Foto orfane? le adotto io…

foto orfanaNelle bancarelle dei mercatini sempre più mi appassiono alle vecchie fotografie. Ne salvo alcune e poi fantastico vite.

Di questa ciò che mi ha colpito è l’evanescenza, lo sguardo vuoto della persona ritratta, l’atteggiamento rinunciatario di chi lascia fare. Sarà stata madre di figli distratti? Fidanzata da dimenticare? Governante? Non so , né quando né dove sia stata scattata.

In quante mani è passata? In quante scatole ha viaggiato? Quanti chilometri ha fatto per arrivare sin qui? Inizio con lei questo album di persone che nessuno ha voluto ricordare, sperando di strapparle un sorriso

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Natale, il libro che vorrei

E’ un incanto. E’ un libro grande quanto il palmo di una mano. Si apre a 360° gradi ed è realizzato con tagli al laser e intagli tridimensionali. Nelle sue pagine sono racchiusi tutti  gli elementi caratteristici della stagione invernale e del Natale: Babbo Natale , renne , e un pupazzo di neve, diposti intorno ad un grande albero, con fiocchi di neve che cadono tutt’intorno. Lo ha realizzato Yusuke Oono, architetto e graphic design giapponese, con la speranza di trascinare i suoi lettori in un racconto evocativo, pieno di poesia.

Peccato non sia in vendita, come la magia del Natale del resto…

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International Day for the Elimination of Violence against Women

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Una bicicletta, l’amico ritrovato e una promessa di felicità

Sono stati lunghi giorni di nuvole e pioggia. Avevo voglia di essere felice. Che poi detto così sembra che tutto dipenda da una nuvola.  Non ho resistito, sono salita in macchina e sono andata a Genova, per togliermi quell’aria un po’ così… Superato il “Masonshire”, assunto a luogo letterario da quando Baricco scrisse :

Quando proprio ti va tutto storto, ma storto davvero, da noi si dice: poteva andarmi peggio, potevo essere nato a Masone. E’ una cosa anche affettuosa, bisogna credermi, ma quel che si dice è quello. Il fatto è che Masone sta subito prima del Turchino, tra Piemonte e Liguria, dove finisce la campagna e non è ancora iniziato il mare. Tutte le nebbie e le nubi d’Italia arrivano lì, si stoppano contro la montagna e, incapaci di un salvifico scatto di reni che le porterebbe al mare, lì si fermano, e lì si lasciano morire: esattamente sopra, e dentro, Masone…

Oltre una galleria il sole il mare la felicità.

collageBella è bella, e come tutte le cose belle fragile. Dalla sopraelevata con quella luce sembrava davvero un presepe, appoggiato su monti di cartapesta che il peso delle casette può far crollare. Nel cielo nuvolette rosa come batuffoli di zucchero filato. Sono passata davanti alla nostra casa e oltre la finestra che guarda il mare ho visto noi che seduti a tavola rimaniamo in silenzio a guardare il sole tramontare, le luci del porto, le navi partire, gli aerei arrivare. Il giorno, la notte e il mondo che ci gira intorno.

DSCN4187Sono andata anche per un libro, la storia della mia bicicletta. Che è anche un po’ la storia della mia famiglia, di mio nonno, milanese e pedalatore indefesso della Umberto Dei. Ne aveva il culto, passava ore ad oliare, lucidare, controllare ogni bullone. La nonna gli aveva riservato una conca di plastica dove potesse controllare le camere d’aria: dem Gianni, gli diceva, minga denter la vasca del bagn! Ne aveva una anche la nonna, con quella durante la guerra andò sino in provincia di Novara per portarsi a casa un sacco di riso, tanta la fame che era, superando la fatica, vincendo la paura.

Quando ho deciso di comprarmi una bicicletta, passata l’età del motorino e passato anche l’entusiasmo per la guida, ho voluto comprarmi quella: la Dei, nera, con i freni a bacchetta. Mi ricordo che il venditore mi disse che non era da ragazza: ma nemmeno io lo sarei rimasta per sempre e quindi tanto valeva che fosse adatta al tempo a venire. Per ragioni analoghe non avrei comprato una Girardengo, anche se qui sarebbe sembrata più inserita nel contesto. Ma anche qui: volevo io fare la ciclista? No. E allora ci voleva una bicicletta che voleva essere nient’altro che se stessa: la Dei. E non per presunzione, per carità, infatti non faceva nulla per essere attraente. Costava anche un botto, ora non so. Se un vanto poteva avere era essere stata costruita dall’Italia migliore, fatta di progettualità, manualità, esperienza. E fatta per durare. Infatti in più 30 anni non ho dovuto mai farla riparare: ho dovuto sostituire il campanello perché me lo hanno rubato. Sì, vabbè, qualche stretta di bullone, perché pedalando sul pavè alla lunga un po’ si allentano. Non l’ho usata solo durante la gravidanza, ma poi con mio figlio nel seggiolino mi sono fatta delle belle pedalate.

