Ovada, giugno 1947. Un viaggio di nozze esotico

Il furgone su cui viaggiarono Marjorie e John

Il furgone su cui viaggiarono Marjorie e John

Dal diario di Mrs. Marjorie Allen

Dopo il pranzo partimmo per la nostra destinazione finale, Ovada.Il tratto peggiore della strada era quello in cui le erbacce erano cresciute per circa 20 cm in altezza
Sotto questo strato di erbacce c’erano 2 solchi paralleli profondi almeno 10 cm- e larghi 5. Credo che Jack abbia guidato per quel tragitto seguendo l’istinto perché era impossibile vedere il terreno.
Oltre questo sentiero l’erba era di nuovo bassa, accorciata dal bestiame e giungemmo ad un largo spiazzo con un unico e ombroso eucalipto sotto il quale piantammo la nostra tenda. Lì accanto c’era l’ampio e sabbioso letto di un fiume, con un rivolo d’acqua che scompariva sottoterra. Ci fermammo lì per quattro giorni, durante i quali Jack mandò le sue guide per capire se nei dintorni si erano manifestati nuovi casi di malattia del sonno.
Potevamo fare davvero poco ed era così caldo, così lessi molto, dormimmo nel pomeriggio e la sera passeggiammo. Durante una delle nostre passeggiate udimmo una canzone giungere da un gruppo di case. Questi gruppi di case erano spesso circondati da recinti d’erba per difenderle dagli animali selvatici. Oltre un recinto potevamo scorgere teste maschili sparire e riapparire. Ciascuno di loro aveva un bastone ed erano posti in cerchio, colpivano qualcosa in mezzo a loro con tutta la loro
forza, a ritmo di musica. Chiesi a Jack cosa stessero facendo e lui mi rispose che battevano il grano. E’ una pratica familiare cui prendono parte tutti gli uomini.

Inizia così il diario della luna di miele di Marjorie Allen. Il racconto, datato giugno 1947, si riferisce ai giorni trascorsi in tenda nei pressi di Ovada.

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L’Ovada di cui si parla si trova in Tanzania (allora Tanganica), su cui la Gran Bretagna esercitava il proprio mandato dalla fine della 1° guerra mondiale. E’ un distretto della regione di Kondoa, circondata da colline che non superano i 300 m. Sorse come missione dei Padri Passionisti nel 1934, in prossimità di un corso d’acqua.
Marjorie Allen nacque nel 1918 e morì nel 2002. Trascorse gli anni della sua formazione tra lo Yorkshire e Londra. Nel 1945, essendo insegnante qualificata, lasciò il Regno Unito per insegnare nelle scuole del Tanganica. Li incontrò John ‘Jack’ Allen, ufficiale dell’Esercito di Sua Maestà, che sposò nel 1946 dopo un travolgente e romantico fidanzamento. Ebbe 5 cinque figli, di cui tre femmine e due maschi. Continuò ad insegnare in Tanganica e nel Regno Unito sino alla pensione.

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Una sera, un Padre proveniente dalla Missione di Ovada, posta a circa un miglio di distanza al di là del fiume, venne a farci visita e rimase a chiacchierare con noi per un’ora o poco più. Ogni mattina, a colazione, avevamo un cerchio di spettatori , che rimaneva a fissarci nel loro tragitto sino alla scuola della Missione fino a quando non li costringevamo ad allontanarsi. Probabilmente non avevano mai visto una donna bianca prima di allora. Per fortuna le notti erano fresche e l’ultima sera accendemmo un fuoco davanti alla tenda perché era più freddo del solito. Mangiammo pollo, uova e latte comprati sul luogo e verdure in scatola che avevamo portato con noi. Vivere nella savana è molto più economico che vivere in un piccolo paese o in una città. L’unico inconveniente è che ci si stanca di mangiare pollo!
I ragazzi cucinavano su un fuoco all’aperto e servivano i pasti come fossimo stati a casa, con tovaglioli e bottiglie di salsa.
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Ali, il cuoco, indossava scarpe enormi e calzettoni fatti a mano molto spessi, cosa che non gli era consentita di fare a casa, poiché l’usanza per i ragazzi (e per i bambini a scuola), prevede che ci si tolga le scarpe prima di entrare in un edificio. Jackson camminava scalzo ma doveva fare molta attenzione a dove metteva i piedi. Alcune pianticelle avevano semi appuntiti.In qualsiasi modo cada il seme, la punta è rivolta verso l’alto ed essendo così piccoli sono praticamente invisibili nell’erba.
Tornammo a Dodoma seguendo un percorso più breve ma più difficile. Fummo costretti a percorrere la strada molto lentamente per via dei numerosi dossi e della superficie sconnessa. A circa 50 miglia da Dodoma ci ritrovammo sulla strada principale e arrivammo a casa piuttosto stanchi e accaldati.

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Molti elementi di queste poche pagine rimandano alla memorialistica del viaggio: l’attenzione per la natura, l’indiscreta curiosità dei locali, l’avventurosita’ dei percorsi ma ciò che in fondo testimonia è la straordinaria capacità di immaginare per sé altri mondi.  Anche il nome Marjorie, che può tradursi anche come origano o maggiorana, in fondo in fondoCome sono venuta a conoscenza di questa storia? Cercavo in rete connessioni tra la città in cui vivo, Ovada (Italy), e il resto del mondo e navigando in rete ho trovato queste foto. Ho scritto a Richard, il figlio di Marjorie e John Jack che aveva inserito le immagini su Flickr.  Mi ha raccontato la loro storia e mi ha mandato il diario della mamma che ho qui tradotto.  E’ una piccola storia inserita in una grande storia che solo il miracolo del web ha reso nota. Ho pensato che meritasse di essere raccontata per la sua originalità in un mondo come quello attuale dove le mete dei viaggi di nozze anche in tempi di crisi sono sempre più “crediamo” esotiche. In realtà di esotico non c’è nulla, lo spirito del viaggio si è perso da tempo. E afferma ancora una volta l’audacia delle viaggiatrici inglesi. Molti elementi di queste poche pagine rimandano alla memorialistica del viaggio: l’attenzione per la natura, l’indiscreta curiosità dei locali, l’avventurosita’ dei percorsi ma ciò che in fondo testimonia è la straordinaria capacità di immaginare per sé altri mondi. Anche il nome Marjorie, che può tradursi anche come origano o maggiorana, in fondo in fondo evoca una natura più recondita, selvaggia, anticonformista.

La giovane Marjorie che partì dall’Inghilterra lo fece per esplorare altri mondi ma in fondo scoprì se stessa e le proprie potenzialità.

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2 risposte a Ovada, giugno 1947. Un viaggio di nozze esotico

  1. Pendolante ha detto:

    Una storia che davvero merita. chissà quanti diari nascosti nei cassetti potrebbero raccontarne altre. ti segnalo che la prima parte del diario è ripetuta 2 volte

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