Thousand Stars

Thousand Stars by Cinzia Robbiano
Thousand Stars, a photo by Cinzia Robbiano on Flickr.

Tramite Flickr:
On this night of a thousand stars
Let me take you to heaven’s door
Where the music of love’s guitars
Plays for evermore

In the glow of those twinkling lights
We shall love through eternity
On this night in a million nights
Fly away with me

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Consigli dalla libreria: un libro vi guarirà

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La mafia uccide solo d’estate

“Andreotti dice che l’emergenza criminalità è in Campania e in Calabria. Generale, ha sbagliato regione?
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Anniversari. Pippo Fava

GiuseppeFava

Udite, udite! Domenica sera su Rai Tre, dopo Che tempo che fa, andrà in onda “I ragazzi di Pippo Fava“.

coverIl docufilm, ideato e scritto da Gualtiero Peirce e Antonio Roccuzzo, prodotto da Cyrano New Media con RaiFiction, regia di Franza Di Rosa, è tratto dalle pagine di “Mentre l’orchestrina suonava gelosia”, un libro recente uscito per Mondadori, strade blu, 2011 e scritto da Roccuzzo, che fu appunto uno dei “carusi”, uno dei Ragazzi di Pippo Fava.

Pippo Fava non era solo un grande giornalista libero e indipendente è stato anche un maestro di impegno civile. Scelse deliberatamente di condividere il progetto del suo giornale , “I siciliani”, soltanto con un gruppo di giornalisti ventenni, nella convinzione profonda e orgogliosa di trasmettere a quei giovani un progetto di vita: “A che serve vivere se non si ha il coraggio di lottare?”, ripeteva Fava in ogni occasione.

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I Siciliani continuano a lottare, ora lo fanno come I Siciliani giovani  http://www.isiciliani.it/i-siciliani-trentanni-piu-due-di-liberta/#respond,

diretti da Riccardo Orioles, fondatore insieme a Fava della testata originale.

Le redazioni di Stampo Antimafioso e WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie hanno deciso di ricordarlo insieme a Melampo editore a Milano sabato 4 gennaio alle ore 18  in contemporanea con le manifestazioni catanesi, mostrando suoi filmati e parlandone con chi lo ha conosciuto e ha collaborato con lui e con ‘I Siciliani’, il mensile da lui fondato. Parteciperanno:

Nando DALLA CHIESA Direttore dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, già garante de “I Siciliani”

Giuseppe TERI Libera Formazione Scuole, già membro dell’associazione “I Siciliani”

Dario PARAZZOLI Stampo Antimafioso e WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie, che partecipano al progetto “I Siciliani Giovani”.

Qualche volta mi devi spiegare chi ce lo fa fare, perdìo. Tanto, lo sai come finisce una volta o l’altra: mezzo milione a un ragazzotto qualunque e quello ti aspetta sotto casa.

— Giuseppe (Pippo) Fava 
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Progetti di futuro: salvare la memoria di Sciesopoli di Selvino (BG)

