Stoner in vacanza

Inizia in sordina, come la vita del protagonista. Poi come la goccia scava la pietra, Stoner scaverà dentro di voi. Rimarrà un peso, una commozione che è poesia.

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Sardegna 1959. L’Africa in casa di Carlo Bavagnoli

Layout 1Sarà che amo la Sardegna, sarà che per me la Sardegna è soprattutto il suo interno, sarà che sono nata nel 1959… il fatto è che quando ho visto il libro di Carlo Bavagnoli ho voluto averlo.

DSCN1356Di lui, di Carlo Bavagnoli, fotografo, ignoravo l’esistenza, cosa di cui sinceramente un po’ mi vergogno, ma della Sardegna da lui raccontata per immagini avevo la certezza: a partire dai romanzi di Grazia Deledda ma soprattutto dai nostri vagabondaggi in Baronia e Barbagia.

Perché oggi quel passato di povertà è ancora evidente. Le vecchie case diroccate di pietra e fango fanno parte del paesaggio urbano.

LULA bn LULAbn1Ed esercitano un fascino, almeno per noi, irresistibile. Perché in quelle pietre è scritta la storia di “persone” che hanno vissuto alle soglie del boom economico in condizioni di arretratezza estrema e miseria, conservando però dignità, fierezza e anche una certa eleganza. Per capirlo basta avvicinare e parlare con un qualsiasi anziano, donna o uomo che sia, per percepirlo.
Carlo Bavagnoli arrivò in Sardegna nel ’59 insieme a Livio Zanetti, redattore dell’Espresso. Dalle testimonianze da loro raccolte trassero un reportage che venne pubblicato poi sulla rivista e che per conto di una commissione parlamentare doveva documentare la povertà del Meridione.

expressosPer Carlo Bavagnoli non era il primo reportage in terra sarda. Era già stato ad Orani l’anno precedente per documentare l’attività di Costantino Nivola, pittore e scultore.

NIVOLA

Figura femminile, Costantino Nivola

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Costantino Nicola: ritorno ad Itaca, foto di Carlo Bavagnoli – Orani, vie del Centro Storico

Furono in tanti allora la Sardegna a lasciare l’Isola per il Continente, in cerca di condizioni migliori: un futuro comunque duro, fatto di lontananza, incertezza, emarginazione. Le stesse condizioni in cui si trovano a vivere oggi i tanti che abbandonano l’Africa. Se la montagna non viene a Maometto, si diceva, Maometto va alla montagna. Il miracolo, è evidente, deve ancora avvenire.
Sono nata nel 1959, la data del reportage.

c7c1f042ae_3594452_medDella prima elementare ricordo ancora il barattolo per le offerte ai bambini poveri dell’Africa e del Bangladesh. Faceva sentire i nostri adulti migliori, la loro povertà non era nostra diretta responsabilità. Il silenzio sul Meridione era omertà, l’ho capito anni dopo. Durante il mio girovagare avrei voluto chiedere perché i ruderi vengono mantenuti. Voglio pensare che sia anche un modo per ricordare, per sapere quello che sono stati, che è stata la Sardegna. Il libro che ho comprato voglio sia questo per me. Anche per fare ammenda. Perché nello stesso giorno in cui io nascevo al Nord del Continente, il 20 novembre del 1959 appunto, qualcuno dal Continente andava in Sardegna, vedendo solo quello che voleva vedere.

Carlo Bavagnoli nasce a Piacenza nel 1932. Completati gli studi classici, nel 1951 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Milano. A Brera ha modo di confrontarsi con alcuni giovani fotografi, Alfa Castaldi, Mario Dondero e Ugo Mulas. Nel 1955, trasferitosi definitivamente a Milano, inizia a collaborare con “Illustrazione Italiana”, “Tempo illustrato” e “Cinema Nuovo”.

Assunto come fotografo da “Epoca“, nel ’56 viene trasferito nella redazione romana della rivista. Nella capitale inizia un lungo lavoro di documentazione del quartiere popolare di Trastevere, grazie al quale ottiene i primi contatti con la rivista americana “Life“, che gli pubblica alcune foto.

Nel marzo del 1958 è per la prima volta in Sardegna, ad Orani, dove per la stessa testata fotografa Costantino Nivola durante la decorazione della facciata della chiesa della Madonna d’Itria e la mostra di sculture allestita per le vie del paese.
L’anno successivo trascorre un mese a New York, dove ancora “Life“, gli richiede, a scopo formativo, la realizzazione di un reportage sulla vita della metropoli; due anni dopo gli offre un contratto come corrispondente dall’Italia. Negli anni successivi lavorerà come free lance per diversi giornali.

