Lo Sfratto, parola dolce solo a Pitigliano…

Detto così pare impossibile. E così non fu  per gli Ebrei che nel sec. XVII vivevano in Maremma, espulsi dallo Stato della Chiesa nel XVI secolo, nella zona compresa tra Sovano e Sorana. Cacciati dalle loro case da un editto di Cosimo II de’ Medici, furono obbligati a vivere nel Ghetto di Pitigliano, a ridosso della Sinagoga. L’avviso di lasciare le loro case venne dato con un bastone battuto sulle porte e 100 anni più tardi gli Ebrei di Pitigliano vollero ricordare questo evento con un dolce , fatto da un impasto di miele e noci, scorzette di arancia e anice,  rivestito da una sottile cialda dal colore del pane.

sfratto2

 

La comunità Ebraica di Pitigliano fu molto numerosa e ben integrata con la popolazione locale. Proprio in virtù delle sue dimensioni Pitigliano venne definita “la piccola Gerusalemme”.

20151231_103651

Pitigliano, Città del Tu

Ad oggi sono veramente pochi gli ebrei presenti a Pitigliano e fanno capo alla comunità di Livorno. Ma il Ghetto è rimasto a testimonianza della loro presenza. E’ possibile visitare il Bagno rituale, la cantina, il forno delle azzime, il macello, la tintoria e naturalmente la Sinagoga.

20151231_105653

Ingresso al Ghetto di Pitigliano

20151231_120352

Ingresso Sinagoga, Pitigliano

20151231_120729

Interno della Sinagoga di Pitigliano

bagno rituale

Bagno rituale

20151231_114902

Vista dal Forno degli Azzimi

Il Cimitero non è visitabile ma lo si vede dal Belvedere di Pitigliano. Io ho provato ad arrampicarmi sul muro di cinta ma con scarsi risultati.

cimitero

Cimitero ebraico

Tracce minime  del Ghetto rimangono a Sorano.

sorano

Sorano

 

Anche dello Sfratto che abbiamo acquistato nel piccolo negozio che vende prodotti Kasher appena superata l’entrata del Ghetto…

20160108_123648

NEGOZIO

 

E  per chi avesse voglia di provarci ecco la ricetta:

Ingredienti per 4 persone:
200 gr. di farina, 100 gr. di zucchero, una punta di sale, 1 dl. di vino bianco, 6 cucchiai di olio ExV, 4 chiodi di garofano, 150 gr. di miele di maremma, cannella, noce moscata, 200 gr di noci frantumate, semi d’anice, la scorza di una arancia a striscioline, vaniglia, un uovo.

Preparazione:
Mezz’ora prima di preparare la sfoglia mettere il miele al fuoco basso e scaldare lentamente

unire la buccia d’arancia, i semi d’anice, le noci, la cannella e la noce moscata.

Preparare una sfoglia impastando farina, olio, vino, zucchero, vaniglia e il torlo di un uovo

spianarla e ricavarne delle strisce sottili lunghe circa 25 cm larghe circa 6/7 cm.

Riempire con l’impasto di miele etc… che nel mentre s’è
raffreddato.

Arrotolate le strisce, che risulteranno dei bastoncini,
(sfratti). Mettere gli sfratti in forno a 170 gradi per 15 minuti.

 

Pubblicato in Cosa bolle in pentola, Sì viaggiare | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Quella sono io: Florence Gordon di Brian Morton

20151227_195052

Florence non era il tipo di donna che
cercava di apparire più giovane. Non si tingeva i capelli, non aveva alcun interesse per il botox, non si faceva sbiancare i denti. Non era il tipo di donna che desiderava riafferrare la giovinezza. In parte questo era dovuto al fatto che la vita che viveva ora le sembrava molto interessante. Accettava la vecchiaia ma si sentiva comunque fondamentalmente giovane. Ed era anche, a sentire molte delle persone che la conoscevano e persino molte delle persone che l’amavano, un’autentica rompipalle.

