A tavola, come in un libro di Giovanni Arpino

Come in un libro di Giovanni Arpino, con un’armonia cromatica tra fuori e dentro che ha contributo a creare un’atmosfera evocativa, domenica a pranzo  si è portato in tavola il meglio della cucina piemontese : il tartufo, il bollito misto con la bagnetta verde, i formaggi di capra con cognà e gran finale marron glaces. “Cibi da re” si diceva un tempo. Cibo condiviso con generosità e calore, da una padrona di casa ospitale. Si è bevuto Dolcetto e Vodka, in onore degli amici russi.

Aggiornato di recenteE’ accaduto qui, nel Basso Piemonte o nell’Alto Monferrato, se preferite.

DSCN2811-001Peccato non aver saputo prima che la Regione Piemonte darà un taglio alle Agenzie Turistiche Locali che da 9 passeranno a 4: resteranno solo Torino, Cuneo, l’area delle colline patrimonio dell’Unesco e Piemonte Nord (Novara, Vercelli e Valsesia, Biella e zona laghi). Siamo quindi destinati a sparire, dall’immaginario collettivo dei turisti stranieri soprattutto, che faticano a distinguere tra Italia del nord ovest e del nord est: se dici nord è Portofino, Milano, Venezia. La promozione del territorio, del nostro, rimarrà una questione privata.

Tanto varrebbe farlo questo ricongiungimento  alla Liguria, come sono in molti ad auspicare tant’è vero che lo scorso anno un gruppetto di sindaci, esasperati dai continui tagli e dall’isolamento prodotto, ha protestato presidiando la Prefettura e minacciando di chiedere ti tornare ad essere territorio ligure, così come fu sino al 1859. Del resto il nostro paesaggio urbano, il dialetto, la cucina sono ancora molto influenzati dal trascorso dominio genovese. E con la Liguria sono ancora tanti gli scambi per studio, lavoro, villeggiatura. La stessa Liguria potrebbe avere anche vantaggi dal proporci come “retroriviera”, in alternativa alla costa: esistono ancora castelli, di proprietà di antiche famiglie genovesi, trasformati in aziende vinicole o strutture ricettive che esercitano un certo su fascino su alcune fasce di turisti.

Costerebbe meno anche a noi privati la promozione del territorio: fine dei “cibi da Re”, potremmo introdurre  la  più democratica cucina della “Repubblica di Genova”. Una cucina povera, propria delle genti di campagna, dei montanari e dei naviganti, fatta di alimenti semplici, comuni ed economici. Contaminata da aromi e spezie di paesi lontani, e quindi anche più politically correct.

Ovada, Via San Paolo

Ora altra gente abita le stanze, i loro ricordi sono fatti di mare, parlano dialetti a noi sconosciuti, e nuovi e più piccanti aromi invadono le vecchie cucine. – Mario Canepa

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2 risposte a A tavola, come in un libro di Giovanni Arpino

  1. Pendolante ha detto:

    L’idea di unire Comuni, Province, territori avrà senz’altro vantaggi economici, ma in un Paese dove in pochi chilometri di distanza si cambia il dialetto, il nome dei cibi, la loro preparazione, le usanze, è un’idea che tocca i cittadini, li ferisce e uccide i particolarismi locali. Modena non è Reggio Emilia che non è Parma che non è Piacenza. E in mezzo ci sono piccoli e medi comuni che non sono le città. Bisogna trovare un modo per salvare e promuovere le differenze che sono ricchezza

  2. cinziarobbiano ha detto:

    gli enti rispondono a logiche politiche di appartenenza, i territori interessano solo come spartizione o se possono rendere in termini economici. dove il lavoro è ancora da fare rimane solo l’iniziativa privata. è triste ma è palesemente così da molti anni, soprattutto in zone come la mia. la mia famiglia è per metà lombarda e per metà ligure-piemontese: io ne sono il prodotto, con un piede in tre scarpe. E me le trascino dietro fin che riesco…

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