Tra il 1960 e il 1961 torna in Sardegna, a Loculi e Irgoli, inviato da “L’Espresso” per un servizio sulla povertà in Italia. Negli anni seguenti i viaggi tra l’Italia e gli Stati Uniti s’intensificano. Per “Life” documenta l’apertura del Concilio Vaticano II, la morte di Giovanni XXIII e l’elezione di Paolo VI. Nel frattempo continua la sua collaborazione con “Epoca”.

Il 1964 è un anno memorabile per la sua attività: è assunto nella redazione americana di “Life“, fatto unico per un fotografo italiano; dopo un anno trascorso a New York, viene trasferito alla sede di Parigi.
Dal 1972, anno in cui cessa la pubblicazione della rivista americana, intensifica i suoi rientri in Italia, pubblica numerosi libri fotografici, realizza vari documentari per la televisione e si occupa di musica classica.

 

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Terra Promessa / Eretz Israel

In viaggio verso la Sardegna, nei giorni della ripresa dei conflitti tra Israeliani e Palestinesi.

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Chiuso per ferie

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Su Gologone, ospitalità leggendaria

Ci siamo arrivati dopo aver percorso la Valle di Lanaito, e ci è sembrato un viaggio nel tempo. E perché no nella civiltà. Nella civiltà fatta di fatiche (basti pensare alla strada costruita ciotolo per ciotolo), isolamento,  ordine e ritmi scanditi dalla natura. Dall’alto la vista sulla valle è mozzafiato, mi ha ricordato i lunghi viaggi dei pionieri fatti nelle sconfinate praterie e poi finalmente le valli fertili, il fiume a cui attingere l’acqua e la scelta di un luogo che sarebbe diventato casa.

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Provate ad immaginare  la Sardegna (con tutto quel che vuol dire) e la Barbagia,  e una tenuta di campagna nel cuore di un parco silenzioso, percorso da vialetti in pietra all’ombra di nespoli e lentischi, cortili ombreggiati da ulivi, un persistente profumo di mirto e rosmarino che si mescola ai sapori delle cose buone del passato.

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Per quanto vi possiate avvicinare alla realtà, mai riuscirete a immaginare cosa sia Su Gologone, non a torto definito Experience Hotel e ormai leggenda dell’ospitalità sarda. Perchè la “tenuta di campagna” offre in realtà un livello di comfort eccezionale insieme alla possibilità di vedere in una sola volta il meglio dell’arte e dell’artigianato della regione: una collezione d’arte sarda, tra le più importanti al mondo, creata con impegno e dedizione, e di cui molti pezzi sono regolarmente venduti a musei di tutto il mondo. L’artefice di tanta meraviglia la famiglia Palimodde, proprietaria della struttura dagli anni ’60.

Che non si è limitata a raccogliere opere d’arte, ma creando il marchio Su Gologone Style ha consentito ad artisti e artigiani  locali di occupare spazi all’interno del parco con  le loro botteghe  e di mettere in vendita le loro realizzazioni nella bottega dove, credetemi, si vorrebbe poter comprare tutto.

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Gli spazi sono determinanti a Su Gologone perché ogni angolo richiama ad un aspetto della civiltà sarda e viene utilizzato per creare eventi a tema.    Alla  Terrazza dei sogni, dove la vista si sofferma sul Monte Corrasi (qui, nel 1966, John Huston girò alcune scene del kolossal “La Bibbia”, con Ava Gardner) si fanno letture del cielo stellato.

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Sulla terrazza in legno del Bar Tablao, con vista sul Gennargentu, che all’ora dell’aperitivo diventa rosa, è bello indugiare prima di andare a cena.

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Il ristorante di Su Gologone è un vero e proprio tempio del gusto. Attorno al grande camino secolare o nella terrazza affrescata da cascate di fiori si può  godere, a seconda della stagione, delle prelibatezze sarde che una volta erano riservati per le occasioni speciali. Un patrimonio di cultura gastronomica reso possibile dalla eccellenza dei prodotti alimentari della terra di Oliena. Il menu, ispirato ai romanzi di Grazia Deledda, è anche uno stimolo a riscoprire l’Autrice: si nutre così il corpo e anche la mente.   E i prezzi, credetemi, sono molto molto ragionevoli, rispetto al resto dell’Isola per non parlare del Continente.

