Le domeniche siberiane di Mr. Tower

Mr. Tower è in trasferta ad  Ekaterinburg ,  1.667 km a est di  Mosca,  circondata dalla foresta, principalmente taiga,  e da piccoli laghi. Nella sua giornata libera si concede una gita fuori porta,  ad Alapaevsk , città della Siberia estremo occidentale. E’ una concessione che si fa, dopo giorni di intensi colloqui, visite ufficiali, cene di gala: un modo per ritrovare se stesso e l’essenza di quel Paese che ama tanto, anche per l’umanità delle persone, le più semplici.

reuters_russia_fish_farm_10Feb12-878x519Alapaevsk è la città in cui, il giorno dopo l’uccisione dello Zar, vennero gettati nelle miniere altri membri della famiglia Romanov, bambinaie e servitù compresa. Alapaevsk infatti  è una delle più antiche città metallurgiche della Russia ma agli inizi degli anni 90  molti degli ultimi impianti metallurgici furono chiusi. Immagino sia per questa ragione che la popolazione da 50.100 abitanti nel 1989 è scesa a 38.192 abitanti nel 2010.

Pyotr I. Tchaikovsky  trascorse parte della sua infanzia ad Alapaevsk che ora vanta il più grande orfanatrofio degli Urali. Ci vivono più di 150 bambini dai 2 ai 18 anni, divisi in 10 gruppi di età diverse. I fratelli non vengono separati ed è per questa ragione che l’orfanatrofio viene definito “familiare”. I bambini frequentano le scuole in città e coltivano verdure e frutti di bosco contribuendo a rifornire di cibo la loro tavola. Il sito rimanda un’immagine idilliaca, per quanto possibile, ma un’intervista alla Direttrice trovata online mi rimanda una percezione diversa.

E sono più propensa a credere alla mia percezione e ai racconti che mi fece degli orfanatrofi russi  una coppia di amici che anni fa adottò tre bambini. Tre fratelli che per ragioni di età vivevano in  due diversi istituti e che volendo avrebbero potuto adottare con opzioni diverse: solo il più piccolo che non ricordava i fratelli, solo i più grandini che vivevano nello stesso istituto. Preferirono riunirli e sudarono sangue per fare sì che si riconoscessero come fratelli e imparassero a convivere. Della Russia non vogliono sentir parlare e credo abbiano sofferto più di quanto siano in grado di ricordare.

Ma se di Russia spesso non si vuol parlare, sulla Siberia se ne dicono tante. Più o meno vere. Di certo non è una terra per gente dalle mezze misure. E’ una terra difficile. Le nevi indugiano sino al mese di maggio , e il freddo ritorna nel mese di settembre, congelando la taiga come in una desolata natura morta: chilomenti e chilometri di foreste di betulle, montagne scoscere, fiumi e paludi ghiacciate. 5.000 mila miglia quadrate di nulla, con una popolazione, al di fuori di una manciata di città, che ammonta a poche migliaia di persone.  Un’area del mondo dove è possibile vivere al di fuori della storia. Come è accaduto alla famiglia Lykov, composta da sei persone (padre, madre, due figli e due figlie) che dal 1936 al 1978 ha vissuto isolata nella profonda Siberia,  senza mai sentire parlare della Seconda Guerra Mondiale, della Guerra Fredda, dell’esplorazione lunare, di Kruscev, di Breznev, del Vietnam, del ’68, della bomba atomica. Nel 1978,  una spedizione di geologi, sorvolando in elicottero quella macchia di verde notò una zona seminata. Karp Lykov, il capofamiglia, era un fervente “vecchio credente”, ossia uno dei cristiani ortodossi che scelsero di non adeguarsi alla riforma del Patriarca Nikon nel 1666 e furono perseguitati da praticamente tutti gli Zar, soprattutto Pietro il Grande (che li vedeva come ostacolo al tentativo di modernizzare la Russia) e Nicola I. I bolscevichi non furono molto più comprensivi, e fu l’assassinio del fratello a opera dei rivoluzionari comunisti che portò Karp a radunare la famiglia e fuggire nella taiga. Della famiglia Lykov è rimasta in vita solo Agafia, che vive ancora oggi in quel pezzo di terra in cui è nata.

Non si è spostata, non intende farlo. Le autorità badano a lei con cibo, viveri e combustibile. Ha a continuato ad incontrare Vasily Peskov, giornalista della Komsomolskaya Pravda,  che sulla loro vicenda scrisse il libro “Lost in The Taiga” (pubblicato nel 1994) e deceduto lo scorso agosto.

A Mr. Tower la Siberia piace. Molto.  Alapaevsk è un punto di partenza, per andare oltre. Scrive messaggi malinconici, avvolto dal freddo, dal senso di solitudine e dal diverso scorrere del tempo.  Accolto da improvvisati e struggenti comitati di ricevimento.

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E’ così!  per un qualcuno che in Siberia  ha voluto perdercisi, c’è un qualcuno che ci si ritrova. Io dico che per farlo bisogna avere fiducia nella ricchezza della propria vita interiore e anche voler affermare il proprio disaccordo col mondo. Essere trasgressivi. E volendo condividerla, contraddittori. A casa, aspetto che venga anche il mio momento.

E sorrido, pensando che  per qualcuno siamo soltanto due per cui la tristezza non è mai abbastanza!

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6 risposte a Le domeniche siberiane di Mr. Tower

  1. Adelio Debenedetti ha detto:

    Bellissimo spaccato di vita narrato con eleganza….bello… Grazie per averlo pubblicato

  2. Anna ha detto:

    Brava, hai ragione, per permettersi i luoghi che molti aborrono bisogna essere ricchi dentro, aver conquistato la sicurezza del sè più profondo, l’Es.per dirla saggiamente. E allora, vai con la Siberia, la Scozia, il grande nord. Ibiza e Formentera lasciamole a Belen.

  3. carla ha detto:

    ahahhaahaa Cinzia,sono qui che rido da sola ,perche’ dopo molti episodi, nei quali ogni tanto appariva questo misterioso personaggio Mr Tower,finalmente ho capito chi e’………..Bel racconto anche questo ….Grande Cinzia !!!!!

  4. Pingback: Sulle tracce di una rosa perduta | occhimentecuore

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