ImmagineTra i molti luoghi trascurati dalla storia e dalla memoria è la “Sciesopoli” di Selvino, colonia montana voluta dal fascismo negli anni Tenta del secolo scorso, sulle Prealpi prossime a Bergamo, in Lombardia, a meno di 100 chilometri da Milano. Lì, dal 1928, i giovanissimi “Figli della Lupa”, come si chiamavano allora i bambini “fascisti”, e gli appena più adulti “Balilla” venivano ospitati per le vacanze e addestrati al culto del Duce. In quella colonia, che prendeva il nome dall’eroe del Risorgimento italiano Amatore Sciesa, essi venivano addestrati all’educazione marziale. “Sciesopoli” era una vera propria caserma per i soldati del domani. Fu progettata dall’architetto Vieti-Volli di Milano e realizzata con le più avanzate tecnologie del tempo. Risultò un complesso di edifici d’avanguardia, completato in tempi brevissimi e inaugurato nel giugno del 1933. La colonia possedeva dormitori, refettori, piscina, cinema, infermeria, un parco vastissimo di 17.000 metri quadrati e cortili per le adunate. Tra i finanziatori dell’opera, come testimonia la lapide marmorea del salone d’ingresso, fu il Duce che donò 5.000 Lire per la sua realizzazione. La colonia funzionava per tutto l’anno, anche durante la guerra, grazie all’opera di assistenza che vi prestavano delle suore cattoliche. Ma non è la storia fascista di “Sciesopoli” che richiama adesso la nostra attenzione.
Caduto il fascismo e finita la guerra, nel settembre del 1945 una delegazione composta da Raffaele Cantoni (Presidente della Comunità Ebraica di Milano), Moshe Ze’iri (membro della Kvutzat Schiller e della Compagnia Ingegneri dell’Esercito Britannico Solel Boneh) e Teddy Beeri (membro anch’egli della Solel Boneh) ottenne dal Comitato di Liberazione di Milano la colonia “Sciesopoli” per i bambini ebrei rimasti orfani e sopravvissuti alla Shoah. Centinaia di giovani profughi ebrei vi giunsero da ogni parte d’Europa. A Selvino essi trovarono “un paradiso a lungo sognato, un castello da fiaba e a fatica si rendono conto di essere liberi, rinati a nuova vita”, scrive Aharon Megged nel 1997 nel suo Il Viaggio verso la Terra Promessa. La popolazione di Selvino, guidata dal Sindaco Emilio Grigis, l’ex partigiano “Moca”, li accolse con generosità e ridonò loro il sorriso. Tra quanti a “Sciesopoli” contribuirono alla ricostruzione di quelle vite fu Luigi Gorini (Milano 1903 – Boston 1976), docente universitario di chimica pura a Pavia, che, avendo rifiutato di prestare il giuramento di fedeltà al fascismo, si trasferì allora a Torino, ove gli era stata offerta una collaborazione a ricerche nel settore farmacologico presso una ditta farmaceutica; nel 1942 le minacce ricevute da elementi fascisti all’interno dell’azienda lo costrinsero a lasciare il capoluogo piemontese. L’anno successivo accettò l’incarico di ricercatore presso l’Istituto “Giuliana Ronzoni” di Milano, i cui laboratori, a causa della guerra, erano stati temporaneamente trasferiti a Seregno. Alla fine del conflitto Gorini ebbe modo di dedicarsi a opere umanitarie: a “Sciesopoli” di Selvino collaborò alla istituzione di un centro di prima accoglienza per bambini ebrei liberati dai campi di concentramento, che si trasformò poi in un vero e proprio istituto di reinserimento sociale.
Quei bambini furono tra gli oltre 25.000 ebrei sopravvissuti alle persecuzioni naziste e fasciste che, tra il 1945 e il 1948, partirono dalle coste italiane in direzione della Palestina mandataria dove si stava costruendo il “focolare nazionale”, futuro Stato di Israele. Le loro partenze clandestine – organizzate dal Mossad le Alyah Beth – avvennero per la disponibilità delle autorità italiane, spesso animate anche da sentimenti di solidarietà nei confronti dei superstiti dell’immane sterminio, a favorire lo sfollamento dei profughi dalla penisola. Il convegno di HeChaluz che si svolse a Selvino nel novembre del 1947 nel trentesimo anniversario della dichiarazione Balfour, asserì la “necessità della fine del Mandato britannico sulla Palestina” e auspicò che l’ONU si adoperasse alacremente per la creazione dello Stato ebraico.
Fino al novembre del 1948 “Sciesopoli”, come in un contrappasso dantesco, continuò a ospitare quei bambini ebrei che in gran parte avrebbero trovato la strada verso la Palestina con l’aiuto della comunità ebraica della vicina Milano, del Comune di Milano (che era proprietario della colonia), dei militari della Jewish Brigade, della Solel Boneh, dell’Agenzia ebraica, del Joint, della Alyath Ha Noar e degli ex partigiani che avevano combattuto contro i nazisti e i fascisti.
Furono circa 800 i “bambini di Selvino” che a “Sciesopoli” trovarono nuovo senso alle loro vite. E molte famiglie di ebrei erano state anche accolte nelle case dei selvinesi. Il Consiglio Comunale di Selvino ha ricevuto riconoscimenti ufficiali per l’ospitalità offerta dalla piccola città, primo fra tutti quello della associazione “Gordonia”.

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“Sciesopoli” dopo il 1948 divenne un centro di accoglienza per bambini disagiati, vi si istituì una scuola pubblica, vi si curarono quelli ammalati. Così continuò la sua esistenza fino al 1984.
Nel 1983 un gruppo di sessantasei ebrei che erano stati profughi nella “Sciesopoli” ha fatto ritorno a Selvino. Vi furono accolti dal Sindaco Vinicio Grigis, e caldi furono gli abbracci con la popolazione. A seguito di quel viaggio si stabilì il gemellaggio tra il Comune di Selvino e il kibbutz Tze’elim, nel Neghev, dove molti dei “bambini di Selvino” si sono man mano stabiliti dal 1946.

