La ragazza di Bublé

Lettore: “Buongiorno, cerco La ragazza di Bublé“.

Avresti voglia di  rispondere che finalmente è diventata sua moglie…

imageIn realtà cerca  La ragazza di Bube di Carlo Cassola.

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Il romanzo finisce con la dichiarazione d’intenti di Mara di aspettare serenamente la scarcerazione di Bube.

Sarà riuscita ad aspettare per 7 anni?

A nessuno venne mai in mente di scrivere il “sequel”. Il tema del libro è la crescita di Mara, da adolescente a donna matura. Non necessariamente moglie.

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L’indovino ci disse: tappa di Genova

ImmagineFinalmente si fa! C’è voluto tempo ma non si poteva non farlo proprio a Genova. Perché “proprio” a Genova? Ma perchè Genova è citta tradizionalmente civile e per questo appuntamento si sono rese disponibili a vari livelli persone attive nella “cause civili”.

Fu la prima città a liberarsi durante l’occupazione tedesca, vicenda narrata in  “Achtung Banditi”, il primo film di Carlo Lizzani prodotto nel 1951 grazie ad una sottoscrizione popolare

E proprio di questo si tratta il progetto di Un indovino ci disse…una chiamata alle arti per la produzione del film http://www.unindovinocidisse.it/

E’ città multiculturale, accogliente per tradizione: ha anche un festival della multiculturalità, Il Suq, voluto e realizzato ogni anno, da Carla Peroleiro e saranno proprio i giovani della Compagnia del Suq a fare le letture http://www.suqgenova.it/

Ha “un’avvocata” civilista specializzata in diritti umani e immigrazione , Alessandra Ballerini, che parteciperà con un intervento http://www.alessandraballerini.com/

Ha un presidio Emergency attivissimo sempre presente agli spettacoli di autori “sensibili”.

E poi ha un Teatro, il Carlo Felice, che sta uscendo da un periodo di crisi proprio grazie anche all’argamento della proprie attività che metterà a disposizione sala, musica e voce http://www.carlofelicegenova.it/

Se poi aggiungete che:

Mario Zanot, regista de L’Indovino…, ha vinto il David di Donatello nel 2013 proprio per gli effetti speciali di Diaz

che partecipa Angela Terzani,  la voce di Tiziano, il suo proseguimento ora per noi

che proprio domani sera al Carlo Felice c’è la prima del balletto della Compagnia dell’Accademia di  Danza di Pechino

e che proprio Angela scrisse “Giorni cinesi”, il diario della loro permanenza in Cina….

beh, mettendo insieme tutto questo, io dico che ne vien fuori una bella, anzi bellissima occasione. E se non potete esserci fisicamente sappiate che potrete seguirla in diretta, cliccando qui http://www.streamingcarlofelice.com/home.html

Ho ragione se dico  che ne valeva la pena?

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Biblioteche pubbliche : dove e come…

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Se domenica avete letto su  Repubblica la recensione  di The Library, il bellissimo libro di James W.P. Campell, e vi è venuta voglia di acquistarlo sappiate che è esaurito. E nonostante costi un botto. Su Amazon Uk lo si troverebbe scontato del 38% a £29,76. Ma non c’è.  In alternativa viene proposto  The Most Beautiful Libraries of the World di Guillaime de Laubier e Jacques Bosser, a £ 31,96, prezzo scontato del 20%. Entrambi i libri sono pubblicati dalla Thames & Hudson che ha nel proprio catalogo diversi titoli dedicati all’oggetto libro e alla sua conservazione. Il fatto che il primo sia stato scritto da un architetto e che sia esaurito fa ben sperare. Per citare Marguerite Yourcenar “Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire“. Ma a prescindere da questi sempre auspicabili sviluppi è importante e bello che l’interesse verso le Biblioteche sia sempre vivo, nonostante l’avanzare della tecnologia. PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/libri/frase-2657>

Libri molto belli sulle biblioteche sono stati pubblicati anche in Italia. Tra i tanti segnalerei :

Il fascino delle biblioteche di Massimo Listri, pubblicato da Allemandi e La biblioteca di notte di Alberto Manguel pubblicato da Archinto.

