Come ho svuotato la casa dei miei genitori

Capita a tutti, sperabilmente, prima o poi ( lo sperabilmente si riferisce al fatto che è nella natura delle cose che i genitori muoiano dei propri figli). Capita quando dei due genitori non ne rimane nessuno e sparendo portano via con sè una parte di noi, la nostra infanzia.Rimangono pietà e incredulità, ma anche  rabbia e sensi di colpa che spesso non si ha il coraggio di confessare.E case da svuotare, colme di oggetti. Già il verbo svuotare evoca sentimenti negativi e aumenta il senso di perdita che è definitiva, irreversibile. Significa togliere e disperdere i segni stessi della loro vita. Senza pudore, con indiscrezione mettere mano ai cassetti, le lettere, i documenti. Quasi un sacrilegio, una profanazione. Liberare il cuore dalle incomprensioni, dalle liti, dall’aver cercato di piacere a chi non ha più nulla da rimproverare. Entrare in possesso, per legge, di oggetti spesso desiderati e mai ricevuti in dono che a quel punto  non vogliamo più perchè ci parlano di un’assenza. Scoprire cose che ignoravamo anche se fanno parte della nostra storia che è scritta nelle vite dei nostri genitori. Perchè vi parlo di tutto questo? e poi perchè proprio ad inizio d’anno? non era meglio concentrarsi sulla vita piuttosto che sulla morte?

come-ho-svuotato-la-casa-dei-miei-genitoriVe ne parlo perché tutto questo, e molto altro, è racccontato con onestà e semplicità in un librino dal titolo, appunto, Come ho svuotato la casa dei miei genitori, scritto da Lydia Frem, psicanalista e fotografa, pubblicato in Italia da Archinto. Perchè ci insegna a separarci da ciò che è ingombrante, e a farlo con gioia, celebrando così la vittoria della vita sulla morte. Perchè gli oggetti hanno molte vite, se noi scegliamo di essere generosi, se li regaliamo a ragion veduta, perché le case non sono elastiche e loro sono fatti per circolare, anche dopo di noi. Se scegliamo di non affidare lo “svuotamento” agli svuota-soffitte che l’Autrice definisce abili predatori nelle cui mani vecchi telefoni, dischi in vinile, guide turistiche ormai quasi storiche, componibili bassi, piatti dal design scandinavo, pouf rotondi, gioielli, abiti peace and love venuti dall’India, magnetofoni, bicchieri da vodka e da whisky, fornellini da campeggio, borsoni da spiaggia, cinturini da orologio senza orologio, tutte le epoche che si mescolano nelle case e nelle soffitte, diventano fonte di reddito, rivenduti a peso d’oro ad acquirenti postmoderni.

Regalare con slancio, far incontrare le cose e le persone, dare per ricevere, trasformare l’eredità in molteplici doni: non solo oggetti ma insieme a loro sicurezza, fiducia. Lasciare che siano ad altri ad andare via carichi, per sentirsi leggeri. Perchè c’è un tempo per tutto , uno per la sofferenza e uno per la gioia.

Di oggetti, famiglia e altro di simile ho già scritto qui

Cianfrusaglie in eredità

Di mercatini e oggetti e sogni: le cianfrusaglie della vita

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2 risposte a Come ho svuotato la casa dei miei genitori

  1. stravagaria ha detto:

    E far circolare gli oggetti è da sempre una delle vocazioni che mi riconosco 😉

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