Living with books

“Rebloggo” un vecchio post strettamente collegato al mio ultimo sui libri per famiglie “diverse”:  Diario della tartaruga è pertinente e sempre tra i miei libri preferiti.

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Mondi

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C’è chi scrive libri per bambini e chi scrive libri sui libri scritti per bambini ma non penso assolutamente che venga fatto per i bambini. Penso che tutti quelli che si preoccupano tanto dei bambini in realtà si stiano preoccupando di se stessi, di tener insieme il proprio mondo e indurre i bambini ad aiutarli in questo compito, indurre i bambini a convenire che si tratta davvero di un mondo. A ogni nuova generazione di bambini bisogna dire: “Questo è un mondo, questo è quello che si fa, è cosi che si vive”. Forse la nostra paura costante è che arrivi una generazione di bambini a dire: “Questo non è un mondo, questo non è niente, e non c’è nessun modo di vivere”.
Diario della tartaruga, Russell Hoban

Diario della tartaruga è la storia una scrittrice di libri per ragazzi e di un librario e delle loro vite alla…

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Di famiglia non ce n’è una sola, lo sanno anche i bambini

C’è quella fatta di mamma e papà, quella dove si nasce e si cresce e quella che si costruisce. Ma ce ne sono anche fatte di mamma e mamma o papà e papà, quella in cui si cresce che non è quella in cui si nasce, quella che si è costruita ma poi si è disfatta, e che così rimane. O che si ricostruisce, ma non è più quella di prima.  Quella con un genitore con la pelle scura e l’altro con gli occhi a mandorla. E quella dei parenti, degli amici, dei vicini che a volte capiscono ma spesso commentano. In negativo per lo più, è ovvio. Per questo dirlo è facile, ma viverlo meno.  I bambini lo sanno. E crescono lo stesso, più o meno bene,  come nelle altre famiglie. Perchè allora esistono case editrici come Lo Stampatello? Ma perchè per i bambini è importante ritrovarsi in storie che li riguardino, dicono.

Siamo sicuri? Non è piuttosto che  servono a noi, adulti, in attesa che i bimbi crescano e ci raccontino, senza l’aiuto dei libri,   di infanzie felici?

2014-10-27

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Riletture

Porcellane in pezzi e vecchie scarpe  a cui è stata restituita dignità. Oggetti riparati, valorizzando le crepe, riempiendone le spaccature…perché qualcosa che ha subito una ferita ed ha una storia diventa speciale. Enrico Sabba dà loro una seconda chance utilizzando una tecnica solitamente impiegata nella lavorazione del vetro e trasformando in pregio un difetto.

2014-10-05Scarpe come fogli bianchi su cui riscrivere storie, scarpe come attori  in scena a recitare su un piccolo e personale palcoscenico. A realizzarle Patrizia Genovese: artigiana, artista, contadina, raccoglitrice onnivora.

2014-10-051

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Autunno is all around

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Vita da bibliotecaria: credere ancora alla favole

favoleNatale si avvicina. Avete un’amica, fidanzata, parente bibliotecaria? potete spendere poco ma volete farle comunque  un regalo da favola? Allora questo pendant fa per voi (398.2 nell’Indice Dewey di classificazione dei libri sta per fiabe, favole…). Si trova in vendita qui https://www.etsy.com/listing/114459805/i-still-believe-in-3982-pendant-fairy?ref=shop_home_active_1&ga_search_query=398.2

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Ovada in festa, Dublino 1913

Saint_Paul_of_the_Cross_7777Ho scritto questo post approssimandosi il 18 ottobre, festività di San Paolo della Croce, patrono della mia città. Dell’evento a cui mi riferisco ciò che mi ha colpito è la competenza delle persone coinvolte e il gusto che ha contraddistinto ogni manifestazione, la ricerca del bello e del meglio. E conseguentemente  anche le risorse economiche. Cose inimmaginabili, almeno per noi, allora e ancora oggi, nel tempo presente. Il Santo ci perdoni se qui, nella sua città natale, non si è mai fatto tanto. Ne approfitto per ringraziare i colleghi Mary Broderick, Honora Faul e Dave Pelham della National Library of Ireland di Dublino che con sollecitudine e cortesia mia hanno facilitato il reperimento di notizie ed immagini.

Sotto cieli propizi, nella lontana Ovada,
un giovane crebbe in santità e grazia.
Un grande amore ardeva luminoso nel suo petto
La sua stupenda luce si rifletteva sul suo viso
Nei suoi occhi un desiderio mai accecante
Nel suo cuore un richiamo da campi lontani
E Radunati attorno a lui come guardie del corpo
I sogni che vengono solo da luoghi angelici.