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Sempre in ambito letterario gli amanti di Tex (ditemi che non è un classico) troveranno uno spazio dedicato a loro. Il Cactus Garden è dedicato ad Aurelio Galleppini, il disegnatore di origine sarda di che senza uscire dall’Italia seppe ricreare gli ambienti texani prendendo spunto dalla natura dell’isola.

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In un cortile esterno vengono opsitate cene a tema: è possibile guardare la preparazione del pane carasau e mangiare salumi e formaggi.

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Nelle botteghe si trovano  gioielli, set di piatti e bicchieri colorati tessuti tipici e cuscini, ceramiche e molto altro. Volendo limitare il budget si possono comprare i sacchetti profumati agli aromi della natura del luogo: noi li teniamo accanto al divano e la sera o nelle tristi giornate invernali ne aspiriamo a fondo il profumo. Perché, diciamocelo, in tempi come questi, poveri e barbari, il vero lusso sono le atmosfere.

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Ogni giorno le guide  accompagnano gli ospiti, con Land Rover, Quod,  biciclette, canoe, cavalli e a piedi, attraverso i sentieri selvaggi del Supramonte con la sua pietra calcarea bianca e ad un passo dal cielo, o alla spiaggia di Cala Cartoe dal mare cristallino.

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E se volete solo guardare, sappiate che a Su Gologone è possibile. Non è necessario cenare, dormire o altro. Basta varcare la soglia che troverete aperta. Il luogo ispira silenzio, cortesia, ospitalità.

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Intorno a voi si muoveranno silenziosamente i custodi di questa meraviglia. Si lascia Su Gogolone pensandola casa. Pare lo abbia detto anche Madonna.

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Vita da Bibliotecaria : La libreria galleggiante

Alzi la mano chi di voi colleghe/i bibliotecarie/i ha sognato di aprire una libreria. Per lo più tutte/i: mi pare di vedervi. Mi ci metto anch’io ovviamente.
Chi lo ha fatto, prima di diventare bibliotecaria, è stata la giornalista, poco convinta, Sarah Henshaw, che ad un certo punto della sua esistenza, stanca dei ritmi travolgenti della City, ha comprato un barcone di nome Joseph e con l’aiuto dei parenti (le banche le avevano rifiutato un prestito) lo ha trasformato in una libreria galleggiante, The Book Barge, e lo ha ancorato a Lichfield Staffordshire, suo paese di origine.

sarah-henshaw-the-book-bargeHa anche navigato per 6 mesi lungo i canali del Regno Unito, dopo alcune trasformazioni per renderlo vivibile, portando con sé alcuni autori per gli eventi, e barattando libri con pasti, lavori di manutenzione alla barcone, e molto altro compreso un taglio di capelli.
L’idea era quella di promuovere uno stile di vita meno stressante, fatto di tazze di tè, conversazione e cultura, e dimostrare così che le librerie indipendenti offrono “shopping agreeable”, contrariamente alle grandi catene. Per non parlare delle piattaforme on line.
book bargeNaturalmente ha dovuto arrendersi come tante libraie o librai indipendenti e ora Sarah fa anche la bibliotecaria ma The Book Barge continua ad esistere, a scambiare o vendere libri nuovi o usati, tessere trame, voltare pagine. Lo fa alla marina di Barton Under Needwood, preferibilmente a persone che non parlano a voce alta. Ma a voce alta si legge, a The Book Barge: per fuggire, per imparare, per piangere, per aprire la mente, per recensire i libri che sono piaciuti. Non si leggono, ci tiene a precisare Sarah, palmi di mano, foglie di tè, volantini di protesta, estratti conti bancari.
Tutta questa bellissima esperienza che a tratti si è trasformata in avventura è raccontata in The Bookshop that Floated Away, pubblicato nell’aprile di quest’anno.
9781472108050Il motto scelto da Sarah? (preso a prestito da Il Grande Gatsby) : “so we beat on, boats against the current”. Non è quello che vorremmo essere anche noi?

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Il treno dei desideri

Pomeriggio di sabato, finalmente una giornata senza impegni, da dedicarmi e dedicarci. Decido di andare a Genova in treno per evitare l’ingorgone sulla A26. Prendo l’autobus e arrivo in stazione alle 14.30. Il treno delle 14.40 è stato soppresso per guasto. L’autobus per il centro è già ripartito, mio figlio irraggiungibile. Decido di rimanere in stazione sino al prossimo, previsto alle 16.15.

