciso nella mia vita, che ha avuto le sue colline dolci, le sue salite col fiato corto e le discese a perdifiato, le pianure rilassanti e i mari calmi e in tempesta. Mi ha riporta alle persone che ho incontrato, che ho perduto, a quelle che ho trovato, ai luoghi in cui sono stata e sarei stata da sempre e a quelli dove non sono mai voluta andare ma ora sì, e a quelli che rimangono da visitare. Ai maestri che mi hanno insegnato, e continuano a farlo anche se non ci sono più, a quelli a cui mi ispiro oggi. Agli amici scrittori, agli scrittori che sono diventati amici. E molti molti altri, ma soprattutto molto e molto altro di me…

E se metto in conto costi e benefici, naturalmente non in ambito economico dove è evidente che sono in perdita, beh…sono stati molto di più i secondi e in conclusione tutto quello che ho vissuto letto visto ha una sua unità, è come un cerchio che si chiude, non uno sbrindellamento qui e là. Se i miei libri potessero parlare direbbero che da me non sono mai stati acquistati e considerati  preziosità, soprammobili o oggetti di culto quindi letti senza capacità critica. Che è quello che temono  i censori perché di libri e di autori pericolosi ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno. Sono tanti in termini realistici? Difficile dirlo, ora che anche il web dà una mano a diffondere.

Ma noi lettrici, proprio perché tali,   abbiamo una marcia in più nell’individuare il pericolo che sta in chi il libro ce lo vuole togliere di mano: Potere e Amore. Se capita che sia il secondo, che tante volte coincide con il  primo, tanto vale fuggire. Senza avere paura. Il nostro futuro è già scritto in un libro.

DSCN0368

E ora solo qualche titolo in proposito:

La donna che leggeva troppoBahiyyih Nakhjavani 

Le donne che leggono sono pericolose /Le Donne che leggono sono sempre più pericolose / Stefan Bollmann 

Le brave ragazze non leggono romanzi / Francesca Serra

Sui libri malvagi / cur. Aldo Canovari

E se andate al Salone del libro sappiate che ci sono 4 appuntamenti dedicati a libri che parlano di libri, tra questi naturalmente I libri sono pericolosi di Pierluigi Battista :

http://www.booksblog.it/post/104121/al-salone-di-torino-2014-i-libri-che-parlano-di-libri

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Books please!, Genere femminile, Life style, Living with books, Vita da bibliotecaria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Mia mamma è straniera ma non per me

Il tema delle differenze è un tema molto caro a Julianne Moore, conosciuta  in Italia come attrice ma non come scrittrice, che ha debuttato in editoria con  la serie di Freckface Strawberry, le avventure di una bambina che ha questo nome perchè è lentigginosa. L’ispirazione le è venuta dalla propria esperienza di bambina dai capelli rossi e con lentiggini, che tentò di cancellarle e coprirle ma alla fine capì che erano le differenze a fare di lei quello che era ed imparò ad amarsi anche così.

Moore6._V192203420_Tema delicato soprattutto nelle fasi della crescita ma non così serio come quello affrontato nel libro successivo, che celebra la persona più importante nella vita di ciascuno di noi.

Una mamma straniera mangia, parla e si veste, come tutte le mamma.  Ma lo fa in modalità diverse, cosa di cui si bambini si accorgono ad intermittenza e cioè nel momento in cui si confrontano con gli altri. Per il resto del tempo la mamma è la mamma, non una persona straniera, e appare assolutamente normale. Sempre e comunque la migliore.

Di questo parla My Mom Is a Foreigner, But Not to Me

6a00d83451c76a69e2019aff318f0d970ddella mamma scozzese e di questa sua esperienza, del vivere nel “tuo” paese con una madre straniera, con un forte senso della propria provenienza. Esperienza comune a molti negli Stati Uniti dove tutti provengono da “altrove”.

Il libro è un tributo a tutte le “muttis, mammas, and mamans” che provengono da paesi diversi, come l’autrice delle illustrazioni Meilo So, originaria di Hong Kong e ora residente a Cullivoe on Yell (Scozia), uno dei luoghi più remoti al mondo dove, inutile dirlo è la sola cinese.

Meilo-with-her-daughter-Ming-and-husband-Ron-on-Yell-re-croppedMa soprattuto al concetto di uguaglianza e di pari opportunità. E riguarda anche noi e i bambini nati nel nostro paese. Anche da mamme straniere. E i bambini che da donne italiane nascono e nasceranno in altre nazioni. Mamme, comunque.