7178369664_8a4d1c28fb_zSarà che a me la bicicletta dà il senso della libertà, sarà l’aria tra i capelli, il potersi muovere anche in spazi angusti, superare le auto in coda. Ecco, anche un certo azzardo, una perdita di cautela. E anche il senso del tempo che passa, lo senti dalla pedalata che un po’ rallenta. E poi alla bicicletta ci si affeziona, più che alla macchina…almeno così è per me.

DSCN2924Comunque, tornando al libro Umberto Dei biografia non autorizzata di una bicicletta. Lo ha scritto Michele Marziani. E’ la storia di due vite, profondamente diverse, che una Dei farà avvicinare. E’ la storia di un superamento: del sospetto, della solitudine. E’ anche la storia di una deviazione, di uno scarto, come una sterzata improvvisa da una vita che incomincia a stare stretta. Michele la racconta con parole semplici che private di ogni ricercatezza appaiono ancor più profonde e ricche di significato. E con una certa musicalità che dice, sente anche nella pedatala della Umberto Dei, bella rotonda, nel susseguirsi di salite e discese. Come succede nella vita.

DSCN2923-001Il libro l’ho ha presentato a L’amico ritrovato, libreria indipendente prima chiusa e poi riaperta “a furor di popolo”, si può dire.  Bighellonando prima di entrare ho visto che ha già fatto comunella con Lo Spaventapasseri, il negozio di abbigliamento lì vicino, che insieme ai vestiti e agli accessori , espone i libri e i segnalibri.

2014-11-191Il titolare è un giovane e piacevole signore  con un gradevolissimo accento romano. Chissà se lo sa che Lo Spaventapasseri e L’Amico Ritrovato sono film dello stesso regista?L’ultima volta che ero stata lì, c’era un negozio di scarpe, mio punto debole oltre ai libri.

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shoes1E infatti anche ieri sulle scarpe comunque mi è caduto l’occhio. Sarà che con scarpe e libri si fanno viaggi.

collageAnche Fabio, il titolare, un’associazione deve averla fatta, non sbagliando peraltro, unendo alla presentazione di Michele quella di Nel tempo dei lupi di Giacomo Revelli. 

Anche questa la storia di due vite profondamente diverse provenienti da mondi diversi ma che trovano un punto di incontro. Anche qui la tecnica è al servizio di una storia profondamente umana, fatta di solitudine e fatica, dell’incontro tra sapienza antica e modernità, del come a volte sia necessario fare un passo indietro per andare avanti. Piccole storie scritte bene, di buoni sentimenti.

DSCN2932Che poi gli autori sono, apparentemente per quanto so, profondamente diversi. Michele vive a Rimini, lunghe spiagge, la linea dell’orizzonte che si confonde con il mare, sì è vero anche il mare d’inverno con la malinconia ma soprattutto una certa voglia di vivere, di assaporare. Giacomo viene dalla Valle Argentina, una valle chiusa, stretta tra montagne e confini che la comprino, un dialetto per lo più imcomprensibile e parole usate con parsimonia e precisione. Ma entrambi evidentemente accomunati dal bisogno di raccontare storie di mondi che si incontrano, e come gli animali si annusano e imparano a conoscersi. Indossano le stesse scarpe, che è una ragione in più per dire che si somigliano.

DSCN2938All’Amico ritrovato ho anche ritrovato un Amico, che mi manca tanto e un libro su luoghi dove anch’io non andrò mai e un luogo invece dove tornerei, anche se non per le stesse ragioni dell’autrice.

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DSCN2930E così, dopo la presentazione, l’aperitivo e una passeggiata, è venuta l’ora di tornare a casa. L’autostrada deserta, il cielo finalmente uguale per tutti. E’ in momenti come quelli che mi vengono i pensieri più belli. Quando arrivo a casa sarebbe ora di dormire, ma chi dorme… Sotto il piumone me la rido, anzi sorrido, per questa giornata che ha mantenuto, seppur piccola, una promessa di felicità.

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A tavola, come in un libro di Giovanni Arpino

Come in un libro di Giovanni Arpino, con un’armonia cromatica tra fuori e dentro che ha contributo a creare un’atmosfera evocativa, domenica a pranzo  si è portato in tavola il meglio della cucina piemontese : il tartufo, il bollito misto con la bagnetta verde, i formaggi di capra con cognà e gran finale marron glaces. “Cibi da re” si diceva un tempo. Cibo condiviso con generosità e calore, da una padrona di casa ospitale. Si è bevuto Dolcetto e Vodka, in onore degli amici russi.

Aggiornato di recenteE’ accaduto qui, nel Basso Piemonte o nell’Alto Monferrato, se preferite.

DSCN2811-001Peccato non aver saputo prima che la Regione Piemonte darà un taglio alle Agenzie Turistiche Locali che da 9 passeranno a 4: resteranno solo Torino, Cuneo, l’area delle colline patrimonio dell’Unesco e Piemonte Nord (Novara, Vercelli e Valsesia, Biella e zona laghi). Siamo quindi destinati a sparire, dall’immaginario collettivo dei turisti stranieri soprattutto, che faticano a distinguere tra Italia del nord ovest e del nord est: se dici nord è Portofino, Milano, Venezia. La promozione del territorio, del nostro, rimarrà una questione privata.

