Torce umane per illuminare la verità

stock-footage-a-beautiful-satin-finish-looping-flag-animation-of-tibet-a-fully-digital-rendering-using-theFebbraio sta per finire e sono 217 i Tibetani che si sono immolati in Tibet e Cina dal 27 febbraio del 2009. Di questi 108 erano uomini e 19 donne. 24 non avevano più di 18 anni. 2 solo nel febbraio del 2014: di questi, come di molti altri, non si sa se siano sopravvissuti.

Le più recenti disposizioni del governo cinese hanno reso ancora più cruenta le repressione che coinvolge ora anche gli abitanti dei villaggi, i testimoni, i parenti dei Tibetani che si danno fuoco con conseguenze devastanti per le comunità locali. Molti di qesti bollettini sono stati pubblicati su Invisible Tibet, il blog della scrittrice tibetana  Tsering Woeser che  vive sotto stretta sorveglianza a Pechino dopo aver pubblicato articoli e poesie molto critiche nei confronti della politica cinese e un libro dal titolo Immolations in Tibet.

A questo proposito Sue Lloyd-Robert, giornalista della BBC, ha relizzato il documentario The Human Torches of Tibet.

Ci si prepara intanto a celebrare il 10 marzo prox i 55 anni dalla rivolta di Lasha e la fuga del Dalai Lama. Manifestazioni avranno luogo in tutto il mondo. Il cammino verso la libertà del Tibet sembra non avere fine. E le torce umane sembrano illuminare sole se stesse.

27 / 28 giugno 2012 – Milano Assago Mediolanum Forum Insegnamenti di Sua Santità il XIV il Dalai Lama - La via della felicità interiore

27 / 28 giugno 2012 – Milano Assago Mediolanum Forum Insegnamenti di Sua Santità il XIV il Dalai Lama
La via della felicità interiore

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Quando la biblioteca è piccola e rotonda…

Esiste ed è La Petite Bibliothèque Ronde ou bibliothèque des enfants di Clamart, un tempo La Joie par les livres, biblioteca di fama mondiale collocata nel quartiere popolare della città di Clamart, Ile-de-France, considerata monumento storico dal settembre del 2009. Riconoscimento che consente al Governo di conservare al meglio l’integrità e le funzioni di questo luogo unico.

210d4e69-1ffe-4b6e-a155-cbac7fcac29aComposta di spazi piccoli, si compone di piani tondi inseriti tra i palazzi del quartiere. Gli arredi sono stati scelti tra quelli ideati da Alvar Alto per la loro adattabilità alle caratteristiche e alle funzioni del luogo, quindi anche gli arredi sono oggetto di studio e protetti come patrimonio del XX secolo. 

La realizzazione di questa biblioteca è stata voluta da Anne Anne-Gruner-Schlumberger-Schlumberger, figlia di industriali alsaziani, che mise al servizio dell’arte, dell’educazione e della scienza la sua ricchezza. Viaggiò molto e negli Stati Uniti comprese l’importanza che le biblioteche di quartiere potevano avere nella vita quotidiana dei bambini. L’apertura di una Biblioteca dall’architettura insolita sollevò inizialmente molte proteste ma in questo stava la sfida: mettere a disposizione dei ragazzi  un luogo dedicato a loro soltanto. In quegli anni su 10.000 abitanti 6.000 avevano meno di 16 anni. Alla sua apertura nel 1965, si ebbero 3000 iscrizioni registrate a tempo di record.

In risposta alle critiche e alle resistenze, Anne decise di finanziare la Biblioteca per 18 anni prima di consegnarla nelle mani della città di Clamart. La Biblioteca, organizzata come una biblioteca per adulti, ha oggi un patrimonio di circa 20.000 volumi messi a disposizione dei ragazzi in una grande stanza rotonda con arredi di legno chiaro. E’ divenuta immediatamente di fama mondiale sia per la bellezza dell’architettura e per la qualità culturale delle iniziative che offre ai ragazzi e alle loro famiglie. Inoltre, avendo la missione di mettere gli utenti al centro del progetto, impiega nel funzionamento della stessa anche i ragazzi che , con orgoglio, si prestano per le letture ad alta voce, per i consigli di lettura  o danno  una mano per i prestiti e le restituzioni.

"Bibliothèque pour enfants, Clamart, France." 1965, photographie noir & blanc.

“Bibliothèque pour enfants, Clamart, France.” 1965, Martine Franck”

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Eternità

Eternità by Cinzia Robbiano
Eternità, a photo by Cinzia Robbiano on Flickr.

C’era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godano di eternità. Quand’ero piccolino, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro, perchè le persone le si può uccidere come formiche. Mentrre un libro, quand’anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, mua, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca, …

Amos Oz, Una storia di amore e di tenebra

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Genesi

Genesi by Cinzia Robbiano
Genesi, a photo by Cinzia Robbiano on Flickr.