Da allora sono frequenti le visite alla “Sciesopoli” degli ebrei che vogliono ripercorrere le loro tracce, o quelle dei loro genitori nella Bricha dell’Alyah Beth attraverso l’Italia. Nel 2010 avvenne la visita di Naftali Burstein, bambino di Sciesopoli, nel 2011 quello di Nitza Sarner, figlia di Moshe Ze’iri che di “Sciesopoli” era stato direttore.
Il più recente di cui io abbia conoscenza è il viaggio del 2012 di Miriam Bisk. I suoi genitori Lola e Salek Najman, polacchi, si erano incontrati nel campo profughi di Grugliasco, in Piemonte, poco distante da Torino. Erano poi stati inviati a Selvino perché lì si prendessero cura dei bambini. Era il 1947. Miriam nacque nove mesi più tardi. I due giovani trovarono imbarco illegale verso la Palestina sull’HaTikva partita dal porto di Bogliasco, vicino a Genova e non distante da La Spezia, l’8 maggio del 1947. Ma quella nave fu intercettata dagli inglesi il 17 maggio, e così Miriam nacque a Cipro, al Famagusta British Military Hospital, deportata ancora prima di nascere.
Miriam, che vive oggi a Ithaca, nello Stato di New York, ha voluto ripercorrere i luoghi dei suoi genitori seguendo le tracce del diario accuratamente redatto da sua madre. Dopo avere peregrinato per Polonia e Austria, in Italia l’ho accompagnata a Grugliasco, a Selvino, in via Unione a Milano (allora sede del coordinamento delle operazioni dell’Alyah Beth e rifugio di moltissimi profughi), a Genova, a Bogliasco, a Bocca di Magra dove l’HaTikva fece un secondo scalo prima di addentrarsi nelle acque del Mediterraneo con il carico dei suoi 1414 profughi.
A Selvino, insieme all’ex Sindaco Vinicio Grigis, a Walter Mazzoleni, figlio di Angelo, custode di allora di “Sciesopoli”, che di quel tempo conserva una memoria sempre commossa e molte fotografie, Miriam ha visitato la vecchia colonia, ormai in stato di completo abbandono. Depredati i caloriferi e i lampadari, arredi d’epoca sono stati devoluti anni fa a una comunità assistenziale. Nelle scuole di Selvino non si fa cenno a quei fatti.
Nemmeno una lapide – di una che vi era stata posta nel 1983 non esiste più traccia – ricorda il passato e l’epopea dei giovani ebrei che di quel luogo furono ospiti tra il 1945 e il 1948, che renda il luogo riconducibile alla storia della rinascita del popolo ebraico. Un dolore profondo ci ha colto: quello della perdita della memoria, dell’abbandono della storia, della cancellazione del passato. Poi Miriam ha proseguito il suo viaggio fino a Cipro e, finalmente, in Israele.
Selvino fu uno dei luoghi fondamentali della vicenda dell’HaBricha e dell’Alyah Beth, probabilmente uno dei campi più significativi allestiti in Italia per Jewish Displaced Persons: per la colonia “Sciesopoli” di Selvino passò molta parte dei profughi bambini ebrei.
Gli stupendi edifici razionalisti vivono un stato di incredibile completo abbandono nonostante l’impegno dell’ex Sindaco che ha anche finanziato la traduzione in italiano del libro di Megged e realizzato il gemellaggio con il kibbutz Tze’elim. I cittadini più anziani e le istituzioni locali non ignorano però cosa quel luogo rappresenti. Sono ancora in vita alcuni testimoni, tra i quali Walter Mazzoleni, figlio del custode di allora, che volentieri ricorda e racconta.
Negli ultimi anni il tema dell’immigrazione clandestina dall’Italia negli anni 1945-1948 è tornato all’attenzione di storici e di privati cittadini alla ricerca delle proprie radici e delle storie vissute dai propri familiari durante e dopo la guerra, e continue sono le espressioni di gratitudine per l’aiuto offerto da tanti italiani.
“Sciesopoli” è oggi proprietà di una grossa società immobiliare (http://www.schiavospa.com/index.asp) che ne sta tentando la vendita. Sono già attive, a quanto risulta da fonti affidabili, trattative con società russe e arabe. Il suo costo viene definito “irrisorio” rispetto al valore reale dell’immobile. Un vincolo ambientale, voluto dall’Amministrazione Comunale e dalla popolazione consapevole, vi impedisce qualsiasi intervento speculativo e impone che la ex colonia abbia finalità pubbliche (casa di riposo, struttura fitness o alberghiera …). Selvino è una località turistica estiva e invernale di primario interesse e in fase di ulteriore sviluppo.
A Selvino occorre promuovere un lavoro di ricerca storica nelle scuole, l’apposizione di una lapide alla ex colonia, segnaletica stradale adeguata, e realizzare il gemellaggio con la città di Magenta, sede dell’haksharah di Villa La Fagiana, uno dei più importanti campi per profughi ebrei dell’Italia settentrionale. Si tratta di cose che potrebbero essere realizzate in tempi brevi e con poco impegno economico e burocratico.
Ma soprattutto, “Sciesopoli” deve essere salvata! L’acquisto della ex colonia è il progetto che con Miriam abbiamo iniziato a coltivare. Lì si potrebbe realizzare un Museo Europeo dell’Alyah Beth, e una foresteria per i suoi visitatori, o altro di significativo che conservi la memoria dell’Alyah Beth.
Abbiamo fino ad ora cercato sostegni, ma abbiamo ricevuto soltanto qualche segno di incoraggiamento. Probabilmente l’impresa appare troppo impegnativa. Anche il Sindaco di Selvino, che ha molto a cuore le sorti di Sciesopoli e la conservazione della sua memoria, è impotente davanti al da farsi.
Basterebbe però costituire un organismo che progettasse la nuova struttura e promuovesse una sottoscrizione internazionale per l’acquisto e il mantenimento delle attività museali. 1 Mi informa Laura Lauro Taroni, di Bogliasco, insegnante a Oxford: “La villa dove i bambini ebrei alloggiavano prima della traversata per la Palestina era Villa Ceriana. Questa villa si trova a Pontetto e adesso è stata divisa e nel parco hanno costruito varie case/villette. Il signor Gardella oggi ha dato a mio padre un libro che lui aveva in casa su questa questione. L’autrice è Ada Sereni, Titolo: I clandestini del mare Ed. Mursia.”
Selvino possiede tutte le carte in regola per la realizzazione di un’opera di fondamentale importanza storica e di memoria, anche nella prospettiva della valorizzazione delle valli e della memoria, che è tra gli obiettivi della Regione Lombardia e dell’Expo 2015.
Sarà presto pronto un documentario su Sciesopoli ebraica. Sono naturalmente disponibili foto d’epoca e contemporanee della colonia.