Florence Gordon di Brian Morton
Ed. Sonzogno

Pubblicato in Uncategorized | 3 commenti

La Turchia e le Turcherie: c’era una volta…e a Genova c’è ancora

Siamo di nuovo da capo. Mr Tower torna in Turchia. Ma proprio adesso? Eh sì, non ad Istanbul ma ad Izmir. Dici che è più tranquillo? Mah, non saprei…sai com’è…gli aereoporti, i visti russi… Insomma, secondo me è un momento del cavolo per andarci. A dire il vero lo è da un po’, i motivi sono diversi e Mr Tower come Mr Magoo se l’è sempre cavata. Izmir con le sue chiese, moschee e sinagoghe è un bel crogliolo di religioni. Da cosa è meglio stare alla larga? dai mercati, dal lungomare, dall’Ascensore fatto costruire da un ebreo e dove c’è un ottimo ristorante con la vista migliore sulla città?

Io da casa cercherò di stare tranquilla, fiduciosa di quell’amicizia postcoloniale che lega Genova e la Turchia, e del fascino che più in generale l’Oriente esercitò in diversi ambiti artistici, come ha sottolineato la mostra Turcherie conclusasi lo scorso gennaio.

E andrò cercandone le testimonianze, visto il periodo, proprio in quello che oggi sembra un territorio minato e cioè nei presepi di tante chiese della città. Quelli di epoca barocca ovviamente, non meno importanti di quelli Napoletani, che ebbero carattere spettacolare. Più una rappresentazione teatrale che sacra, fatta di manichini articolati, con abiti in tessuti spesso preziosi, occhi di vetro e scenografie complesse e movimentate.

Fu soprattutto nell’Adorazione dei Magi che si evidenziò il complesso rapporto tra Genova e l’Oriente, e vide coinvolti numerosi artigiani nella sua messa in scena: intagliatori, orafi e argentieri, sarti e ricamatori, liutai ed armaioli. Un microcosmo popolato da soldati europei, mulatti e mori, cammelli e dromedari, scimmie, uccelli esotici ed elefanti. Tutto ciò, oltre a rappresentare un mondo di grande fascino, aveva anche il preciso scopo di  rappresentare l’omaggio al Gesù Bambino di tutti i popoli della terra. E trasse un nuovo impulso dalla vittoria di Vienna del 1683 dell’esercito cristiano sulle truppe dell’Impero Ottomano.

3854fce8b9adeadc98d1777efca52198

A seguito del re Moro troviamo quindi paggi e servitori di colore, dal naso largo e carnoso, labbra pronunciate, capelli ricci e folti tranne che nel caso dei circassi dal capo rasato ad eccezione di un ciuffo di capelli nella nuca. Gli abiti riproducono la tradizione orientale: babbucce con punta arrotondata laccate di rosso o giallo, calzoni stretti al ginocchio, fascia in vita e camicia di seta, impreziositi da ricami in cordoncino di seta. Alle orecchie portano pendenti, dorati dall’artigiano.

Proprio a Genova, in questi giorni, è in atto una sorta di battaglia a colpi di Presepe. In risposta a Don Farinella, Parroco di San Torpete, che quest’anno non farà il Presepe per non sostenere la battaglia di Salvini in difesa dei simboli, Don Fiscer viceparroco di San Martino d’Albaro lancia il concorso “Pre…selfie”, invitando a fotografarsi davanti a quello di casa.

E proprio a San Torpete è conservato un velo da calice, dal chiaro decoro in stile ottomano, in cui compaiono un melograno sormontato da un garofano e ai lati due tulipani piegati.

IMG_5861-light

san giacomo

 

Motivi analoghi si ritrovano in alcuni dipinti di Giovanni Battista Carlone in particolare nel dipinto San Giacomo condotto al martirio risana un paralitico, conservato nell’Oratorio di San Giacomo della Marina,

così come nella Chiesa di Santa Maria di Castello dove sono conservati paramenti liturgici di produzione italiana che riprendono motivi ornamentali ottomani.

