New York, città dei sogni. Anche i mei

Sono stata a New York due volte, prima del crollo delle Torri. Lo preciso perché, trattando di New York e i sogni, con loro mi pare se ne sia andata una certa idea di città, di Nazione.

La prima volta fu come vincitrice di un concorso. Più sogno di così…Viaggio e soggiorno all’Waldorf Astoria tutto gratuito per una settimana. Hotel iconico, leggendario, lussuoso e a modo suo austero: di lui non dimenticherò mai il sontuoso brunch della domenica. Ci vissero personaggi famosi, dai Duchi di Windsor a Lucky Luciano, passando per Marilyn Monroe. Anche Imelda Marcos ebbe una suites al Waldorf, forse era lì proprio in quei giorni, lei a cui ho sempre invidiato le 3000 paia di scarpe. Vi si svolsero le indagini sull’affondamento del Titanic (John Jacob Astor IV proprietario dell’Hotel morì nel naufragio) e la Columbia Records vi presentò il primo LP della storia della musica: Concerto per violino in Re minore di Mendelssohn.  Era il 1948.

Ci andai con mia sorella. La prima cosa che facemmo, scese dal taxi, fu di guardare in alto, a cercare la fine dei grattacieli. In quell’istante la paura sparì: New York, senza esserci mai state, la conoscevamo bene. Camminammo allo sfinimento. Dall’Upper Manhattan sino a Battery Park dove prendemmo un battello per il New Jersey illudendoci  di poter arrivare in pellegrinaggio a Freehold, dove visse Bruce Springsteen prima di diventare il Boss. Pattinammo a Rockfeller Center, salimmo sull’Empire State Building dove ci sorprese una bufera di neve di cui il tassista che ci riportò in albergo non sapeva nulla. Vedemmo e facemmo molto altro , tutto ciò che si fa la prima volta in cui si va a New York. Sex and the city sarebbe venuta molti anni dopo, allora le donne in carriera correvano su e giù per la città in Reebok e le sostituivano con scarpe con tacco alto prima di entrare in uffcio.

La seconda volta fui ospite  in un appartamento sulla 86 West. Era di  una cugina, in quei giorni in vacanza a Parigi.  Dal 26 dicembre al 7 gennaio, più di vent’anni fa. Arrivai davanti a casa mentre i New Yorkesi depositavano sui marciapiedi gli alberi di Natale. La notte nevicò e la mattina attraversai Central Park innevato per andare al Gugghenheim. Mi persi nell’incanto di Fao Schwartz, per scaldarmi bevvi una cioccolata calda al Bar del Plaza. Comprai Ray Ban, t-shirt, pigiama di Brooks Brothers, libri da Rizzoli, ascoltai musica al Blue Note. Feci un trattamento estetico da Elizabeth Arden, cenai in un ristorante cinesecinese a China Town, il che mi bastò. Cenai al Tavern on the Green al Central Park. Andai in una discoteca di Lower Manatthan e ad una festa per il Capodanno in un appartamento all’ultimo piano di un grattacielo con vista a 360° gradi sulla città, da amici dell’altra cugina rimasta in città. Andai a trovarla nel suo ufficio a Wall Street, mi innamorai del piccolo e antico cimitero della Trinity Church. E fu solo l’inizio di una fascinazione che mi porta a cercare piccoli cimiteri, ancor meglio se abbandonati, un po’ ovunque dove vado.

Mangiai un pastrami da Zabar’s e vagai stregata da Tiffany.  Andai alla  New Public Library, ma non camminai a piedi nudi nel parco di Washington Square. Salii sulle Torri e mi commossi guardando la Statua della Libertà, pensando ai tanti migranti che vi cercarono fortuna,  partiti da  minuscoli paesi della provincia italiana, senza mai averla vista. Mi resi conto che tanta letteratura, musica  e soprattutto tanti film su New York mi avevano preparato alla visita della città.

Cionostante, lei riuscì a sorprendermi. A offrirmi un’idea di futuro che non apparteneva ancora al mio immaginario.

Per questo, dovendo scrivere per Il Colophon su una città invisibile, ho scelto Lei che per me è e sempre sarà la città dei sogni New York l’invisibile, e i sogni

Delle tante foto scattate allora più di ogni altra mi piace sempre questa, con il sole al  tramonto che illumina uno dei tanti lussuosi palazzi che si affacciano su Central Park.

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Nidi d’aquila, simboli di un successo ottenuto, e sui quali nidificano spesso le aquile calve, simbolo loro stesse dell’America e del successo definitivo delle politiche di ripopolamento intraprese dalla fine degli anni ’60.

“Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre.. ” No, aspetta…ci sono “New York era la sua città, e lo sarebbe sembre stata”.

Manhattan, Woody Allen

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6 risposte a New York, città dei sogni. Anche i mei

  1. Viaggiando con Bea ha detto:

    Essere a New York e poter guardare, con il naso all’insù, la miriade di grattacieli che svettano verso l’infinito deve essere un’esperienza indimenticabile. Scendere da un taxi ed entrare in uno dei tanti alberghi della 5th av. o della 42 esima strada potrebbe illuderti di essere in un film. Un sogno che si avvera ed il mio, se tutto va bene, si avvererà tra un mese. Sto incrociando le dita. La partenza è imminente e la mia paura che succeda qualcosa che impedisca la partenza è veramente grande. Bello mi hai fatto vivere un’anteprima del mio sogno. Ciaoo

    • cinziarobbiano ha detto:

      Non ci pensare. Goditi il pensiero. New York ti ripagherà dell’attesa. Poi mi racconterai. Ciao 🙂

      • Viaggiando con Bea ha detto:

        Una domanda al volo se dovessi scegliere un solo museo a New York cosa sceglieresti? Moma Metropolitan o Gughenain? Secondo te dovrei comprare il city pass o non ne vale la pena? Un abbraccio Bea

      • cinziarobbiano ha detto:

        Assolutamente il Guggenheim. Anche per l’atmosfera, e il coffee shop: uno dei luoghi ideali per un appuntamento. Riguardo alla tessera non saprei. Da allora molto è cambiato, sul sito del museo potrai trovare le informazioni necessarie. Ma soprattutto guarda Manhattan di Woody Allen 🙂

  2. Pendolante ha detto:

    Non Sono mai stata a NY, ma sono certa che la riconoscerei

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