Per evitare la cancellazione, ci siamo resi promotore di una petizione popolare che prepari al Giorno della Memoria 2014. Se la troverete, come spero, meritevole della vostra firma,
comunicatemelo rispondendo all’indirizzo sciesopoli@gmail.com, indicando nome, cognome, città e qualifica.

Oppure in internet all’indirizzo

http://www.avaaz.org/it/petition/Al_Presidente_della_Regione_Lombardia_PERCHE_DURI_LA_MEMORIA_di_Sciesopoli_di_Selvino_BG/?launch.

Marco Cavallarin

COMITATO PROMOTORE

Miriam Bisk (USA), figlia di Lola e Salek Najman, operatori di Sciesopoli ebraica
Carlo Spartaco Capogrego (IT), Presidente della Fondazione Ferramonti
Massimo Castoldi (IT), Fondazione Memoria della Deportazione – ONLUS, Biblioteca Archivio Pina e Aldo Ravelli
Marco Cavallarin (IT), ricercatore storico indipendente
Walker Meghnagi (IT), Presidente della Comunità Ebraica Milanese
Valerio Onida (IT), Presidente dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (INSMLI)
Patrizia Ottolenghi (IT), professoressa
Giorgio Sacerdoti (IT), Presidente del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC)
Carlo Smuraglia (IT), Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI

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Spolverando compongo: antimafia

Siete appassionate lettrici ma detestate riordinare e spolverare la vostra libreria? Fatelo in un giorno di riposo, magari mentre fuori piove. Fatelo dimenticando il contenuto dei libri. Concentratevi sui titoli e cercate nuovi relazioni, tra quanto avete letto e la vostra vita.  Fatelo componendo poesie dorsali.

Ieri ad esempio:

poesia dorsale 1

La speranza non è in vendita.
Per non morire di mafia, nonostante la paura, io non tacerò.