In questi libri lo spazio biblioteca non è inteso solo dal punto di vista architettonico ma come spazio intimo, di moltiplicazione dell’esperienza, uno spazio solo apparentemente fisso ma in realtà sempre in  movimento. E molto altro. Accade raramente che i bibliotecari vengano interpellati nella scelta o nella progettazione degli spazi, e questo sarebbe ancor più necessario oggi dato che la Biblioteca ha visto cambiare le proprie funzioni: da quella di aggregazione e socializzazione, a quello di luogo di conservazione della cultura, ma anche di infrastruttura al servizio della conoscenza e non ultimo luogo di lavoro. Tutto ciò naturalmente rivolto a differenti tipologie di utenti. E’ qui che entra in gioco la capacità dei Bibliotecari di cogliere le trasformazioni sia nelle funzioni che nelle utenze e ad esse adattare i servizi, nell’ottica di rendere la biblioteca più amichevole. Tutto questo mantenendo comunque quel po’ di riservatezza che lo studio e la ricerca richiedono. Nel mio piccolo ho ricalibrato soprattutto “gli spazi mentali”, ponendo al centro l’utente (effettivo e potenziale) e in funzione di ciò valutare le nuove acquisizioni, gli strumenti per favorirne la conoscenza e soprattutto la diffusione. Da qui ne deriva che si è cercato di realizzare una Biblioteca dispensatrice non  conservatrice, di ripensare alla propria attività anche in relazione alle associazioni presenti in città per favorire comunque un rinnovamento, rappresentare il dinamismo delle istituzioni e la complessità del tessuto sociale.

Ha significato soprattutto eliminare i confini che delimitano gli spazi mentali e che possono presumere o preparare uno sbarramento materiale per realizzare la biblioteca di tutti, la biblioteca universale; principio che non si significa possedere tutto e documentare tutto, e per cui lo spazio materiale è sempre insufficiente ma quello della più ampia volontà di accesso virtuale ad un patrimonio universale, fatto anche di culture e lingue diverse, di atmosfera intesa come clima psicologico, uno spazio dove trovare se stesso, gli altri, le idee, i sentimenti, lo spazio biografico oltre che fisico.

Ci sono riuscita? non so…la sede della “mia” Biblioteca è un appartamento signorile al piano nobile di un antico palazzo, che ci condiziona e che ha condizionato la percezione della Biblioteca stessa e di chi ci lavora. Sino a quando il collega bibliotecario è stato in servizio per i bambini, i più piccoli,  ero “la moglie del Bibliotecario” cosa che mi ha sempre procurato una certa angoscia. Ora se mi incontrano per strada sussurrano alle mamme che “sono la signora della Biblioteca”. Grazie a Dio negli anni anche le Bibliotecarie hanno subito della trasformazioni: dimenticatevi vecchie signore occhialute, dagli abiti dimessi e per lo più zitelle. Anche se come me si chiamano Cinzia.

 

Da Il generale immaginario di Richard Brautigan, edizioni ISBN:

Dopotutto, i 3/4 delle maestre d’inglese, i 2/3 delle bibliotecarie e metà delle signore dell’alta società americana si chiamano Cynthia. Cynthia più, Cynthia meno …Una volta ho conosciuto una bibliotecaria di BM, che sta per Battle Mountain, Nevada. Aveva i baffetti e si chiamava Cynthia…”.