Concludendo:

saranno giorni genovesi,  con influenze turche.   Provando a dimenticare i luoghi comuni e con un briciolo di nostalgia…

 

20150818_000535

Istanbul, Torre di Galata

 

 

 

Pubblicato in La bellezza ci salverà, Sì viaggiare, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Books and Art: Paris Bookstore

olej,platno

Paris bookshop

Tavík František Šimon nato in Boemia nel 1877 e morto a Praga nel 1942. Per lo più ignorato durante il periodo comunista in Cecoslovacchia ha goduto di una discreta fama negli anni più recenti.

Il dipinto è del 1904 ed è frutto di uno dei  suoi numerosi viaggi attraverso l’Europa.

Pubblicato in Books and art, Books please!, La bellezza ci salverà, Vita da bibliotecaria | Contrassegnato , , , , | 3 commenti

Fughe e vagabondaggi letterari: Venezia e Borges

5853818676_c267c34eed_b

Labirinto
Dell’Italia Borges amava Venezia, più di ogni altra cosa. «Perché è un labirinto, per l’acqua e per il mistero».

Pubblicato in Books please!, Fughe e vagabondaggi letterari, Living with books, Sì viaggiare | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 5 commenti

Nel fiore degli anni. Più vecchie, più sagge, più felici, anche senza i consigli di India Knight

20151110_085725

Il libro si rivolge genericamente a donne “intorno ai 50”, senza specificare quanto intorno. L’Autrice, India Knight, ne ha giusti giusti 50, 6 meno di me, e se proprio devo essere sincera…beh, ora capisco come su di lei alcuni accostamenti possano stonare… anche il cianfrusagliame che ingombra la sua casa, sempre secondo me naturalmente…

India Knight
India Knight

Ne ho letto una sagace recensione su Il Foglio, scritta da Annalena Benini, che confesso da un po’ sembra scrivere per me. O meglio, di cose che voglio leggere.  Annalena si smarca subito dai consigli che paiono ordini della suddetta Knight. Io invece qualche pensierino ce l’ho fatto e mi sono lasciata mettere in crisi, solo per qualche ora però.

Il libro è per quanto riguarda gli indirizzi rivolto alle Londinesi. Cita stilisti, parrucchieri, pedicure che richiedono l’attraversamento della Manica perché “basati”, come si usa dire ora anche qui in Italy (producendo su di me lo steso effetto del gesso che stride sulla lavagna) in London. E questo è il punto nr. 1 per cui sentirsi esonerate. La sola citazione italica è il Ceek Fabric di Armani, tonalità 506, che pare stia bene a tutte e dovrebbe far sembrare più giovani. L’ho cercato su Sephora ed è esaurito: effetto India? non saprei. Quelle della mia età le vedo sempre più spesso affollare i negozi di Kiko. Comunque costa 50 Euro, troppi  per una promessa che non verrà  mantenuta.

Sconsiglia un sacco di cose di cui  mi sono liberata almeno in parte, già da anni, come nel caso di un golfino maculato che indossai una sola volta per una cena. Avevo 20 anni di meno e tutto si poteva dire tranne che su di me producesse l’effetto “tardona”. Mentre stavo uscendo mio figlio, allora piccolo e quindi innocente, mi chiese perché mi ero messa una maglia da cane.  Finita la cena lo gettai nell’immondizia e non se ne parlò più. Confesso di ripensarlo ogni tanto, perché uno bello così non l’ho mai più rivisto. Mi sono poi rifatta con una paio di scarpe   ma nel frattempo la moda ha preso “piede” e le mie scarpe, in quel momento azzardate, non fanno più lo stesso effetto. Pazienza.

