Vita da bibliotecaria: Mare e migranti, quanta strada da fare

Ieri sono riandata in trasferta. Confesso che la cosa mi piace, assai. Diciamo che torno bambina? L’Istituto, questa volta, è lo stesso in cui ho fatto le elementari, con una differenza: allora le sezioni femminili e maschili erano divise, ti incontravi caso mai sul piazzale antistante la scuola e i maschi giocavano a Celomanca. Noi femmine guardavamo adoranti, i tempi di calciatori e veline erano da venire ma forse a modo nostro li abbiamo anticipati. Dimenticavo, non c’erano genitori. Se nevicava andavi a scuola con sli stivali di gomma e in mano un sacchetto con dentro le scarpe di ricambio: la gomma, si sa, in inverno non tiene caldi i piedi. Idem quando pioveva forte. Con le belle giornate andavi tu, così com’eri, con i vestiti scelti dalla mamma. Tutti avevano la cartella, i benestanti con la pattina in cavallino. Mi han sempre fatto una tristezza, i cavallini intendo. E anche i proprietari della cartella, a dire il vero, diventavano da subito antipatici. Zaini e scarpe da ginnastica hanno equiparato tutti e tutto: fatico a capire che i bambini quando arrivo, sono in palestra. Sono tante le scarpe da ginnastica rimaste in classe, insieme agli zaini:  i bambini sembrano evaporati, a piedi nudi.

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Ora le classi sono miste, sui banchi nascono i primi amori. E se ne vedono di tutti i colori. Di bambini, intendo. La classe in cui sono stata ieri non è tra le più miste, ma comprende rumeni, tunisini, laotiani, spagnoli, e altro che ora non ricordo. I matrimoni misti hanno confuso anche un pò i contorni e ho faticato a capire che un bambino biondo era tunisino.

quantomareComunque, il tema che la classe affronta in questo periodo è il mare, in tutte le sue forme. E così mi è sembrato fosse il caso di leggere una storia che avesse a che fare con il mare declinato in una versione che anche i bambini ormai si sono abituati a conoscere. La storia è Quanto mare… di Alfredo Stoppa.

E’ la storia di due bambini che vivono sulle sponde opposte dello stesso mare. Uno di loro non lo hai visto, lo incontrerà per la prima volta nel viaggio, su una carretta del mare che lo porterà lontano dal suo paese. L’altro, il bambino che lo conosce, naturalmente non aspetta altro di tornarci, un pomeriggio, con la sorella più grande. Mentre il primo bambino superata la paura e sopravissuto al viaggio troverà mani tese ad aiutare lui e i suoi compagni di viaggio, il secondo si arrabbierà per i grossi nuvoloni e la pioggia che metteranno fine al suo programma. Eppure, pur continuando ad ignorarsi, ad un certo punto le loro storie si incontreranno.

Casualmente domenica 18 gennaio era anche la Giornata mondiale del Rifugiato e del Migrante. Quindi non è stato difficile far cadere la scelta su questa storia piuttosto che su le altre che avevo selezionato. E’ una storia di cui i bambini avevano già sentito parlare, alcuni a casa, altri l’hanno vista in TV. Hanno riso quando c’era da ridere e si sono commossi quando era il momento di farlo. Il linguaggio del libro contiene dentro ogni parola mille immagini ed emozioni e se letta cambiando registro a seconda del caso arriva dritta al cuore.

Quante cose sono cambiate da quando andavo in quella stessa scuola! Nella mia classe le più sfortunate erano le bambine dell’orfanatrofio, le riconoscevi dal fiocco meno entusiastico, che però a me piaceva di più: una specie di croce, fatta di gros grain blu. Seguivano le bambine del Sud, non tutte naturalmente: per loro qualche volta portavamo quaderni e gomme. Loro non si vergognavano, noi eravamo felici di aiutarle. E poi c’era lui, il bambino del Bangladesh ritratto su un barattolo doveva la maestra ci invitava a mettere soldini. Ci fidavamo sulla parola, non è che li vedessimo in TV. Figuriamoci poi, neanche da pensare che uno di loro sarebbe mai arrivato qui. Quanto mare tra lui e noi….

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5 risposte a Vita da bibliotecaria: Mare e migranti, quanta strada da fare

  1. stravagaria ha detto:

    che bello spaccato…un ponte tra ieri e oggi in cui mi sono riconosciuta.

  2. Luigi Bartolini ha detto:

    Grazie per la bella narrazione…..

  3. Pendolante ha detto:

    Che bello tornare nella propria scuola in questa veste

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