E quando il Signore disse, “Riposa, il tuo giorno è finito”
I suoi figli proseguirono trionfanti nel suo nome;
La piccola, sognante e lontana città di Ovada
Aveva ottenuto, grazie a lui, fama imperitura.

Queste strofe sono sola una parte del lungo poema dal titolo “La Gloria di Ovada” che Brian O’Higgins, politico ed editore, devoto cattolico e poeta irlandese, compose in onore di San Paolo della Croce. Lo fece in occasione della manifestazione Ovada in festa che si tenne a Dublino dal 24 al 31 maggio del 1913 a Ballsbridge, sui terreni della Royal Dublin Society. L’evento fu organizzato per raccogliere fondi per i Padri Passionisti che avevano accumulato molti debiti con il loro programma edilizio di ampiamento del Monastero di Mount Argus, eretto nel 1856. Ideatore di questa brillante iniziativa fu Padre Sebastian Slean, allora rettore, supportato da un comitato di dame caritatevoli tra le quali Lady Isabel Contessa di Aberdeen, scrittrice, filantropa e attivista per i diritti civili delle donne. 1012Idearono e realizzarono un progetto veramente ambizioso, con padiglioni e stands, ed eventi continui. Superfluo dire che ebbe un enorme successo, e con i profitti i debiti vennero annullati. buildersPer l’occasione venne stampato un programma che comprendeva, oltre alle notizie relative a San Paolo della Croce e ai Padri Passionisti, la piantina dell’ Ovada Bazar, una sorta di riproduzione della città natale del Santo, in cui furono realizzate aiuole floreali, sale da pranzo, sale da the, un american bar e una sala da ballo ai lati e al centro un gazebo per la banda, e poi scuderie, guardaroba, servizi e un ufficio postale. mary anderson de navarroMadrina della manifestazione fu  Mary Anderson alias  Madame de Navarro , attrice di teatro shakesperiano, americana, andata in sposa ad Antonio Fernando de Navarro, Ciambellano Privato di cappa e spada del Papa, costretta ad abbandonare le scene per motivi di salute all’età di 30 anni. A conclusione della manifestazione, entusiasti dell’enorme successo, il Comitato Organizzatore e i titolari degli stand le donarono una coppa d’argento massiccio con riprodotti i motivi del Ardagh Hoard  http://www.limerickdioceseheritage.org/Ardagh/hyArdaghChalice.htm

http://www.limerickdioceseheritage.org/Ardagh/hyArdaghChalice.htm

un ventaglio di madre perla intrecciata con con pizzo Limerick  http://www.irishlacemuseum.com/museum/limerickpg.html e la designarono  Regina di Ovada. Commossa dai tanti riconoscimenti, Madame de Navarro dichiarò che tutti i successi che le erano stati attribuiti li aveva “deposti ai piedi della Regina di Maggio” il cui nome era onorata di portare. IMG_3577Furono anche predisposti gadget, spilline smaltate, una delle quali recentemente venduta ad un asta. CAOvada(2)Ma Brian O’Higgins e Madame de Navarro non furono i soli personaggi noti coinvolti nell’iniziativa. Harry Clarke, uno degli artisti più importanti d’Irlanda, notissimo per le sue vetrate dipinte e illustratore di libri, tra i quali le Fiabe di Andersen e Tales of Mystery and Imagination di Edgar Allan Poe per le cui illustrazioni venne paragonato a Aubrey Beardsley, venne incaricato di realizzare il manifesto che insieme al “programma souvenir” avrebbe completato il piano di comunicazione dell’Evento. _original

Per l’occasione Clarke realizzò The Watchman of OvadaIl Guardiano notturno di Ovada. La critica mette in relazione questa, e sue illustrazioni simili, con il Cinema Espressionista Tedesco del tempo.

Sembrò addirittura averne anticipato le immagini così come l’immaginario psichedelico degli anni ’60.

Anche Francis Bacon gli fu avvicinato, considerandoli accomunati da un fascino morboso per i lati più oscuri dell’esistenza.

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Non c’è fango che tenga…

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Genova che si riscatta.
Tettoia. Azzurro. Latta.
Genova sempre umana,
presente, partigiana.