Pubblicato in Books please!, Living with books, Vita da bibliotecaria | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

Ieri ho trascorso il pomeriggio a scrutare il cielo, o meglio le nuvole, per cercare di capire che svolta dare alla giornata. Quello che ad esempio accade se osservi i cieli di Magritte, liberando la mente dai pregiudizi e lasciando che le immagini e  le cose si trasformino.   E così non mi sono sorpresa di vedere i piedi di Carolina infilati in Ballerine bigodinate,   di un marchio che sembra tutto tranne che una roba seria: Pokemaoke

Ma è solo apparenza perché dietro al nome che evoca pokemon, karaoke,  e oche, volendo, ci sono tre “creattive” che non solo cullano l’idea ma la realizzano. Ne consegue che nessuna ballerina è uguale all’altra, e senza troppa preziosità ci si conquista un pezzo unico,  anche più adatte a signore della mia età, diciamolo.

Quelle bigodinate però, indossate da Carolina, titolare di Mia Caro (tra i negozi in cui sono in vendita, Ovada via Cairoli 31) hanno un loro perché: ex studentessa di disegno industriale, ricciola, giovane mamma di una dolcissima bimba, ha un gusto particolare per le cose belle ed originali, che trasferisce anche nell’esposizione dei capi nel suo negozio che acquista un’aria surreale tra pesci infiocchettati e sospesi

DSCN8704-1 bikini in barattolo in cassette di frutta,  tra austere slippers e stringate color gelato alla fragola

il “tropical swing” di un intero che ciondola da un cestino appeso al muro

e borse “tuttifrutti” reversibili

DSCN8718-2E in questi giorni  un grande quadro di Luca Bellandi: una dama fantasma  dal cuore ardente e inquieto che veglia  su un principe urbano che invece riposa.

Pubblicato il da cinziarobbiano | 1 commento

La civiltà se ne va in treno

Prendo a prestito il titolo dell’articolo di Pierluigi Battista apparso su il numero di oggi di Style in cui l’autore denuncia i tagli ai trasporti ferroviari. Tutto vero, chi pendola lo sa. E fatica. E sperimenta che questo ha conseguenze anche sulla manutenzione della rete, delle stazioni, e via così in una catena di degrado e di abbandono.

Vero è però che la civiltà se ne va anche sul treno, e di questo dobbiamo ringraziare i passeggeri, che sempre più frequentemente mettono i piedi sui sedili,  graffitano sottopassaggi e vagoni,  gettano la carta a terra, non silenziano i cellulari e neppure se stessi, viaggiano non pagando il biglietto.

Resiste una minoranza di persone educate che sopporta, e continua a prediligere il treno per non contribuire al collasso delle città, all’inquinamento, a volte  perché non  ha scelta per non soccombere ai costi del carburante e delle autostrade. Tenta in tutti i modi di difendersi, lo fa spesso isolandosi, cercando scompartimenti fatti di suoi simili, dove spesso e per fortuna in silenzio si legge. Lo dimostrano gli scatti rubati e postati su http://cartaresistente.wordpress.com/category/sul-treno/

Libri da treno, cioè brevi, leggeri, comprati alla stazione prima di partire? non sempre… in ognicaso libri. Che aiutano a salvare il tempo, sempre troppo poco, sottraendolo alla volgarità, alle immagini. Destinandolo al ricordo e al sogno, almeno per un po’.

Pubblicato in Books please!, Life style, Living with books, Sì viaggiare, Vita da bibliotecaria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Fughe e vagabondaggi letterari…Provenza voluttuosa

Immagine

Cafè de France, Isle Sur la Sorgue

“…C’è la luce calda dell’interno, e la pioggia che corre sui vetri, la gente che entra e che scuote i vestiti bagnati, le auto che si fermano davanti e di cui per un attimo si percepiscono i fari. Ci sono le famiglie, che si sono bardate per la circostanza, e gli habitué con i visi rossi, che giocano le loro partite a domino e a carte, sempre sullo stesso tavolo e che chiamano i camerieri per nome. E’ un mondo, capite, un mondo quasi completo che basta a sé stesso, un mondo in cui mi immergevo con voluttà e che sognavo di non lasciare mai…”.
Georges Simenon