Il tempo scorre, leggo finalmente il giornale dalla prima all’ultima riga. Divago osservando le persone che arrivano in stazione per informazioni e gli altri passeggeri rimasti a terra come me. Un abbronzato sacerdote con sandalo più adatto ai calzoncini che indossa sotto la lunga tunica, come precisa ad una signora che gli domanda se non ha caldo; una signora latina che è stata per più di un’ora al cellulare; due anziane in vena di confidenze al punto che una ad un certo punto scoppia in lacrime, un signore con zainetto che non ha capito e rimane a vagare nell’atrio. In sottofondo suoni emessi dalle slot e cascate di monete, pomeriggi sottratti agli affetti.

DSCN0239DSCN0241Arriva un pullman in sostituzione, ben prima dell’arrivo del prossimo treno. Decido che vale la pena tentare. Lo prendo e mi mantengo calma e ottimista: osservo la natura e approfitto della visuale dall’alto che il pullman offre per scoprire scorci mai visti prima, aironi cinerini lungo le anse del fiume, siepi di rose, corti di case di campagna ben curate e orti in cui anziani dalla pelle arrostita dal sole lavorano piegati in due sul terreno. Le mogli a leggere all’ombra, sotto un albero. Mi piace questo tuffo in una semplice e rurale civiltà, mi dico che è bella questa occasione che pare non interessi al signore con zainetto che trascorre il tempo con lo sguardo incollato all’iPad, dove scorrono le immagini di un film d’azione, e ad un iPhone. Pare non essere interessato al tragitto, lui: lo classifico tra i ” viaggiatori da destinazione”, quelli per i quali conta soprattutto la meta.

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Ma grazie ad un’applicazione di FF.SS. scopre che il treno che non abbiamo aspettato sta per arrivare alla nostra prossima tappa. Di corsa giù dal pullman, saliamo sul treno. In fondo, salvo guasti,  è il modo più sicuro per raggiungere la città: niente code, incidenti, cantieri. Una suora dagli occhi di ghiaccio legge In fuga dai nazisti, un signore si accascia leggendo un libro di Ammaniti, si accascia anche il venditore ambulante.

DSCN0247Le immagini oltre il finestrino scorrono veloci: una signora prende il sole su un lettino, un signore con un grande cane bianco guarda lo scorrere dei treni, antenne paraboliche, panni stesi, scene di ordinario degrado, poi finalmente il porto, le navi, Genova. Esco da Principe alle 17.17: 3 ore e 15 minuti, da quando sono uscita di casa, per percorrere una quarantina di km.
Quando arrivo è tardi, tardi per tutto. Rimane il tempo per poche cose sbrigate in fretta. Il treno dei desideri all’incontrario va.

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A La Corte ci si avvicina con discrezione. Dapprima con gli sguardi, appena gettati oltre il portone semichiuso. Poi attraversando, con una certa titubanza, un androne un po’ in penombra che un tempo era un vano carraio. E poi finalmente La corte si svela. Lo fa nel migliore dei modi con il sorriso di Giancarla, che lo gestisce.

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L’ingresso a piano terra introduce subito nell’atmosfera di questo B& B che vuole essere discreto ma familiare , curato ma non oppressivo, con quel briciolo di leggerezza che alcune scelte “surreali” garantiscono.

Un porta abiti occupato invita ad immaginare di essere a casa propria, a liberarsi di giacche e cappelli e salendo la prima scala, a destra, entrare nel cuore della “casa” : la sala colazione ha un bel tavolo rotondo, la forma migliore per la convivialità. La colazione viene servita tra le 8.30 e le 9.30. La vista è aperta,  sulle colline.

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Percorrendo un corridoio si arriva al bagno e a La Pergola, camera doppia con sul soffitto una bella toppia di Moscato a Trompe- l’oeil…il motivo dominante la terra e i suoi frutti, qui da noi  ” il grappolo”,  ripreso da un dipinto sulla parete dietro i due letti singoli e dalla decorazione della porta.

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Tornando al pianerottolo, La Regale è pronta ad accoglierVi. L’ambiente è ampio, i soffitti decorati con eleganza come l’armadio in cui si riflette una vasca da bagno di foggia antica. Il bagno ha un piccolo vano finestra di cui è impossibile non innamorarsi. C’è anche un bel camino che fronteggia il grande letto matrimoniale. Sembrerebbe la camera ideale per una giovane coppia in fuga, o in viaggio di nozze, come suggerisce una valigia che occhieggia da una mensola ricavata sul soffitto.