Ho ceduto anch’io alle Birkenstock e non mollo i miei colori neutri, soprattutto in inverno, anche se, sempre secondo India invecchiano moltissimo e sembrano appartenere a chi ha imbiancato casa l’ultima volta nel 1986. Così come non mollo il grigio, anche se, sempre secondo lei,  è il colore dei piccioni, dei topi e della nebbia. Ci troviamo d’accordo sul blu che è il mio colore  preferito.

facebook_1447143963180

La cara India comunque dà un sacco di altre “suggestions” riguardo a salute, amicizie, amori, genitori anziani e se mi sono soffermata solo sull’abbigliamento è perché da sempre la moda e il vestire sono da mettersi strettamente in relazione alla psicologia dell’individuo e della società. E a questo proposito risponderei all’Autrice proponendo la poesia Warning di Jenny Joseph, poetessa inglese, votata secondo un sondaggio della BBC come la poesia più popolare del dopoguerra, e a cui si è ispirata la community internazionale Red Hat Society    che mette in contatto, sostiene e incoraggia donne in cerca di amicizia, divertimento, realizzazione personale e benessere. Il loro motto? godersi la vita, ad ogni età.

Quando sarò vecchia mi vestirò di viola con un cappello rosso che non si intona e non mi dona

e spenderò la mia pensione in brandy e in guanti estivi e in sandali di satin, e poi dirò che non abbiamo soldi per il burro.

E mi siederò sul marciapiede quando sarò stanca e arrafferò gli assaggi nei negozi e premerò i campanelli degli allarmi

e farò scorrere il mio bastone lungo tutte le inferriate e mi rifarò della sobrietà della mia gioventù.

Uscirò in pantofole sotto la pioggia e raccoglierò i fiori nei giardini degli altri e imparerò a sputare.

Potrò indossare terribili camicie e ingrassare e mangiare tre libbre di salsicce in una sola volta

o solo pane e sottaceti per una settimana e accumulare nelle scatole penne e matite e sottobottiglia da birra e cianfrusaglie.

Ma ora dobbiamo mettere vestiti che ci rendano sobri e pagare l’affitto e non imprecare per strada e dare il buon esempio ai bambini.

Dobbiamo avere amici a cena e leggere i giornali. Ma forse dovrei cominciare a fare un po’ di pratica adesso?

Così la gente che mi conosce non rimarrà troppo scioccata e sorpresa quando d’improvviso sarò vecchia e comincerò a vestirmi di viola.

Iris Apfel, Advanced Style
Iris Apfel, Advanced Style
Pubblicato in Balocchi e profumi, Books please!, Genere femminile, Life style, Vita da bibliotecaria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | 6 commenti

Le cartoline, i Bistrot e il presente che ritorna…

Un libricino delizioso: così mi pare si possa definire Teoria della cartolina di Sébastien Lapaque, Archinto Ed. Un libricino in cui sono raccolte riflessioni profonde sull’importanza delle parole scritte, anche poche, soprattutto nell’era digitale. Parole affidate alle cartoline che testimoniano, in molti modi, del tempo che passa in un viaggio tra i nomi di persona,  l’estetica dei luoghi e i paesaggi, gli  indirizzi, i francobolli. Un libro malinconico, destinato a poetici vagabondi. In viaggio dalla Bretagna a Parigi, seduto nei caffè all’aperto Lapaque si trova nella situazione ideale per scrivere cartoline, ha il tempo necessario per trasformare in un’esercizio di stile la ricerca delle parole più adatte:  parole di incanto e di gioia, parole leggere. Ma anche parole più ricche.

Cafè

E la lettura del suo libro, a questo punto,  sembra imprendiscindibile da Un etnologo al Bistrot di Marc Augé, Raffaello Cortina Ed. Nel bistrot la fretta è rimossa, ci si entra per assaporare e per restare, scrivere, leggere, guardarsi intorno e assistere alle vite altrui: è un luogo romanzesco perché ci consente di cogliere attimi su cui ciascuno di noi può immaginare storie. Il Bistrot è per eccellenza il luogo della tradizione, dove prevale un’atmosfera nostalgica legata al cibo della tradizione, all’arredamento d’epoca. Nel bistrot con più facilità ci si trova a riflettere sul trascorrere del tempo, sui sentimenti e sui ricordi. E se seduti ad un Bistrot affideremo i nostri pensieri, le nostre attenzioni per le persone che amiamo non ad un SMS ma alle cartoline,  sarà la rivincita delle relazioni concrete, un atto di resistenza.  Se conservate,  tutto ciò che sembrava perduto per sempre, tornerà a vivere.