6630094147_4568f6f457_b“Ho visitato i musei, come fanno tutti, sono andato a zonzo in gondola sul Canal Grande. Me ne sono stancato presto. Vi si incontrano tedeschi, inglesi, francesi, cinesi, turchi (ma non spagnoli). Hanno la testa a trottola, infilata su un perno; guardano da tutti i lati come se il tempo incalzasse (e infatti li incalza). Io, per essere felice, devo vedermi circondato da gente che abbia chiaramente scritto in faccia che domani farà giorno ancora. Faccio tutto con molta placidezza. Mi piace così. Se ci si accalca per qualcosa, qualunque cosa sia, me ne vado, a costo di non acchiappare ciò che gli altri acchiappano. Se qualcuno mi dice, con gli occhi sgranati, che devo assolutamente vedere una cosa, è molto probabile che me ne vada a fare la siesta con un romanzo poliziesco. (…) La vita non è in marmo di Carrara. Non vi è nulla di straordinario sul Prato della Valle, se non per me oggi, alle cinque della sera, una luce e un’aria, certi rumori, colori, forme che mi colmano di una felicità che sono il solo ad assaporare.”
Jean Giono

6673213451_aebf1f985b_bDi Faustin, sapevamo che gironzolava per le cascine lì attorno, come macellaio volante: sgozzava o tirava il collo a conigli, anatre, maiali, oche, così da trasformarli in terrines, confites e prosciutti. Ci sembrava una strana occupazione per un uomo tenero di cuore, che viziava i suoi cani; ma evidentemente era svelto e abile e, da bravo contadino, non era sentimentale.Noi potevamo trattare un coniglio come una bestiola domestica o essere pateticamente affezionati ad un’oca ma venivamo da città con supermercati , dove la carne da cibo era igienicamente spogliata da ogni sembianza di essere vivente. Qui in campagna invece, non era possibile ignorare il passaggio diretto fra la morte e la tavola.
Un anno in Provenza, Peter Mayle 

6702936503_d3f19a958c_bSarebbe loro piaciuto essere ricchi. Credevano che avrebbero saputo esserlo. Avrebbero saputo vestirsi, osservare, sorridere come della gente ricca. Avrebbero avuto il tatto, la discrezione necessari. Avrebbero dimenticato la loro ricchezza, sarebbero stati in grado di non esibirla. Non se ne sarebbero vantati. L’avrebbero respirata. I loro piaceri sarebbero stati intensi. Avrebbero amato camminare, andare a spasso, scegliere, apprezzare. Avrebbero amato vivere. La loro vita sarebbe stata un’arte di vivere.
Le cose, Georges Perec

6703119683_cbee3959ce_bInsieme agli oggetti “acquistiamo” dei piccoli universi di senso.
Roland Barthes

Pubblicato in Antiques, Balocchi e profumi, Books please!, Casa dolce casa, Fughe e vagabondaggi letterari, Intimità, Life style, Living with books, Sì viaggiare | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Vita da bibliotecaria: proviamole tutte

L’ennesima inchiesta sulla lettura in Italia ci dice che oltre il 40% dei bambini dai 6 ai 10 anni non legge, prevalentemente provengono da famiglie non inclini alla lettura. Ma ci sono bambini che leggono anche se in famiglia nessuno lo fa. 1 famiglia su 10 in Italia non possiede libri. Si legge di più tra gli 11 e i 14 anni, leggono di più le femmine dei maschi, si legge meno al Sud che al Nord, scarseggiano le iniziative scolastiche di promozione alla lettura, e incentivi all’acquisto di libri.

E se in famiglia si legge ma non lo fanno loro regaliamo e-readers, più stimolanti forse vista la loro propensione  per la tecnologia. Oppure creiamo  un luogo per leggere che sia tutto loro, una sorta di rifugio in cui isolarsi e ricreare per sé il luogo ideale. Perché anche questo è leggere. Insomma, proviamole tutte.

Immagine

Stephanie Rausser photography

Pubblicato in Books please!, Casa dolce casa, Life style, Living with books, Rampolli, Vita da bibliotecaria | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

יום השואה – Yom HaShoah- Holocaust Remembrance Day 27-28 aprile 2014.

Pubblicato in Giorno della memoria, La storia siamo noi | Contrassegnato , | Lascia un commento

Scrittori Civili

Immagine

Marcello Venturi, autore di Bandiera Bianca a Cefalonia.

