Un cappotto rosso, una copertina lilla e la ricerca della felicità

Credete ai libri che promettono la felicità? Siete attratti da tutte le false promesse, le illusioni, i consigli, i modelli e i programmi per essere felici? Allora questi due libri fanno per voi.

Una sera a Parigi Una sera a Parigi di Nicolas Barreu sembra affidare tutto ad un cappotto rosso e ad una rassegna di vecchi film d’amore. Premetto che ho un cappotto rosso che comprai in un momento di felicità, che misi poche volte e che ogni tanto occhieggia dal mio armadio. Perchè non l’ho più messo? Non ho smesso di essere “felice”: diciamo che ho ridimensionato lo stato d’animo e mi considero serena. Il che è più realistico e non si addice alle tinte forti. Però è anche vero che adoro i vecchi film d’amore e quindi un qualche elemento di curiosità il libro me lo suscita. La fascetta gialla che lo avvolge assicura che farà felice il lettore, ma per  credergli bisogna anche ignorare che il nome dell’Autore è un falso. Pare addirittura non esista anche se gli  sono attribuiti quattro romanzi d’amore pubblicati dalla  casa editrice tedesca Thiele & Brandstätte. La giornalista Elmar Krekeler lo afferma in un articolo  in cui viene analizzata la tendenza delle case editrici tedesche a creare autori fittizi per la pubblicazione di nuovi romanzi scritti in base ad analisi di mercato. Insomma, rimane il dilemma…lo leggo o non lo leggo? diciamo che ci penso…

Il secondo è Istruzioni per cinquantenni in cerca d’amore di Pascal Morinistruzioni Racconta di un amore nato proprio quando non te lo aspetti (è capitato a tanti) e come il precedente è ambientato a Parigi (dove fui infelice proprio per amore). Più realisticamente promette attimi di felicità, non l’assoluta felicità. Il titolo originale peraltro sembra riferisi solo ai “parisienne”. Può dire qualcosa a noi “italiens”?Però mi ha colpito. Perchè mi ha ricordato un libro che lessi molto tempo fa sempre sulla ricerca della felicità. Partendo però dal suo opposto:  l’infelicità.

istruIl libro è  Istruzioni per rendersi infelici di Paul Watzlavick. Lo acquistati a Roma, nella libreria di fronte al Senato (allora nota come Scienze e Lettere)  il 18 giugno del 1984. Ero in ripresa dopo un lungo periodo di infelicità e nel grigiore dei manuali di diritto mi colpirono la copertina lilla, e la provocazione sottintesa nel titolo.

L’ho letto e riletto molte volte e mi aiutò. Lo regalai anche molto, soprattutto ad amiche ed amici allora non ancora cinquantenni che soffrivano per il perduto amore. Le teorie enunciate sono applicabili comunque a molti altri campi dell’esistenza. A colpirmi confesso fu anche il nome dell’autore psicologo tra i più eminenti della scuola statunitense di Palo Alto, influenzato anche dal pensiero buddhista, seppi poi. Mi ricordava l’adorabile e adorato  Paul Varjak, scrittore squattrinato protagonista di Colazione da Tiffany.

E qui il cerchio si chiude. In che senso? Nel senso che non esiste, come non esisteva il  Varjak – George Peppard nello schedario della Public Library, il manuale per la felicità (quando andai per la prima a New York mi rifeci passo passo il tragitto del film).

new-york-public-library-L-3SlQFLChe  tutto parte da noi stessi.  E che tutto è lecito nella sua ricerca. Anche lo  sconfinamento in un cappotto rosso,  in vecchio film d’amore, in un libro, in un Maestro.

Perchè per dirla alla Watzlavick

L’illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un’unica realtà.

collage felici

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