Una bicicletta, l’amico ritrovato e una promessa di felicità

Sono stati lunghi giorni di nuvole e pioggia. Avevo voglia di essere felice. Che poi detto così sembra che tutto dipenda da una nuvola.  Non ho resistito, sono salita in macchina e sono andata a Genova, per togliermi quell’aria un po’ così… Superato il “Masonshire”, assunto a luogo letterario da quando Baricco scrisse :

Quando proprio ti va tutto storto, ma storto davvero, da noi si dice: poteva andarmi peggio, potevo essere nato a Masone. E’ una cosa anche affettuosa, bisogna credermi, ma quel che si dice è quello. Il fatto è che Masone sta subito prima del Turchino, tra Piemonte e Liguria, dove finisce la campagna e non è ancora iniziato il mare. Tutte le nebbie e le nubi d’Italia arrivano lì, si stoppano contro la montagna e, incapaci di un salvifico scatto di reni che le porterebbe al mare, lì si fermano, e lì si lasciano morire: esattamente sopra, e dentro, Masone…

Oltre una galleria il sole il mare la felicità.

collageBella è bella, e come tutte le cose belle fragile. Dalla sopraelevata con quella luce sembrava davvero un presepe, appoggiato su monti di cartapesta che il peso delle casette può far crollare. Nel cielo nuvolette rosa come batuffoli di zucchero filato. Sono passata davanti alla nostra casa e oltre la finestra che guarda il mare ho visto noi che seduti a tavola rimaniamo in silenzio a guardare il sole tramontare, le luci del porto, le navi partire, gli aerei arrivare. Il giorno, la notte e il mondo che ci gira intorno.

DSCN4187Sono andata anche per un libro, la storia della mia bicicletta. Che è anche un po’ la storia della mia famiglia, di mio nonno, milanese e pedalatore indefesso della Umberto Dei. Ne aveva il culto, passava ore ad oliare, lucidare, controllare ogni bullone. La nonna gli aveva riservato una conca di plastica dove potesse controllare le camere d’aria: dem Gianni, gli diceva, minga denter la vasca del bagn! Ne aveva una anche la nonna, con quella durante la guerra andò sino in provincia di Novara per portarsi a casa un sacco di riso, tanta la fame che era, superando la fatica, vincendo la paura.

Quando ho deciso di comprarmi una bicicletta, passata l’età del motorino e passato anche l’entusiasmo per la guida, ho voluto comprarmi quella: la Dei, nera, con i freni a bacchetta. Mi ricordo che il venditore mi disse che non era da ragazza: ma nemmeno io lo sarei rimasta per sempre e quindi tanto valeva che fosse adatta al tempo a venire. Per ragioni analoghe non avrei comprato una Girardengo, anche se qui sarebbe sembrata più inserita nel contesto. Ma anche qui: volevo io fare la ciclista? No. E allora ci voleva una bicicletta che voleva essere nient’altro che se stessa: la Dei. E non per presunzione, per carità, infatti non faceva nulla per essere attraente. Costava anche un botto, ora non so. Se un vanto poteva avere era essere stata costruita dall’Italia migliore, fatta di progettualità, manualità, esperienza. E fatta per durare. Infatti in più 30 anni non ho dovuto mai farla riparare: ho dovuto sostituire il campanello perché me lo hanno rubato. Sì, vabbè, qualche stretta di bullone, perché pedalando sul pavè alla lunga un po’ si allentano. Non l’ho usata solo durante la gravidanza, ma poi con mio figlio nel seggiolino mi sono fatta delle belle pedalate.

7178369664_8a4d1c28fb_zSarà che a me la bicicletta dà il senso della libertà, sarà l’aria tra i capelli, il potersi muovere anche in spazi angusti, superare le auto in coda. Ecco, anche un certo azzardo, una perdita di cautela. E anche il senso del tempo che passa, lo senti dalla pedalata che un po’ rallenta. E poi alla bicicletta ci si affeziona, più che alla macchina…almeno così è per me.

DSCN2924Comunque, tornando al libro Umberto Dei biografia non autorizzata di una bicicletta. Lo ha scritto Michele Marziani. E’ la storia di due vite, profondamente diverse, che una Dei farà avvicinare. E’ la storia di un superamento: del sospetto, della solitudine. E’ anche la storia di una deviazione, di uno scarto, come una sterzata improvvisa da una vita che incomincia a stare stretta. Michele la racconta con parole semplici che private di ogni ricercatezza appaiono ancor più profonde e ricche di significato. E con una certa musicalità che dice, sente anche nella pedatala della Umberto Dei, bella rotonda, nel susseguirsi di salite e discese. Come succede nella vita.

DSCN2923-001Il libro l’ho ha presentato a Il giardino ritrovato, libreria indipendente prima chiusa e poi riaperta “a furor di popolo”, si può dire.  Bighellonando prima di entrare ho visto che ha già fatto comunella con Lo Spaventapasseri, il negozio di abbigliamento lì vicino, che insieme ai vestiti e agli accessori , espone i libri e i segnalibri.

2014-11-191Il titolare è un giovane e piacevole signore  con un gradevolissimo accento romano. Chissà se lo sa che Lo Spaventapasseri e L’Amico Ritrovato sono film dello stesso regista?L’ultima volta che ero stata lì, c’era un negozio di scarpe, mio punto debole oltre ai libri.

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shoes1E infatti anche ieri sulle scarpe comunque mi è caduto l’occhio. Sarà che con scarpe e libri si fanno viaggi.

collageAnche Fabio, il titolare, un’associazione deve averla fatta, non sbagliando peraltro, unendo alla presentazione di Michele quella di Nel tempo dei lupi di Giacomo Revelli. 

Anche questa la storia di due vite profondamente diverse provenienti da mondi diversi ma che trovano un punto di incontro. Anche qui la tecnica è al servizio di una storia profondamente umana, fatta di solitudine e fatica, dell’incontro tra sapienza antica e modernità, del come a volte sia necessario fare un passo indietro per andare avanti. Piccole storie scritte bene, di buoni sentimenti.

DSCN2932Che poi gli autori sono, apparentemente per quanto so, profondamente diversi. Michele vive a Rimini, lunghe spiagge, la linea dell’orizzonte che si confonde con il mare, sì è vero anche il mare d’inverno con la malinconia ma soprattutto una certa voglia di vivere, di assaporare. Giacomo viene dalla Valle Argentina, una valle chiusa, stretta tra montagne e confini che la comprino, un dialetto per lo più imcomprensibile e parole usate con parsimonia e precisione. Ma entrambi evidentemente accomunati dal bisogno di raccontare storie di mondi che si incontrano, e come gli animali si annusano e imparano a conoscersi. Indossano le stesse scarpe, che è una ragione in più per dire che si somigliano.

DSCN2938All’Amico ritrovato ho anche ritrovato un Amico, che mi manca tanto e un libro su luoghi dove anch’io non andrò mai e un luogo invece dove tornerei, anche se non per le stesse ragioni dell’autrice.

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DSCN2930E così, dopo la presentazione, l’aperitivo e una passeggiata, è venuta l’ora di tornare a casa. L’autostrada deserta, il cielo finalmente uguale per tutti. E’ in momenti come quelli che mi vengono i pensieri più belli. Quando arrivo a casa sarebbe ora di dormire, ma chi dorme… Sotto il piumone me la rido, anzi sorrido, per questa giornata che ha mantenuto, seppur piccola, una promessa di felicità.

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