Scrivemmo senza cercare il successo, semplicemente per denunciare le sofferenze patite che mai più, nelle nostre intenzioni, avrebbero dovuto ripetersi.

Pubblicato in Books please!, La storia siamo noi, Living with books, Vita da bibliotecaria | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Selma : ho comprato una it-bag, ma non sono una it-girl!

L’ho fatto senza saperlo, l’ho fatto perché è stata attrazione fatale  nonostante non fosse tra le più “attraenti”. Mi è piaciuta per la sua sobrietà, per quell’apparenza di usato e quell’aria un po’ petulante da zitella, che dice e non dice. Prima di allora la sola Selma di cui avevo sentito parlare era la scrittrice svedese Selma Lagerloff. E anche una delle sorelle gemelle e zitelle di Marge Simpson, ora che ci penso. Poi ho scoperto che lei, la Selma di Michael Kors, è tra le borse più in del momento, una it- bag per dirla secondo la tendenza.

DSCN8637

It-bag che spopola tra le it-girls, naturalmente, e nei sogni di chi non se la può permettere. Neppure io del resto non me la sarei potuta permettere fosse stata a prezzo pieno, ma gli outlet si sa fanno miracoli. E così grazie al sempre generoso e tenero Mr. Tower che mi dice se volevi una borsa di coccodrillo potevamo comprarla vera (!!!???) mi porto a casa un oggetto che a pensarci bene forse non mi si addice. Essere It- girl infatti vuol dire essere giovani, famose, presenzialiste, copiate, osannate, e anche un briciolo stronze. Pare. Su tutte  brilla Olivia Palermo.

Comunque, a prescindere da non tanto piccoli dettagli, considerato che la borsa è della prossima collezione autunno inverno può essere che per allora sia già stata dichiarata out, superata da qualche altra it…e che insieme a  me accetti di  diventare una qualunque.

 

 

Pubblicato in Balocchi e profumi, Genere femminile | Contrassegnato , , , | 7 commenti

Gigolò. Per caso? forse no…

e91e75745b7fd2176453a54a84396831

Ho visto Gigolò per caso, ma non mi sento di definirlo un film. Piuttosto un divertissement, in cui Woody Allen e Vanessa Paradis la fanno da protagonisti, insieme ad alcuni elementi che fanno apparire il tutto un film di Allen. Bellissima la M.Schwartz & Sons Rare and Used Books ( che esiste veramente con il nome di Westsider Books http://westsiderbooks.com/)  la libreria antiquaria di Murray (Woody) che come tante librerie indipendenti chiude , fantastici i suoi figli “neri”, cool il negozio di fiori in cui lavora partime Fioravante  (Turturro),  deliziosa Vanessa in versione chassidica e tenero il poliziotto di quartiere da sempre innamorato di lei, disarmante lei  in versione chassidica che vuole emanciparsi,  e affascinante il tribunale rabbinico che chiude la questione con un interrogativo.

Vanessa-Paradis-in-Gigolo-per-caso_main_image_object

Bellissime le luci di Marco Pontecorvo che riportano New York e Williamsburg (Brooklyn) nelle atmosfere di trenta, quarant’anni fa.

Cosa non mi è piaciuto? Sharon e l’amica, insopportabili e inguardabili nonostante tanta bellezza, ridondanti nei loro abbigliamenti e non, decisamente out ed  efficaci solo nell’esaltare ancor più la poesia del resto. A qualcuno pare non sia piaciuta  anche l’ortodossia ebraica. Ma questa è una cosa che non mi sogno neppure di mettere in discussione.

Jueus_ultraortodoxes_satmar_a_brooklyn

E lui? Il gigolò?  Permettettemi la citazione ma nulla a che vedere con il “Gigolò” per eccellenza . A dire il vero non lo si direbbe tale per caso, per la facilità e l’efficacia  con cui si “presta” al ruolo. Fading, del titolo originale, è l’aggettivo che gli si addice di più, come del resto tanti di età analoga visti in oscure cittadine di provincia, a rincorrere non tanto il guadagno quanto “il tempo perduto”.  Ne ho apprezzato però l’abilità nel realizzare stupende e decadenti decorazioni floreali. Decadenza,  malinconia e solitudine che  pervadono il film, stemperate dalla dolcezza e da una certa dose di fascino.

Anche della colonna sonora. Su tutti i brani Tu si’ na cosa grande cantata da Vanessa.

 

Pubblicato in Books please!, Ciak, si gira | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 4 commenti