L’Isis e le fosse comuni. E l’Europa?

E’ notizia di questi giorni. Sono 72 i luoghi tra Siria e Iraq in cui sono stati uccise e sepolte in fosse comuni 15 mila persone. Persone senza nome, senza degna sepoltura, gettati con disprezzo e ricoperti di terra perché se ignori e se ne dimentichi l’esistenza. Per occultare genocidi o crimini di guerra. I satelliti ne hanno individuato altre in Burundi, confermate da filmati e testimonianze.

E’ uscito nel mese di gennaio, ma l’ho letto di recente in preparazione di un viaggio negli shtetl della Galizia, Paesaggi contaminati. Per una nuova mappa della memoria in Europa di Martin Pollack, pubblicato da Keller Editore nella collana Reportage.

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Il punto di partenza del libro è il significato e la percezione della parola “paesaggio”,da sempre per lo più evocativa di immagini idilliache, osservate da un punto di vista estetico, acritico, privo della consapevolezza dell’azione di fattori naturali e umani e della loro relazione con esso. E’ una considerazione che non tiene conto delle nuove teorie, enunciate dalla Convenzione Europea del Paesaggio, che comprendono le politiche del paesaggio, delle aspirazioni delle persone che in quel territorio vivono, della sua  tutela e della valorizzazione. Questo atteggiamento, apparentemente solo superficiale, è in realtà colpevole nel caso in cui una porzione di paesaggio sia “contaminata”. Da cosa lo spiega l’Autore

Con ciò intendo i paesaggi che furono luoghi di uccisioni di massa, eseguite però di nascosto, al riparo dagli sguardi del mondo, spesso con la massima segretezza. E dopo il massacro i colpevoli compiono tutti gli sforzi immaginabili per cancellarne le tracce. I testimoni scomodi vengono eliminati, le cave in cui sono stati buttati i morti vengono riempite di terra, appianate, in molti casi ricoperte di vegetazione, dotate con cura di cespugli e alberi per far sparire le fosse comuni. Le fosse vengono nascoste, confuse con l’ambiente. Questa è un’arte che notoriamente si impara in guerra […] Spesso ci vogliono addirittura abilità da giardiniere. Quali alberi e quali arbusti si prestano meglio a essere piantati sulle fosse dei morti, quali crescono abbastanza rapidamente per coprire in fretta eventuali tracce traditrici? Naturalmente, se possibile, devono essere piante locali, tipiche del posto, perché sarebbero proprio piante di altro tipo ad attirare l’attenzione sul luogo…

Di paesaggi contaminati l’Europa è piena. In gran parte è stata “contaminata” nel XX secolo, con cadaveri di  rom, ebrei ma anche partigiani o anticomunisti.E l’Autore ce ne fornisce una sorta di inventario. O mappa se preferite, per un eventuale itinerario dell’orrore e della memoria.

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Il racconto degli eccidi lascia sgomenti: per i numeri, per la crudeltà, per l’indifferenza e la rimozione di chi fu testimone e preferì fingere che nulla fosse accaduto. Colpisce che a scriverlo sia il figlio di un SS, colpevole lui stesso di cacce, arresti e uccisioni: un eroe per i suoi famigliari, soprattutto per la nonna di Martin che era, per così dire, l’ideologa della famiglia. Che idea si è fatta Martin di tutto ciò, di come sia potuto accadere?

Erano persone normali, non erano malati psichiatrici. Se così fosse stato la medicina avrebbe potuto mettere fine a tutto ciò. In Austria l’Olocausto iniziò quando gli ebrei furono costretti a lavare i marciapiedi con le mani. Ho trovato fotografie che lo testimoniano e le persone che li osservano sono persone ben vestite, dall’aspetto normale, perbene. Sono semplicemente in piedi ad osservare l’inizio della Shoah. Non la banalità del male, ma la sua semplicità.

La rottura con la famiglia è stata inevitabile. Erano fermamente convinti della superiorità della Germania. Cercare la verità, senza abbellimenti, è stata la sua “mission” se così si può defirnirla per toccare il fondo e andare avanti, perché non si ripetano gli stessi errori. Soprattutto ora, di fronte ad un mondo così strettamente connesso, anche grazie all’immigrazione.

E’ un libro che va letto, e i nomi dei luoghi, alcuni noti come Babi Jar

altri improbabili come  Peremyshlyany Rohatyn Berditschew snocciolati come grani di un rosario visto che dei morti non si possono recitare i nomi.

 

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