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Dal pianerottolo si sale a L’Uccelliera, la stanza preferita da Giancarla, chiamata così perché sopra alle finestre fanno i nidi le rondini 🙂 . E’ molto spaziosa e luminosa, adatta se si ha un bambino piccolo da adagiare nel lettino dall’aria vissuta.  La decorazione è molto curata, anche nei dettagli.

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collage4La vista, da La Corte,  offre scorci deliziosi: o lo spazioso giardino e le colline circostanti o i tetti e gli angoli che caratterizzano il nostro centro storico.

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Dimenticavo, sulle scale trova posto la Soffitta. Perchè citarla? Perché la decorazione scelta per la porta la sottrae all’anonimato. Potrebbe essere un’idea da copiare nella casa di campagna.

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E nel caso vi innamoraste di qualche pezzo che arreda le stanze, potete, pagandolo naturalmente, portarlo a casa. Gli arredi e gli allestimenti sono realizzati e curati da Le Botteghe di Cose Vecchie http://www.cosevecchie.eu/index.html

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Sul piccolo cortile si affacciano CasaParodiStore , negozio di complementi di arredo e non solo , provvisto di cucina dove si svolgono corsi  http://casaparodistore.it/e Il Salotto, Circolo Culturale, che offre ai suoi soci la possibilità di usufruire dei suoi spazi e servizi (quotidiani a disposizione, ascolto musica, aperitivi) e organizza  piccoli eventi https://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/05/11/il-salotto/

Naturalmente gli ospiti de La Corte sono i benvenuti ai corsi di cucina di CPS e agli eventi organizzati da Il Salotto.

Se poi siete artisti e cercate uno spazio per esporre le Vostre opere, il Salotto mette a disposizione lo Spazio Aperto nel Portone.

Le stanze disponibili per il soggiorno sono 2. Sarà a Giancarla a spostarsi assecondando le Vostre richieste.
Il prezzo delle stanze è di 50 Euro a notte per la singola e di 70 Euro per la doppia. L’aggiunta di un terzo letto ha un costo di 30 Euro.
La corte è aperta, per il 2014, dal 1 giugno al 31 dicembre.
L’orario di arrivo deve avvenire tra le 9 a.m. e le 12 p.m., la stanza deve essere lasciata entro le 10 a.m.  Il parcheggio è consentito nel giardino.

Per prenotazioni, in attesa del sito http://www.bblacorteovada.it, è sufficiente telefonare al 0143 81721 o al 347 4869582, o scrivere a b.b.lacorte@outlook.it, info@bblacorteovada.it, english@bblacorteovada.it.

Scopo de La Corte è di offrire ai Suoi ospiti, sia la necessaria tranquillità che la possibilità di socializzare, come accadeva un tempo nei cortili, piccoli spazi di narrazione di storie e vite. Il resto comunque, nel caso interessi è a portata di mano. Appena oltre il portone.

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La Corte B&B – via Cairoli, 78   – 15076 Ovada AL

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Un bassorilievo a Ovada (Il Sacrificio dell’arte)

Il nostro Paese è un museo a cielo aperto. Anche i piccoli centri hanno piccoli e grandi tesori da salvaguardare. Per farlo tutti noi dobbiamo diventare sentinelle, imparare a vedere, volere il bello. Cartaresistente ci offre l’opportunità di segnalare cosa preservare: facciamolo. Magari guardando meglio nei luoghi in cui passiamo ogni giorno con sguardo indefferente.

Un bassorilievo a Ovada (Il Sacrificio dell’arte).

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Discorso intorno al jeans

Ma di che parli? avrei voluto chiedere alla comessa, o forse farei meglio a dire “shop assistant” interpellata oggi da una giornalista di Rai2 a proposito del sempre in auge  mercato dei jeans, con un’attenzione particolare alla moda uomo. Sorry, for men.

“E’ sempre un must have. Trendy se skinny

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il perfetto bottom  anche con un top elegante

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Tom Ford Velvet Jacket

Resiste il modello boy friend (quello strappato per intenderci che viene indossato da donne ma sembra rubato al guardaroba del fidanzato)

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Jared Leto

ma ritorna “la zampa.”

E qui amiche e amici ho tirato un sospiro di sollievo. Perché la zampa d’elefante fu una dichiarazione d’intenti, non solo uno stile. E in ogni pantalone a zampa intravedo il rifiuto di ogni omologazione, rivedo frotte di manifestanti, gente che torna a pensare che il mondo non è mai stato peggio di così.

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