Mi hai abbandonato come una frase interrotta Un oggetto a caso una cosa una sedia Una vacanza alla fine dell’estate Una cartolina in un cassetto. – Louis Aragon

Café de Paris, Isle Sur La Sorgue, Provence

Café de Paris, Isle Sur La Sorgue, Provence

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Foto orfane: Uomini sul tetto ma senza violino…

uomini sul tettoVista la foto ho pensato subito a Chagall, ai tanti personaggi in volo che amava dipingere nei suoi quadri. Personaggi che  camminano o volano sulle case perché vogliono vedere un mondo nuovo. In particolare al violinista sul tetto che compare in molti dipinti: lo zio violinista che diventerà l’archetipo di tutti i violinisti che compariranno nelle sue tele. La posizione in bilico evoca la precarietà economica e sociale dei Kletzerim, i musicisti ebrei: indispensabili per la celebrazione di molte feste, ma mal retribuiti. Vite in bilico quindi, anche a causa delle persecuzioni. Come le vite di questi uomini ritratti nella foto poco dopo l’entrata in Guerra dell’Italia nel 1915.

Marc Chagall, Il violinista, 1912-1913, Stedelijk Museum, Amsterdam

Marc Chagall, Il violinista, 1912-1913, Stedelijk Museum, Amsterdam

 

Pubblicato in Foto orfane, La bellezza ci salverà | Contrassegnato , , , , , , | 3 commenti

L’Azerbaijan, e I sogni di pietra di chi si oppone al nuovo, si fa per dire, corso…

In Azerbaijan si sono svolte le elezioni che hanno confermato alla guida del Paese il Partito del Nuovo Azerbaijan. Dov’è la novità? Non c’è. Perché  è al potere ininterrottamente dal 1996. E Ilham Aliyev, il Presidente,  è in carica dal 2003, dopo essere succeduto al padre  Heydar celebrato un po’ ovunque nel Paese con monumenti carichi di retorica.

Presidente Hyedar Aliyev Shaki, Azerbaijan
Presidente Hyedar Aliyev
Shaki, Azerbaijan

A dare una mano ha contribuito l’opposizione che ha boicottato le elezioni non presentando le proprie liste. Ne ha approfittato per denunciare, oltre alla mancanza di equità, le intimidazioni e gli arresti dei propri rappresentanti. Annullata, per il numero ridottissimo di autorizzazioni, la presenza degli Osservatori Ocse a cui di fatto si sarebbe impedito di svolgere con efficacia il proprio ruolo. Un mese fa anche a rappresentanti di Amnesty è stato impedito l’ingresso nel Paese: il loro lavoro di denuncia di violazioni dei diritti umani non è gradito al Partito del Presidente.

261674_photo

Tra i tanti che hanno subito la repressione vi è anche lo scrittore Aylisli Akram, un tempo membro del Parlamento. Insignito dallo stesso Presidente delle più alte onerificienze dello Stato, si è visto revocare ogni diritto e ogni titolo nel 2013, in occasione della pubblicazione del suo romanzo Sogni di Pietra, in cui denuncia i progrom nei confronti degli Armeni perpetrati dagli Azeri. Copie del suo libro sono state date alle fiamme, gli è stata revocata la pensione, sua moglie e suo figlio sono stati costretti ad addandonare il lavoro e  13.000 dollari vengono  offerti in premio a chi consegnerà un suo orecchio. Nonostante il clima di odio che lo circonda, e i pochi che comunque ancora lo amano, lo scrittore rimane a Baku, accerchiato su tutti i fronti.