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Con un abbraccio ad abbraccio si risponde

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Inveraray: non solo Dowton Abbey…

Finita ieri la terza serie di Dowton Abbey di cui ahimè conoscevo il finale. Prima che riprenda,  Mary avrà saputo della morte di Matthew e ci saremo risparmiati un bel po’ di disperazione. A parte questo non proprio piccolo ma ormai assimilato particolare, offriva alcune stupende immagini di luoghi che amo e dove torno appena posso. Le migliori , decisamente, quelle delle Highlands e della brughiera. Meno suggestive ma comunque affascinanti quelle che ritraevano il Castello di Inveraray, di proprietà del Duke of Argyll, tuttora residente e in giovane età , Capo del Clan   Campbell.

castle

Il Tartan caratteristico del Clan Campbell, uno dei più potenti,   era indossato da “Shrimpy” e signora.

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Il motto Ne obliviscaris / Do not forget mi ricorda di ricordare  il noto personaggio creato da Tiziano Sclavi,  Dylan Dog,  e il racconto “La zona del crepuscolo”, ambientato ad Inveraray.

Dylan: “Cos’è la zona del crepuscolo?” Terence: “e’ un confine, un attimo dilatato all’infinito, è il momento in cui la vita non è ancora morte, e la morte è ancora vita”.

inveraray

Particolare, questo, che dovrebbe riconciliare anche i più giovani a luoghi che sembrano adatti solo a nostalgiche e romantiche signore di mezza età. Se per una qualche ragione vi capitasse di arrivare ad Inveraray al crepuscolo, metti che anche la Provvidenza  faccia la sua parte,  non potrete che tornarci. Cosa che a quanto pare non accadde a , Robert Burns che ad  Inveraray dedicò poche e non entusiastiche righe e che Dear Sir, mi dispiace,  questa volta non condivido.

Inveraray 

There’s naething here but Highland pride, And Highland scab and hunger:

If Providence has sent me here, ‘Twas surely in his anger.

Robert Burns

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A Gennaio fiorisce il calicanto…

Confesso : ignoravo esistesse il calicanto, arbusto che fiorisce appunto nel mese di gennaio (la leggenda vuole che ciò accada perché Dio lo volle premiare per aver dato ospitalità ad un pettirosso facendo cadere sui suoi rami una pioggia di stelle splendenti e profumatei suoi fiori gialli, appunto.

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Ma dovendo occuparmi di una rassegna di incontri con persone legate alla musica mi sono occupata di “Ho visto sessanta volte fiorire il calicanto”, autobiografia di Red Canzian. Per il titolo si è ispirato a questo fiore “Non solo perché anagraficamente – come dice – purtroppo i conti tornano, ma perché il fiore calicanto, che pochi conoscono, viene apprezzato veramente solo quando lo scopri, lo conosci, oltre l’apparenza, e io, nel calicanto, riconosco un po’ di me, del mio modo di vivere”.

Pieve_-_Red_Canzian_-_LibroE’ il racconto della sua vita, vita faticosa e non sempre ricca materialmente, ma ricca interiormente questo sì. E’ il racconto della fede vissuta in intimità, della creazione della Fondazione Q http://www.fondazioneq.it/, delle scelte “consapevoli” http://www.redcanzian.it/vegano-vero.html , dell’impegno sociale con il progetto “Un albero per la vita” http://www.redcanzian.it/allegati/un_albero_per_la_vita.pdf , voluto alla nascita della figlia Chiara.

Un ritratto di uomo più che di artista? Mi pare di no. Bruno, il Red delle origini, e Red hanno fatto pace tanti anni fa.

Il nome d’arte che dapprima lo imbarazzava, gli sembrava una maschera, in realtà gli ha permesso di esprimere molto di sé. In pratica ha compreso e accettato che sono la stessa cosa.

Questa mattina mi ha telefonato. Confesso : quando mi ha detto “ciao sono Red Canzian” mi è venuto un colpo. Per quelle della mia età, anche se hai smesso di seguirli, i Pooh rimangono quelli di “Tanta voglia di lei” sentita sino all’esaurimento. Poi i miei gusti musicali hanno virato verso altre sonorità e oggi devo ammetterlo non sono preparata…ma questa è un’altra storia.

