Il riordino, lo shopping e l’infelicità

Marie Kondo, autrice de Il magico potere del riordino, si potrebbe definire bonificatrice di appartamenti, se non fosse che lei ama definirsi “consulente domestica” ed è docente di un corso di “riordino e organizzazione per signorine”. A 5 anni leggeva riviste per casalinghe, ma ha raggiunto l’illuminazione solo alla fine della scuola media dopo aver letto “L’arte di buttar via” di Nagisa Tatsumi: da quel momento il riordino diverrà la sua ragione di vita.

riordinoOra, per quelle della mia generazione, il massimo delle riordinatrici è e sempre sarà Mary Poppins, ma è per ovvie ragioni inimitabile.

Alle altre, comuni mortali, rimane da tirarsi su le maniche. Lo sanno bene le bibliotecarie, o le lettrici complusive, quanto sia faticoso riordinare ad esempio le librerie. Anche decidere di eliminare qualche volume. Cosa ci suggerisce Marie? di togliere i libri dagli scaffali e disporli sul pavimento. Tutti? sì, tutti…perché la scelta di quelli da buttare, fatta mentre sono sugli scaffali, potrebbe risultare difficile. 10 sono i consigli che la genia elargisce  per l’ eliminazione dei libri per concludere che è meglio conservare quelli che abbiamo veramente amato e interiorizzato. Che meglio ci rappresentano insomma. E che a ripensarci ispirano gioia…E tutte quella pagine di storie strazianti, di bella letteratura, su cui abbiamo pianto, sofferto, sottolineato per diventare donne nuove, migliori? A volte ci siamo riuscite, a volte no ma vuoi mettere la consolazione a sapere di non essere sola? e i saggi che raccontanto fatti dolorosi su cui ci siamo costruite una coscienza civile? dovremmo buttare anche quelli?

booksE’ ambiziosa la Marie perché si prefigge, con il suo riordino e la conseguente eliminazione di oggetti, di migliorare la nostra la vita. E noi, o almeno le tante e i tanti che l’hanno comprato, glielo lasciamo fare.  O credere. Io, avverto, non butto via niente.

Domanda? Le giapponesi lo hanno letto? intendo quelle che affollano i negozi dei più costosi marchi italiani, e no… A me non pare… E perché lo leggiamo noi italiane tanto da farlo balzare in testa alle classifiche? I commercianti si lamentano, sostengono che la gente ha di gran lunga ridotto le spese per abbigliamento e accessori (oltre al resto naturalmente). Quindi non si capisce cosa dovremmo avere da buttar via, con i tempi che corrono…

4515-3Il massimo , mettendo insieme il potere benefico del riordino e l’effimera illusione del consumismo, sarebbe di vivere accanto alla ormai guarita Kayo,  la protagonista di Confessioni di una vittima delle shopping di Radhika Jha,  pubblicato da Sellerio, nel momento in cui decide di liberarsi di tutto il ben di Dio accumulato in anni di disperazione e andarlo a raccattare dai sacchi per la spazzatura: borse di Louis Vuitton, abiti di Valentino, scarpe italiane, foulard di Hermes e via così. Vittima di un sistema sociale che vuole figli supereroi, casalinghe devote e silenziose, prive di diritto di parola, finirà per coltivare un giardino interiore in cui trovano spazio solitudine, ribellione, voglia di rivalsa, rabbia, odio  e  molto altro che la donna non deve condividere. Entrerà a far parte anche lei del Club delle donne sposate che si dedicano allo shopping per godere di quello che definiscono “il felicismo”, sino ad arrivare alle estreme conseguenze.  E che ci potrebbe insegnare a guardare le Giappo senza rosicare, tutte perse nelle loro Iphone in modalità calcolatrice, mentre cercano di convertire un prezzo in yen e  in altrettanta, presunta,  felicità. Iscritte, senza saperlo, ad un Club in cui alla fine ci si ritrova sole.

Che temo sia quello che accade a voler buttare via tanto, anche il troppo che ci ha portate sin qua.

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3 risposte a Il riordino, lo shopping e l’infelicità

  1. stravagaria ha detto:

    Io credo nel potere del riordino, nel senso che sistemare ciò che si accumula senza ordine, trovare nuovi spazi e buttare ciò che non serve più è un’attività terapeutica, almeno per me. Certo le case piccole non aiutano a scegliere con serenità ciò che è da tenere e ciò che è da buttare…il rischio è di separarsi per necessità da oggetti che ci sembrano diventati inutili e pentirsene in futuro. Ora fortunatamente ho più spazio che in passato 😉

    • cinziarobbiano ha detto:

      Credo che ciascuno di noi sappia
      operare le scelte necessarie. Quello che mi sconcerta è che diventi un caso efitotiale una pratica antica e a modo suo ovvia

  2. Pendolante ha detto:

    Credo anch’io che riordinare e alleggerirsi del vecchio sia terapeutico. Vivo con un uomo molto legato agli oggetti dei ricordi e giusto sabato ho concluso il trasloco di mia suocera che mi ha rimpito casa… Ora è da riordinare

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