Il romanzo, scritto nel 2006, venne pubblicato solo nel 2013 sulla rivista russa Druzhba Narodov (Amicizia tra i Popoli) dopo l’estradizione in Azerbaijan di  Ramir Safarov, tenente azero,  per aver ucciso un ufficiale dell’esercito armeno in Ungheria e accolto come un eroe nel suo Paese.

Ora il romanzo è stato pubblicato in Italia dalla Casa Editrice Guerini e Associati. Io l’ho acquistato e letto e posso dire che è un libro bellissimo, commosso e commovente. Così come la sentita prefazione di Gian Antonio Stella che  in apertura al suo intervento ha scelto la frase, tratta dal libro, che ha sconvolto la vita dell’autore:

Questi arrivano e uccidono, poi arrivano quelli e uccidono. Se si accendesse almeno una candela per ogni armeno ucciso violentemente, la luce di queste candele sarebbe più viva di quella della luna.

20151021_175252

Sono stata mesi fa in  Azerbaijan di cui ho apprezzato ad esempio la tolleranza nei confronti degli ebrei. Me lo ha confessato il rabbino di Baku, ortodosso. Lo ha fatto senza guardarmi negli occhi come se la domanda l’avesse posta il mio compagno che era con me, senza darmi la mano. Il resto è fumo negli occhi se ci si  limita a Baku, la capitale. Basta inoltrarsi nell’interno per rendersi conto delle grande disparità di condizioni di vita, dell’abuso di potere e della propaganda che serve ad addomesticare gli animi dei più deboli, anche dal punto di vista intellettuale.

E mi sono chiesta in che direzione andasse la pubblicazione in Italia del romanzo visto che il nostro Paese ha fimato con l’Azerbaijan un accordo di collaborazione sul piano della promozione economica, turistica e culturale (The Jewel, il bellissimo padiglione azero ad Expo è stato progettato da Simmetrico, un network di creativi italiani operativo da qualche anno in Azerbaijan) . Mi sono quindi rivolta all’Editore che mi ha fatto pervenire questa dichiarazione

“Ci sono libri che si impongono per la loro qualità letteraria, altri che si impongono per la qualità storica e altri che riescono ad avere entrambe queste caratteristiche. Il libro di Aylisli mette in luce con maestria letteraria avvenimenti poco conosciuti, invitando alla comprensione e alla pacificazione. Libertà di stampa è dire alla gente quello che la gente non vuole sentirsi dire diceva George Orwell. E questo è quello che ha fatto Aylisli, invitando i suoi lettori a capire che, per comprendere “l’altro”, è necessario conoscere le sue ragioni e ammettere i propri torti.” – Angelo Guerini

Pubblicato in Books please!, La storia siamo noi, Sì viaggiare, Vita da bibliotecaria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Un Mixer di cocktail e libri….

Mixer, Piazza San Domenico 8, Ovada

Mixer, Piazza San Domenico 8, Ovada

Quando ha aperto, circa un mese fa, una domanda ce la siamo fatta tutti. Eh sì, perché nel raggio di poche centinaia di metri, di bar ce ne erano già una decina. 2 con Mixer nella stessa piazza e 1 che aprirà. In totale poco più di una cinquantina , per una cittadina di circa 10.000 abitanti. Troppi secondo me. Anche per quella piazza che si anima solo nei giorni di mercato.  Bar (non tutti ovviamente) che  hanno dato non poco filo da torcere ai residenti di ormai tutte le parti di città con gli alcolici offerti con il 3 x 2 (offerta che non va nella direzione di limitare l’abuso di alcool tra i giovani e i giovanissimi e su cui nessuno tra i tanti che ne avrebbero un ruolo ha mai trovato da eccepire),  le musiche sparate a manetta, gli schiammazzi, i bicchieri abbandonati sui gradini, le soste selvagge: tutto il catalogo della movida, insomma, che quando nacque in Spagna alla fine della dittatura di Franco, si prefiggeva ben più nobili scopi.