Studiavo già da anni quando nacque mia figlia. E tutto quello che avevo appreso fino ad allora divenne in quel momento pregnante, nuovo: col tempo, più chiaro. Mia figlia è la mia Genesi, io parlo, lei mi spiega senza parlare.
La Genesi spiegata da mia figlia, Haim Baharier

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cover

Non pensate a consigli di viaggio con bagaglio leggero. La valigia quasi vuota è il nuovo libro di Haim Baharier. Haim è molte cose (matematico e psicoanalista, ma anche commerciante di preziosi e consulente aziendale), ma soprattutto per il suo pubblico, “il pensatore che fa volare”. Pubblico che gremisce le sale dei teatri pur di ascoltare le sue lezioni di  ermeneutica biblica. A dargli la notorietà furono Le invasioni Barbariche dove fu invitato a parlare del suo libro La Genesi spiegata da mia figlia. Omaggio di un padre alla figlia down, Avigail, non per questo meno intelligente e felice. Avigail è la rappresentazione della debolezza, e per Haim significò da subito “non il meno come disse il dottore, ma il tanto che da quel meno gli sarebbe venuto”. E anche in questo libro il tema dominante è la claudicanza, rappresentata da Monsiuer Chouchaini,  figura misteriosa di clochard che apparve a Parigi  negli anni ’50. Divenuto famoso soprattutto tra i membri della comunità ebraica, molti scampati all’orrore dei lager. Tra questi anche i genitori dell’allora Haim bambino, che lo ospitarono nella loro casa molte volte prima dello Shabbat. Un uomo misterioso anche per Haim, divenuto poi allievo di Emmanuel Lévinas, uno dei maggiori filosofi del Novecento, e di Léon Askenazi, il padre della rinascita del pensiero ebraico in Francia. E la storia di questo incontro si snoda in un interessante percorso avanti e indietro nel tempo, molto più autobiografico di quanto lo stesso Haim sia disposto ad ammettere. E fornisce molte interessanti informazioni anche su altri personaggi di indiscusso e discusso fascino, quali ad esempio Shlomo Carlebach, musicista sul quale ancora non si è risolto l’enigma:  profeta dell’amore universale profumato di patchouli o agente segreto vestito di collane e sandali in missione per riportare gli ebrei hyppies all’ortodossia? 3137309769

Chouchani portava sempre, anche d’estate, un cappotto nero, puzzava terribilmente e viveva ottenendo cibo ed alloggio nelle diverse case ebree a cui si presentava. Era un genio assoluto. Sapeva perfettamente settanta lingue e discuteva alla pari con Einstein e con altri studiosi del tempo.  Nel chiedersi il perché dell’arrivo di Chouchani Haim conclude che volesse mostrare lo ” splendore della sua condizione di clochard”. images (3) Questa è la claudicanza, ovvero  concedere un po’ del proprio  spazio al prossimo senza soffocare, senza sentirne la mancanza; posso accogliere l’altro, dargli parte del mio spazio, senza sentirmi impoverito. È questo il concetto su cui si fonda l’economia di giustizia. Che riporta al contenuto della valigia quasi vuota che Chouchani abbandonò nella casa di Haim e venne aperta solo molti anni dopo. E rivelò il suo misero contenuto ricco di simboli.

Haim non è una lettura facile, più seducente è ascoltarlo. Sarà per il timbro della voce, per l’accento francese ancora molto marcato nonostante viva in Italia da molti anni.  Ma leggerlo a me piace. Perché ogni frase anche la più complessa arriva dritto al cuore. Va letta e va riletta, prima di farla propria. Pronta ad essere ridiscussa. Mettendo in circolo la nostra la nostra imperfezione: fiera menomazione perché grandezza e precarietà sono complementari ed è la materia di cui sono fatti gli uomini. Quelli responsabili.

Haim Baharier presenterà La Valigia quasi vuota durante la trasmissione Uomini e Profeti, domenica mattina alle ore 9.30 su Radio3.

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Travolti dal solito destino…

Siamo una coppia in transito. Sempre. A tratti ci incontriamo. Quella sera, che avrebbe potuto essere romantica, fu funestata dall’impossibilità di pagare al ristorante con la carta di credito. Così mentre sorseggiavo un aperitivo davanti al bellissimo tramonto Mr. Tower vagava tra Orosei e Siniscola in cerca di uno sportello bancomat.

Sardegna, Capo Comino, Ristorante Il Moletto

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Glencoe

Glencoe by Cinzia Robbiano
Glencoe, a photo by Cinzia Robbiano on Flickr.

Divenuta nota al grande pubblico per una scena di Skyfall, Glencoe è tristemente nota agli Scozzesi per Il massacro di Glencoe  avvenuto il 13 febbraio  1692 . Il massacro ebbe luogo contemporaneamente in tre insediamenti differenti lungo la vallata di Glencoe, a Invercoe, Inverrigan, e Achacon. Nel massacro, trentotto appartenenti al clan dei MacDonald di Glencoe dei furono uccisi dai loro ospiti sul territorio che i MacDonald avevano rifiutato di dare in segno di sottomissione al nuovo sovrano Guglielmo III d’Inghilterr. Altre 40 persone, tra donne e bambini, morirono di stenti a seguito dell’incendio delle loro case.