Solo dopo averla composta mi sono resa conto che riassume il senso del terzo libro, Nonostante la paura di Michela Buscemi. Michela Buscemi è una delle tante vittime della mafia, testimone al maxiprocesso di Palermo. La mafia le ha ucciso due fratelli: uno per essersi “messo in proprio”, il secondo perché indagava sui colpevoli. Il risultato fu che la sua famiglia la ripudiò e non le perdonò la sua ribellione. E infatti la figura di Michela compare anche in Le Ribelli di Nando dalla Chiesa. La vita di Michela è la summa della privazione di tutti i diritti: il diritto ad un’infanzia serena, il diritto allo studio, alla giustizia. Nonostante tutto continua la sua lotta, raccontando la sua esperienza ai giovani, nelle scuole, alle donne  Perché la partita contro la criminalità organizzata richiede che si mettano in campo tutte le risorse possibili. Anche la spolveratura dei libri.

poesia dorsale 2

Le ribelli contro la mafia: la partita del secolo

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Mi piace il Presepe!

E’ al momento dell’allestimento del Presepe che finalmente sento nascere in me lo spirito del Natale. Oppure è vero che con il passare degli anni si regredisce. Comunque, da quest’anno niente albero. Troppi spostamenti, la casa trasformata in quello che non è per fare spazio. Invece il Presepe si adatta alla casa, agli spazi. Insomma, trova spazio nella vita di tutti i giorni e aggiunge commozione e meraviglia. Non risente delle mode del momento nell’home decor, semmai segna la crescita della famiglia, di una nuova famiglia. Le pecorelle sono ancora quelle di mia mamma bambina, ci sono le mie , la capanna e le statuine acquistate quando  ho avuto una famiglia mia. Quelle aggiunte quando mio figlio è nato, quelle che ha scelto. E come in casa Cupiello lo faccio da sola. La palma e i Magi  stanno ad Oriente e man mano che passano i giorni si avvicinano. La donnina con l’otre per l’acqua vicino al ruscello. Le pecorelle, le più vecchie e azzoppate, tenute in bilico dal muschio e dall’erba. Diciamolo almeno a casa mia sono diventata la Regina del Presepe, come  il povero Luca di Natale in casa Cupiello. Poi nel periodo che precede il giorno di Natale vado a caccia di presepi, soprattutto a Genova, che dopo Napoli è la città più “presepiale”. Nelle botteghe antiquarie si trovano soprattutto statue realizzate dagli allievi di Anton Maria Maragliano e di Pasquale Navone (sec. XVII), ma anche i Macachi di produzione popolana.

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Finisco il mio tour alla Butteghetta Magica che dal 1830 vende statuine, capanne, muschi, animazioni.

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Lo fa in via della Maddalena, dove è esibita l’umanità più dolente. La prostituzione infatti è presente in ogni angolo, ad ogni ora: è diventato un piccolo centro di attività illecite guidato dalla malavita locale.

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Mentre torno a casa alzo gli occhi verso quel poco di cielo che si vede nei carruggi. Mi dico che la stella cometa dovrebbe brillare soprattutto su questi luoghi, perchè chi ci vive possa inseguire una visione incantevole e il mondo intero dovrebbe farsi presepe. Questa Notte, la notte di Natale,  andrò a Messa stringendo nella mani il mio piccolo Gesù Bambino. Poi lo metterò tra Maria e Giuseppe e accenderò finalmente la lucina. Rinasce la speranza, come ad ogni nascita di bimbo. E il Natale diventa una festa “ricordevole”, anche a casa nostra.

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I libri non si bruciano si leggono. Càpita di Gina Lagorio

capitaOggi, dopo il minacciato rogo dei libri a Savona, si legge. Si legge più del solito, Cose profonde. Che lasciano segni, che aprono nuovi scenari. Per questa giornata ho scelto Càpita, di Gina Lagorio. Una riflessione sull’esistenza,sul dolore e il corpo, sulle relazioni con gli altri. Una sorta di breviario laico da leggere e rlleggere prima di dormire.

– Càpita di essere felici, senza saperlo, di dare generosamente senza pensare di essere generosi e càpita che di scoprire che la gratitudine è un sentimento raro poco sentito e poco praticato; càpita di essere delusi da qualcuno che non ti aveva illuso ma solo incidentalmente sfiorato.

– C’è tempo per ogni cosa, se càpita. La speranza càpita ed è nutrimento dalla lievità della gioia. E anche volersi bene è giusto che càpiti, perché se non càpita, non ruscirai ad amare gli altri. E passerai come un’ombra nel nulla.

– Càpita che arrivi Natale, senza preavviso o forse con segnali volutamente inascoltati e rimossi.