Franco_dando_un_discurso_en_Éibar_en_1949

Che se si chiama movida spiegatemi perché stanno tutti fermi sotto le finestre di chi magari è anziano o malato o vuol o deve riposare per non essere uno zombie la mattina dopo, costringendo i residenti loro sì a muoversi, a volta anche poter dormire, o se hanno voglia di uscire la sera in  cerca di locali adatti all’età  (over 50 e anche meno  ma non proprio out) e alle abitudini, ad esempio far due chiacchere  con una gradevole musica  di sottofondo che consenta il ragionamento e non favorisca l’ipnosi coadiuvata dall’alto tasso alcolico.

Viste le premesse, quindi, non avevamo di che essere allegri.  Poi da mio figlio vengo a sapere che, insieme all’aperitivo, per un 1 euro in più il barista ti vende anche un libro, a scelta tra quelli che tieni in uno scaffale vicino all’ingresso. Tò, che bella idea! e così ieri  sera insieme alla mia amica Ale, anche lei appassionata lettrice ed ex titolare del Bar dei Bar della nostra città ( che se avessimo avuto nel tempo una politica locale di tutela dei locali storici anche le ferramenta per dire ci farebbe fare ancora oggi  la nostra bella figura Legge regionale n. 34 del 14 marzo 1995 Tutela e valorizzazione dei locali storici), sono andata  al Mixer a curiosare approffittando del nostro rito settimanale dell’aperitivo.

Caffè Trieste

Caffè Trieste

Il proprietario, Luca,  viene da una lunga tradizione familiare di gestione di locali pubblici. Ha iniziato da ragazzino, l’estate, a lavorare nei bar e ha accumulato molta esperienza in località di villeggiatura anche all’estero. L’esperienza- dice – unita allo studio danno una visione globale di questa attività che non la si improvvisa da un giorno all’altro.

DSCN7505

Luca Tramontana

DSCN7514

Propone  una lunga lista di cocktail tra i più noti e una lista delle sue creazioni. L’idea dei libri gli è venuta dagli aperitivi letterari, che sono ormai una consutetudine in molti locali , non qui da noi purtroppo, anche se per aperitivo letterario si intende un’altra cosa. E qui mi rivolgo a Luca: perché non presenta il libro di sua moglie? La saletta interna è molto raccolta, si presterebbe e chissà che altri autori non le chiedano di ospitarli…
20151029_123038

L’occasione per provare e vedere come andrà a finire gliel’ha fornita un amico che si è ritrovato una discreta quantità di volumi di cui, ahilui!, non sapeva che fare e che ha con gioia trasferito nel bar. Non tutti in una sola volta, ovviamente, e Luca provvede quasi settimanalmente a rifornire lo scaffale.

DSCN7506

Ma come funziona? funziona che vai per un aperitivo, ad esempio il venerdì sera, e con 1 euro in più ti porti a casa un libro. La scelta è varia, i classici sono andati via velocemente.  Io e la mia mia amica Ale ci siamo portate via 3 titoli assolutamente, per noi,  imperdibili. Insieme al sottofondo di vera musica che ha continuato ad accompagnarmi per un po’.

2015-10-29

DSCN7515

Ma l’interessante è che ad analizzare l’insieme dei titoli viene fuori il ritratto di una persona, il loro vecchio propietario, che si interrrogava sul senso dell’esistenza, in cerca di uno scopo più nobile di quello della realizzazione dei bisogni primari : mangiare, dormire, far l’amore (talvolta), lavorare (nei tempi che stiamo vivendo anche questo talvolta).

2015-10-291

E il fatto che lo scaffale si trovi accanto all’ingresso assume un significato ancora più profondo secondo me se lo si considera dal punto di vista dell’uscita: provare ad uscire con in mano qualcosa che abbia un effetto più duraturo dell’alcool, che a differenza dell’alcool non tenda a nascondere ma se mai ci aiuti a mettere in luce quei a volte piccoli ma non insignifcanti particolari che aiutano a vivere, e non a lasciarsi vivere.

Pubblicato in Books please!, Il futuro è ora, Life style, Living with books | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | 2 commenti