Elogio del silenzio

Invecchio. Me lo dice la data di nascita. Me lo dicono i ricordi. Me lo dice il corpo. Me lo dicono i sentimenti, il carattere. Sono diventata più indulgente, sorrido di più, non mi chiedo più “sono felice?”. Mi sento serena, nonostante le fatiche, le preoccupazioni, le perdite. Mi circondo delle persone che amo, gli altri sono solo comparse nella recita quotidiana che la vita ci impone. Adoro stare in casa, la mia. Non so se sia bella, ho lavorato soprattutto per renderla accogliente. Per me, per chi la frequenta. Un “eagle’s nest” dove comunque trovano spazio le parole: pronunciate, ascoltate, lette. E amo sempre di più il silenzio, sempre meno presente nelle nostre vite.  Non c’è esercizio commerciale dove la musica, spesso martellante,  non sia tenuta ad alto volume.  Ho chiesto il perché al commesso di un negozio di abbigliamento : è imposta dalla direzione perché, aumentando l’adrenalina, tiene alto il rendimento di chi ci lavora. Aumenta la performance, come si dice oggi. Io da quel negozio sono fuggita, distratta da quel baccano che mi impediva di ragionare. Detesto le urla, le tavolate al ristorante, gli schiammazzi notturni, la gente che si attarda la notte sotto le finestre a chiaccherare. Non solo rumore. Maleducazione e inciviltà, le prime cause. Se c’è una cosa che il tempo non mi ha tolto è l’udito. Direi anzi che col passare del tempo mi è migliorato. Ho cambiato la sveglia perché il ticchettio mi batteva in testa e percepisco rumori impercettibili ad altri.

Sarà per tutte queste ragioni, e molte altre, che ho evitato di elencare per non passare per folle, che ho acquistato Elogio del silenzio di John Biguenet pubblicato da Il Saggiatore.

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Cos’è il silenzio? Per l’Autore un servo del potere,  una bugia,  una punizione, la voce di Dio, l’arma finale del terrorista,un bene di lusso,  la ragione della tortura.  Infine,  un oggetto che entrambi facciamo e non riconosciamo. Qualcosa da temere o da desiderare, in un mondo caratterizzato dal rumore?

Sono tante le citazioni tratte ad esempio da Twain, Poe, Foucault, Kafka, Cechov, Shakespeare, Sterne. Nel capitolo intitolato Il silenzio delle fotografie cita Dessau di Henry Cartier Bresson che ritrae una donna belga, ex prigioniera di un campo di concentramento, mentre denuncia furiosa la presenza di un’informatrice della Gestapo che aveva finto di essere anche lei una rifugiata.

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Nel capitolo più personale e più perspicace del libro, Biguenet parla di come ha cercato, ma non riuscì a trovare il silenzio sulla scia del disastro dell’uragano Katrina dopo che lui e la sua famiglia dovettero fuggire dalla sua casa a New Orleans. Biguenet parla di come ha scoperto di non riuscire a leggere. Le circostanze catastrofiche in cui si trovava lo rendevano incapace di spegnersi, di mettere a tacere abbastanza della sua coscienza per dedicare l’energia mentale necessaria alla lettura. La lettura richiede la capacità di mettere a tacere se stessi.

Alla fine del libro, Biguenet si interroga sul futuro del silenzio.  Mentre scrive tra il rumore e il trambusto, mentre descrive il “ronzio” del mondo moderno  legge l’articolo di Leslie Allen “Drifting in Static” apparso su National Geographic d sulle balene e su come le navi di passaggio interrompano la loro capacità di comunicare tra loro. Il loro “silenzio” è rotto. Sono condannate alla solititudine.

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Quindi, siamo lasciati a considerare come il silenzio o la mancanza di essi impatti non solo noi, ma l’intero ecosistema che ci circonda. È un ricordo commovente che nel mondo moderno, con il suo ritmo frenetico e il rumore sempre presente, a volte ciò di cui abbiamo più bisogno è l’unica cosa che non riusciamo ad ottenere.

Un utopia che, nell’inseguirla, ci costringe a prenderci cura di noi stessi. Un lusso, per sfuggire al rumore del mondo.

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3 risposte a Elogio del silenzio

  1. stravagaria ha detto:

    Come per ogni cosa é la possibilità di sceglierla o meno il vero lusso. Io fortunatamente vivo in un contesto che mi permette di sfuggire il troppo caos e ne approfitto spesso.

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