Tanto varrebbe farlo questo ricongiungimento  alla Liguria, come sono in molti ad auspicare tant’è vero che lo scorso anno un gruppetto di sindaci, esasperati dai continui tagli e dall’isolamento prodotto, ha protestato presidiando la Prefettura e minacciando di chiedere ti tornare ad essere territorio ligure, così come fu sino al 1859. Del resto il nostro paesaggio urbano, il dialetto, la cucina sono ancora molto influenzati dal trascorso dominio genovese. E con la Liguria sono ancora tanti gli scambi per studio, lavoro, villeggiatura. La stessa Liguria potrebbe avere anche vantaggi dal proporci come “retroriviera”, in alternativa alla costa: esistono ancora castelli, di proprietà di antiche famiglie genovesi, trasformati in aziende vinicole o strutture ricettive che esercitano un certo su fascino su alcune fasce di turisti.

Costerebbe meno anche a noi privati la promozione del territorio: fine dei “cibi da Re”, potremmo introdurre  la  più democratica cucina della “Repubblica di Genova”. Una cucina povera, propria delle genti di campagna, dei montanari e dei naviganti, fatta di alimenti semplici, comuni ed economici. Contaminata da aromi e spezie di paesi lontani, e quindi anche più politically correct.

Ovada, Via San Paolo

Ora altra gente abita le stanze, i loro ricordi sono fatti di mare, parlano dialetti a noi sconosciuti, e nuovi e più piccanti aromi invadono le vecchie cucine. – Mario Canepa

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Consigli per un regalo: curarsi con la musica

Non vi sentite bene? soffrite di qualcosa per cui non trovate rimedio? non lo avete trovato, pur cercandolo, nei libri? provate con la musica…

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Vita da bibliotecaria: gli allerta meteo

La lettura in classe è programmata da tempo. Le insegnanti con un cartello avvisano i genitori che oggi andrò a leggere.

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Nel frattempo radio, tv e giornali martellano con gli allerta meteo, peraltro non previsti nella nostra zona, altrimenti le scuole sarebbero chiuse.  Un papà, straniero, chiede ad una delle insegnanti  “Bibliotecaria viene anche con acqua?”.

Non sa, il padre,  che una volta ad andare a scuola con qualsiasi tempo e con qualsiasi mezzo erano maestre e alunni, soprattutto in zone come le nostre. I bambini percorrevano chilometri con gli zoccoli ai piedi sulle strade innevate per arrivare in classi rudimentali, molto rudimentali, scaldate con la stufa a legna che la maestra, che spesso dormiva sopra la scuola, provvedeva a riempire di legna ben prima che gli alunni arrivassero a scuola. Probabilmente la stessa cosa accade ancora oggi nel suo paese, nelle campagne.

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Ma soprattutto ignora che ci furono bibliotecarie ben più solerti. Nel 1935 nel Kentucky, durante il mandato di Roosevelt,  venne promosso il progetto Biblioteca a cavallo naturalmente completamente gratuito. Erano gli anni della Grande Depressione e molte famiglie vivevano completamente isolate dal resto del paese, senza luce telefono radio, spesso vivendo in rifugi improvvisati. Non c’erano strade e il solo modo per raggiungerli era a dorso di mulo o a cavallo. Di fronte alla totale assenza di beni primari, ovviamente il bisogno di libri e di cultura no avevano alcuna priorità. Sino a quando Eleanor, la moglie del Presidente, decise di creare il Kentucky Pack Horse Library Project. Anche se le bibliotecarie guadagnavano solo 28 dollari al mese erano comunque fiere del loro lavoro, perché non era solo un duro lavoro ma era importante per chi non aveva accesso alla cultura.

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Naturalmente le riviste erano di gran lunga più popolari dei libri, ad esempio quelle tecniche con cui gli abitanti delle montagne potevano imparare come migliorare la loro esistenza. I libri per bambini erano molto apprezzati anche dagli adulti che così imparavano a leggere. Il servizio si interruppe purtroppo per mancanza di fondi nel 1943.

Quindi? Quindi si va!

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Halloween? toglitelo dalla testa…

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Anne Hamilton: body object #5 sagebrush, 1986/1991 – black and white photograph, part of series of 20 images

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Déjeuner avec Modiano mine de rien…

“Proprio oggi ho pranzato con Patrick Modiano, il nostro Premio Nobel. Abbiamo avuto un’ottima colazione, molto molto cordiale, abbiamo riso un sacco.” – Fleur Pellerin, Ministro della Cultura

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L’infanzia, le estati, i ricordi … tutto in una cioccolata

2014-10-28

“La storia è un pesce dentro un acquario, va e viene sotto il tuo naso senza che tu possa mai afferrarlo. Puoi soltanto fantasticare su come poteva essere una volta, ma non altro, non altro…”
Cioccolata da Hanselmann, Rosetta Loy

http://www.hanselmann.ch/

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