Litania, Giorgio Caproni

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Valenki: dalla Russia con amore

Il paesaggio è sempre lo stesso: neve, abeti, villaggi, valenki, cappotti di montone. Questa monotonia è come un silenzio rilassante. Domani entreremo in Siberia…

se queste parole non le avesse scritte Nikos Kazantzakis (scrittore, poeta, giornalista e anche uomo ), potrebbe averlo fatto Mr. Tower. Che dalla Russia è tornato portandomi, tra le altre cose, un paio di Valenki.

DSCN2442Valenki nella versione pantofole perché Valenki sono per lo più stivali, considerati dai Russi patrimonio nazionale. Vengono citati già nel XII secolo, in un racconto. Nei secoli li hanno indossati popolani e nobili.

valenki_4L’Imperatore Pietro I attribuiva loro proprietà curative, infatti esortava ad indossarli a piedi nudi, dopo una sbornia, e trangugiare una zuppa di crauti.

valenki_6Furono determinanti per l’esercito russo durante la 2° guerra mondiale.

RIAN_archive_604297_Ersatz_winter_bootsVengono realizzati con pelo di pecora o di cane da slitta.

Per molto tempo sono stati utilizzati solo nelle campagne o dalla polizia e dall’esercito nelle regioni più fredde. Ma ora stanno tornando di moda: decorati con ricami, pizzi o pelliccia si trovano anche nelle boutique e nelle collezioni dei guru della moda. Diciamo che sono la versione sovietica degli Ugg.

161026314In passto ai Valenki venivano attribuite anche proprietà divinatorie. Nei villaggi, la notte della vigilia di Natale, le ragazze russe lanciavano  in cielo un valenok  e la gamba dello stivale caduto a terra indicava in quale direzione le ragazze potevano cercare marito.

Siberiano non è chi non ha freddo  ma chi indossa il calore, dice il proverbio. Nel mio caso sta al caldo anche il mio cuore: i  “girasoli” sulle mie Valenki hanno un loro perché…

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Dolcenera

From : “Giovanni Bronzino”

(…) su Dolcenera esiste un mio commento
nell’archivio della ML Bielle:

Dolcenera è il quarto brano di un disco dedicato interamente al concetto di solitudine, facendone un grande elogio fino a trasformarsi per certi aspetti in un grande discorso sulla libertà.

Da qui un concept-album che trova in Anime salve il suo brano-manifesto e in Smisurata preghiera un riassunto di sette esempi di solitudine e/o emarginazione raccontanti poco prima.
Ecco, Dolcenera è il terzo esempio.
Siamo, per successiva ammissione degli autori, nella Genova del 1972 devastata da un violentissimo alluvione come “non si vedeva da una vita intera”.
Solo i primi sedici versi servono al poeta per catapultare il lettore dentro un’atmosfera apocalittica ed eccezionale dove il fiume di acqua e fango che invade la città vien personificato come Dolcenera, secondo un carattere tendenzialmente animista di De André.

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Da Istanbul, Piazza Taksim: breaking news…e non è uno scherzo

Immaginate di essere a casa, ora. Immaginate di essere me e che Mr Tower stia facendo sosta a Istanbul, forzata peraltro, durante il ritorno dalla Russia.

Lo pensate a cena, in uno dei ristoranti che ama, a Galata … le luci sul Bosforo e tutte le meraviglie del caso

arriva un sms, da Mr Tower ovviamente: sono al ristorante. abbiamo subito un attacco con i lacrimogeni…

come?  rispondo

dalla polizia, è stato terribile, Non sentivo quest’odore da 40 anni…

provo a telefonare, non risponde….fantastico! Cerco su ANSA e Reuters, nessuna notizia. Eppure… le penso tutte, penso all’Isis…

finalmente il telefono squilla, è lui, tossisce…mi rilasso, per quanto… Quando il fumo ha invaso il ristorante, li hanno fatti salire ai piani superiori. I più anziani sono quelli messi peggio, non ce l’hanno fatta a salire su per le scale. Il ristoratore comunque è preparato, spruzza latte sugli occhi dei clienti, anche su quelli di Mr Tower. Qualcuno parla di Taksim, gli dico ti prego torna in albergo, non andarti a cacciare nei guai. Anche se Mr Tower in certe occasioni se la cava alla Magoo  …

mentre scrivo, cioè ora, arriva un altro sms… Sono andato a Taksim, ci sono di nuovo le barricate. Migliaia di giovani arrivano da tutte le parti…

ci risiamo? https://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/06/01/dal-nostro-inviato-ad-istanbul-varie-ed-eventuali/

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