When death’s dark stream I ferry o’er,
A time that surely shall come;
In Heaven itself, I’ll ask no more,
Than just a Highland welcome.
Robert Burns

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L’inverno qui è in mille colori.

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Bibliotecaria in trasferta: Treasures & Tea

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Mi ero prefissata di andare alla Mitchell Library durante il mio soggiorno a Glasgow. Per chi come me lavora in una piccola biblioteca di provincia aggirarsi per le stanze di una delle più grandi biblioteche europee è una specie di giornata trascorsa al Luna Park. E così mentre ne studiavo il sito per valutare su cosa concentrarmi ho scoperto Treasures & Tea, un’interessante e deliziosa iniziativa mensile, con cui vengono illustrate,  ad un numero limitato di persone, collezioni particolari. A seguire, nella Old Glasgow Room  , viene loro servito il ”Traditional Afternoon Tea”,  accompagnato da sottofondo di musica per pianoforte, eseguita dal vivo: il tutto per la modica cifra di  ₤ 7.95. Potevo ignorare il richiamo? No, ovviamente, anche perché i “Treasures” del mese di gennaio erano manoscritti e oggetti appartenuti a Robert Burns, mio poeta prediletto per il settore Scotland.

E così ho acquistato il mio biglietto on line, l’ho ritirato la sera prima alla Royal Concert Hall e alle 14 in punto, come avrei fatto se fossi stata in servizio, mi sono presentata in Biblioteca. L’edificio è decisamente “outstanding” e l’intreccio di sale antiche e modernità pare perfettamente riuscito. Affollatissimo il bar che pare essere utilizzato come luogo di incontro a prescindere dalla frequentazione della biblioteca e quasi un centinaio di postazioni internet a disposizione degli utenti. Al piano terra le novità , molte in lingua straniera e uno spazio bambini. Nell’attesa mi guardo intorno e riconosco immediatamente i miei compagni in questo pomeriggio abbastanza unico: per lo più anziane signore dai capelli turchini. Come ovvio sono la sola italiana.

Veniamo finalmente introdotti alla collezione, in realtà una parte, perché la Mitchell è la Biblioteca che custodisce il maggior numero di oggetti appartenuti a Burns, cantore delle Highlands. Il divieto di scattare foto è assoluto e le Colleghe insistono molto sul valore di quanto esposto.Viene il momento del tea e vengo letteralmente adottata da un gruppo variegato, tutti troppo incuriositi dalla mia presenza ad un evento così tipicamente Scottish. Mi rifocillo e lascio Treasures & Tea, soddisfatta anche se non esaltata.

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E incappo in quello che per me rimarrà sempre il tesoro di quel pomeriggio. Ad attirarmi sono i colori e la percezione di sagome che mi fanno pensare ad una sala per bambini. Mi avventuro e trovo un anziano signore seduto ad una scrivania ricolma di libri e oggetti, e ricolme di libri e burattini sono le tre stanze che compongono lo spazio riservato alla sua collezione. Il signore è John M. Blundall, uno dei maggiori burattinai al  mondo, regista, designer, artigiano.

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Ed è così che faccio io, mi siedo lì con lui che mi racconta della sua vita e dello stupore che prova ogni giorno guardandosi intorno, perché la sua vita è tutta lì in quell’immensa raccolta. Ed è questo un sentimento che è molto ben espresso nella frase di Eisenstein che cita nel suo sito (che vi consiglio di provare almeno in parte ad esplorare): http://www.theworldthroughwoodeneyes.co.uk/

 “Books cling to me. They fly down to me – ran up and attach themselves to me. I have loved them for so long; large and small, thick and thin, rare and cheap editions. They should not be too neat, like suits from the tailors; but they should not be clad in greasy rags. A book should lie in the hand like a well-adjusted tool. I have loved them so much that they have begun to love me back. Books burst open like ripe fruit in my hands and fold back their petals like magic flowers, bearing the seed of thought, a stimulating word, an apt quotation, a useful illustration.”

Non è forse questo il tesoro chiuso in un libro?

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Fughe e vagabondaggi letterari:Romantici a Venezia / Venise et ses amants

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Venezia, Caffè Florian

Romantici a Venezia / Venise et ses amants è un documentario (1948, Luciano Emmer e Enrico Gras)  sull’atmosfera romantica e decadente della Venezia alla fine del 18°  secolo. Il vibrante commento di  Jean Cocteau ci racconta delle anime dolenti e  dei dolori di personaggi letterari e musicisti che hanno vissuto il sogno di questa città. E’ la Venezia di Lord Byron, Alfred de Musset, George Sand, d’Annunzio, una Venezia fatta di immagini preziose, palazzi riflessi nell’acqua, lune misteriose, piazzette dove gli amanti infelici vagano sotto la musica di Richard Wagner.

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