In busta chiusa: Lettera K -Kilometro _ Karma _ Kafka

K_Cinzia_Robbiano

Mi hai chiesto di scrivere una lettera in busta chiusa. Mi conosci abbastanza  per sapere che la mia fantasia parte sempre da me stessa. Per questo ho scelto, nella mia lettera, di raccontarti una storia che è anche un po’ mia. Questa.

C’era una volta un bambino che viveva in una città di mare. Forse per questo era un sognatore, perché il suo orizzonte era l’infinito. Era un bambino solitario, gran parte della sua vita si svolgeva dentro di lui. Non amava nuotare e neppure camminare in montagna. Della campagna sapeva poco. Amava leggere e amava il teatro. Crescendo divenne Kafkiano, non per come siamo soliti intenderlo, ma appassionato dei libri dell’autore praghese, ebreo. Come premio per la sua maturità scelse Praga dove macinò kilometri su kilometri in una sorta di pellegrinaggio sui luoghi dei libri, e della vita, del giovane Franz. Fece così il suo primo viaggio di scoperta e da allora, lui che non amava il mare e la montagna, divenne camminatore di città, soprattutto della Mitteleuropa, alla cui letteratura dedicò gran parte della sua attività di lettore. Viaggiare, conoscere, ascoltare, imparare divenne il suo passatempo preferito. Lasciare luoghi ordinati e affrontare un incerto destino. E insieme ai suoi piedi camminava il suo io, inseguendo quelle parti di sé che ancora ignorava e che lo portavano a mete bellissime. Alla solitudine domestica si affiancarono i doveri sociali.   Ai viaggi come passatempo, si aggiunsero poi quelli di lavoro. Ancora nei Paesi della Mitteleuropa, in Russia, in tutta quella parte di mondo che aveva amato leggendone. Erano viaggi solitari, che nessuno voleva condividere. Lo accompagnavano il freddo, un profondo senso di isolamento e un diverso scorrere del tempo.

E c’era una bambina, che viveva in una città in collina. La campagna la conosceva quel che bastava. Avrebbe voluto, alzandosi in punta di piedi, vedere oltre le colline che limitavano il suo orizzonte . Era, anche lei, una sognatrice. Amava il mare e camminare in montagna. L’acqua era il suo elemento naturale, in cui rinascere. La montagna la spinta a crescere, a migliorarsi. Cresceva e sempre di più amava leggere. Era un modo per vivere anche vite che non erano la sua. Amava la sua solitudine popolata di personaggi di fantasia e di altrove. Fece il suo primo viaggio di scoperta per togliersi il fumo dagli occhi, alla ricerca del significato della vita. Andò in un’isola dall’altra parte del mondo, l’isola del peccato originale. Tornò con il cuore e gli occhi pieni dei sorrisi della gente e un’idea di destino: che si possa essere felici accettando quello che viene nella vita, anche il dolore. Era quello, davvero, il paese delle piacevoli scoperte mentre si cerca altro. Ma anche della rassegnazione. E della mitezza.

Un giorno il bambino di mare, ormai cresciuto, incontrò la bambina di campagna, anche lei diventata adulta. Accadde dove meno ci si aspetta di trovare quello che in quel momento non stiamo cercando, a loro che erano soprattutto alla ricerca di se stessi. Lei sentì da subito una farfalla nello stomaco. Lui rimase a guardarla mentre si allontanava in bicicletta. Da paesi a migliaia di kilometri di distanza lui scrisse sms densi di romanticismo e di malinconia. Lei a casa incominciò a cullarne l’idea, a fargli spazio dentro di sé. Quando tornò si incontrarono a una festa di popoli e paesi lontani. Da allora non si sono più lasciati. Viaggiano insieme in paesi difficili da capire: viaggiando meditano perché, lontani dal proprio mondo, sono sempre di più dentro se stessi. Lui ha incominciato ad amare il mare.   Lei, insieme a lui, ha trovato il coraggio di viaggiare anche in paesi che prima le erano sembrati così tristi da non volerli vedere. Nella città di Franz sono stati più volte. Finiscono spesso in piccoli e abbandonati cimiteri. Della loro vita, lei che amava il tutto e subito, ama la costruzione del poco alla volta, le mezze misure anche se sa di avere un futuro più breve del suo passato. Se si domandano cosa li ha fatti incontrare rispondono ancora in maniera diversa. Lui lo chiama destino. Lei lo chiama Karma.

In Busta Chiusa n. 11, un progetto di Cartaresistente
Lettera K, di Cinzia Robbiano
Illustrazione di Davide Lorenzon

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12 risposte a In busta chiusa: Lettera K -Kilometro _ Karma _ Kafka

  1. Mrs Fog ha detto:

    Quanta bellezza e quanta grazia in questo racconto. Grazie.

  2. Pendolante ha detto:

    che bella favola vera

  3. tramedipensieri ha detto:

    Anche nella realtà esistono e vivono le favole :)))

  4. molto bello (confesso, mi aspettavo che sarebbe comparasa prima o poi una parola tipo “okkupazione”)

  5. stravagaria ha detto:

    Leggendo mi pareva di vedere delle immagini che sottolineavano le parole. Ne farei un corto di animazione. 🙂

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