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Gli alberi di Natale e noi

Eliot Christmas ctreesBene. Finita la caccia al regalo, è tempo di dedicarsi allo spirito del Natale: Lo spirito del primo Natale, anche dei miei primi Natali. Prima di tutto la meraviglia. Come ci esorta a fare in “The Cultivation of Christmas Trees”,  T.S. Eliot. Natualmente non si riferisce alla coltivazione degli alberi di Natale, ma alla cura per le nostre vite. E’ un invito a recuperare l’innocenza dell’infanzia, la meraviglia, l’allegria non ancora smorzata dall’esperienza , dalla paura della morte, dalla consapevolezza del fallimento. A non spegnere le stelle dentro di noi, a lasciarle brillare come le luci dell’albero di Natale. 

There are several attitudes towards Christmas,
Some of which we may disregard:
The social, the torpid, the patently commercial,
The rowdy (the pubs being open till midnight),
And the childish – which is not that of the child
For whom the candle is a star, and the gilded angel
Spreading its wings at the summit of the tree
Is not only a decoration, but an angel.

The child wonders at the Christmas Tree:
Let him continue in the spirit of wonder
At the Feast as an event not accepted as a pretext;
So that the glittering rapture, the amazement
Of the first-remembered Christmas Tree,
So that the surprises, delight in new possessions
(Each one with its peculiar and exciting smell),
The expectation of the goose or turkey
And the expected awe on its appearance,

So that the reverence and the gaiety
May not be forgotten in later experience,
In the bored habituation, the fatigue, the tedium,
The awareness of death, the consciousness of failure,
Or in the piety of the convert
Which may be tainted with a self-conceit
Displeasing to God and disrespectful to children
(And here I remember also with gratitude
St.Lucy, her carol, and her crown of fire):

So that before the end, the eightieth Christmas
(By “eightieth” meaning whichever is last)
The accumulated memories of annual emotion
May be concentrated into a great joy
Which shall be also a great fear, as on the occasion
When fear came upon every soul:
Because the beginning shall remind us of the end
And the first coming of the second coming.

T. S. Eliot, The Cultivation of Christmas Trees

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La Lettonia io me la ricordo così

Grande euforia in Europa per l’adozione dell’Euro in Lettonia. La decisione  è una mossa del governo che consentirebbe di  utilizzare gli aiuti economici dell’Unione Europea in caso di guai finanziari e di entrare in una rete commerciale già consolidata. Eppure una ricerca di The Guardian conferma che alcuni sondaggi hanno mostrato che il gradimento per l’introduzione dell’euro sarebbe intorno al 38 per cento e che il 30 per cento della popolazione vive in condizioni di grave povertà materiale.

hangarE questa è l’idea che mi sono fatta andando poco tempo fa in Lettonia e in particolare a Riga dove esiste il Grand Central Market che è il più grande mercato europeo, diventato Patrimonio dell’Umanità Unesco. E’ localizzato in cinque padiglioni, i vecchi Hangar dello Zeppelin, trasformati nel padiglione del pesce, in quello della carne, in quello dei prodotti caseari e del latte, mentre all’aperto sono ospitati i banchi della frutta, della verdura e dei fiori. L’abbigliamento si trova in una zona a parte. Quello che impressiona è la quantità di generi alimentari, considerate le condizioni reali del paese.

collage rigaSembrano in effetti più realistici i poveri banchi dove anziane babušky vendono la loro piccola merce, dalle calze, ai fiori, ai poveri frutti del loro orto, patate, bacche, carote, cetrioli.

riga1Sono per lo più persone con una formazione che risale all’occupazione sovietica e quindi non idonea alle richieste attuale del mercato, in gran parte russi o di persone che parlano la lingua russa di fatto estromessi da quando il governo ha imposto il Lettone come lingua nazionale. Più di 300 mila cittadini privati del diritto di voto e definiti “apolidi” per non aver superato il testo in lingua lettone per ottenere la cittadinanza.

Le puoi vedere anche lungo le stazioni della ferrovia che porta a Jurmala, la penisola in cui gli oligarchi russi hanno le loro dacie, con le loro ceste di povere cose destinazione Riga.

jurmalaQuindi tutto bene ma solo se ci si lascia incantare dai centri commerciali, dai locali notturni, dalle belle macchine e soprattutto belle donne. Ma come tutti gli incantesimi anche questo finisce e la vita vera è li, che ti guarda con quegli sguardi stanchi, senza forza e fiducia. Ecco, io la Lettonia me la ricordo così. Povera.

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