Alla fine della telefonata mi sono resa conto di aver chiaccherato con lui  come fosse una persona qualunque, il Bruno delle origini appunto. E questa cosa mi è piaciuta. E mi è piaciuto il libro. Ora aspetto di incontrarlo. Che sia Bruno o Red non ha importanza. Già lo so, mi piacerà. Più dei Pooh. Si può dire?

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Visti in saldo: putti e madonne.

Finite le feste si sdobba,  via gli ornamenti, si rimpacchetta il presepe. Li si  ritrova nelle vetrine di Dolce & Gabbana  sotto forma di collezione inverno 2012/2013, e quindi in saldo.

Cerchietti ricchissimi di pietre e perle, per incoronare la capigliatura o trattenere un velo di “romantiche regine” o “moderne madonne”.

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Sandali con dettagli e intarsi di fiorellini multicolor.

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gli orecchini con i cherubini, ispirazione ceramica di Capodimonte, dall’espressione furba e felice.

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Una collezione opulenta ed elegante, quasi cerimoniale, fatta di broccati e  ricami in filo dorato che richiamano specchi barocchi.

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E’ tutta un luccichio. L’ennesimo tributo al Sud, declinato questa volta in “Romanticismo Barocco” .

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Insomma vien voglia di partire e andare in Sicilia. Sempre che il Barocco via abbia affascinato, in architettura, in arte, per l’opulenza, l’oro, la ricchezza dei dettagli e degli ornamenti. Se credete che non sempre “less is more” sia vincente. Nell’immediato potrebbe bastare portarsi a casa almeno un pezzo, anche piccolo, di questa collezione: magari gli orecchini. I soli a ricordarci “il sovrano Bambino”.

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Per saperne di più: Il Barocco Siciliano di Anthony Blunt     “affascinante o repellente…questo    stile è una manifestazione
caratteristica di esuberanza siciliana,    e va classificato tra i più   importanti…” 

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Fughe e vagabondaggi letterari: Lisbona

Le lettere d’amore, le lettere d’amore….

Lisboa, Casa Museu de Fernando Pessoa

Lisboa, Casa Museu de Fernando Pessoa

Tutte le lettere d’amore , Fernando Pessoa

Tutte le lettere d’amore sono ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero ridicole.
Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre, ridicole.
Le lettere d’amore, se c’è l’amore, devono essere
ridicole.
Ma dopotutto solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amoresono ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo senza accorgermene
lettere d’amore ridicole.
La verità è che oggi sono i miei ricordi
di quelle lettere a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole, come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente ridicole).

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Scrivimi…

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Non si scrivono più lettere. E’ un dato di fatto. Si scrivono mail, sms, ma lettere no. Così come gli inviti. Le lettere hanno cambiato la storia, hanno cambiato vite. Ce lo ricorda Simon Garfield in L’arte perduta di scrivere le lettere, restituendoci tutto il romanticismo che accompagna questo ormai quasi perduto gesto. Il libro vuole essere una celebrazione, un lamento ma anche fonte di ispirazione, Come potremo, come potranno ricostruire la nostra storia senza le  lettere?

Nel libro sono contenuti aneddoti interessanti che riguardano Oscar Wilde, Virginia Woolf, le abbreviazioni usate dai Romani per dire che tutto andava bene, i tradimenti di Schulz spesso confessati nelle strisce dei Peanuts, il mercato antiquario delle lettere….e molto altro. Per finire con una curiosità che riguarda la Regina Madre . Dimenticatevi i tradizionali “a presto” o “con i miei migliori saluti….”.

Insomma. Leggetelo. Ma soprattutto scrivete. Perché come scritto da Katherine Mansfield “Questa non è una lettera ma le mie braccia intorno a te per un breve momento”.

SCRIVIMI

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FP n. 68: il nuovo concorso CRT “Re-inventati una storia”.

rebloggo e condivido.

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