La cura che commuove. Lui e lei siamo un po’ noi.

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Mi ci sono riconosciuta in questo piccolo librino pubblicato da Keller. Ci ho riconosciuto anche il mio lui. Anche alternati e non del tutto ma abbastanza, tanto da sorriderne. In alcuni di quei luoghi ci ho passato l’infanzia: se mi dici Maloja mi vengono in mente le estati a Chiavenna, i gnocchetti di mia nonna, le cioccolate da Hanselmann. Ci sono tornata qualche estate fa ma il Maloja non è più lo stesso, non esiste più il belvedere così come lo ricordavo, la baitina dei souvenir  e l’albergo mi è sembrato abbandonato. Del resto nemmeno io sono più la  stessa.

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Con mia sorella al Passo del Maloja. Anno 1965. Io sono quella con gli occhiali bianchi 🙂

L’autore, Arno Camenisch, è un giovane  del Canton Grigioni. Mooolto carino,  poeta e drammaturgo, ha uno stile molto personale che deriva dal racconto orale. I suoi libri sono tradotti in 18 lingue.

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La Cura è un libro spiritoso e commovente, in cui i protagonisti, una coppia di anziani da poco in pensione di cui non si conoscono i nomi, vivono, con un approccio molto diverso, un soggiorno in un Hotel dell’Engadina, vinto con un concorso proprio in occasione del 31 anniversario di matrimonio. Lui brontolone, tendente al pessimismo, profondamente insicuro. Lei gioiosa, sicura di sè, ancora sognante, nonostante l’età. I loro caratteri si manifestano da subito. A lei questo viaggio apre il cuore, lui lo percepisce come l’ultimo.

Avessimo vinto il secondo premio, dice lui, ha visto che cesto di roba da mangiare che era?

Il dottore ha detto che qualche giorno all’aria fresca ti farà bene, dice lei, e poi la sera andiamo a ballare.

La storia è spesso comica, ma è comicità sottile, che serve ad introdurre un argomento di grande profondità: la capacità di vivere insieme la diversità, l’accettazione dei limiti dell’altro.

Il racconto si sviluppa in 47 scene, in cui la coppia ragiona su vita, amore e morte. E sulla morte insiste parecchie volte.

La vita è un ripostiglio, dice lui, una baraonda, l’ordine arriva solo alla fine.

La vita è un giardino fiorito, dice lei.

Anche davanti alla poesia di un cielo stellato lui non demorde dal suo pragmatismo e desidera solo tornare a casa

Una stella cadente, dice lei, make a wish.

Risparmiamoci l’ultima notte, dice lui, tanto sappiamo com’è.

Potrei andare avanti a riportare frasi che meritano di essere citate, ma sono tante e il libro va letto. Se siete  come noi, una coppia intorno ai sessanta,  consapevole che il tempo che rimane è inferiore a quello vissuto, decisa ad ignorare i tic dell’uno e le manie dell’altra. Disposta a riderne piuttosto che a stigmatizzare. Ma anche se siete giovani perché c’è sempre qualcosa che va imparato, soprattutto se si crede nell’amore e si vuole che duri. E il segreto, sorprendetemente, spesso è il non non rinunciare ad essere se stessi.

Nel libro vengono citati anche i maluns, un piatto tipico dei Grigioni di cui ignoravo l’esistenza e di cui ho trovato la ricetta nel blog di Audrey’s74 . Ho scelto di condividere la sua perché a lei, come a me i gnocchetti , i maluns ricordano casa.

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Come il viaggio in funivia dei protagonisti del libro mi ricorda mio padre che detestava camminare in montagna ed era terrorizzato dal vuoto.

Chiudi gli occhi e pensa qualcosa di bello, dice lei.

Lui sospira, precipitiamo di sicuro, madre mia.

E dalle mucche

Queste sono vacche da combattimento. Io mi fingo morto.

E fumava.

Ma stai fumando, dice lei.

Se è tutto vano si può anche fumare.

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