In the jungle

JohnLehmannandLeonardWoolf2Alla fine della sua esistenza nel 1969, quando aveva ormai 88 anni, Leonard Woolf sapeva che sarebbe stato ricordato più per essere “il marito di Virginia Woolf” che per propri meriti. Ma ciò non toglie che i suoi meriti furono molti. Fu pensatore politico e in questo campo scrisse alcuni saggi davvero notevoli. Fu fondatore della casa editrice  Hogarth Press che pubblicò molte opere famosissime compresa la prima ed. di La terra perduta di T.S. Eliot. Le femministe, nel loro zelo di fare di Virginia un monumento , lo accusarono  di indifferenza e gli  addossarono le colpe del suo suicidio sino a  quando,  nel 2007 , Victoria Glendinning ne scrisse una biografia che contribuì alla sua rivalutazione.

Gli anni che Leonard trascorse a Ceylon, dal 1904 al 1911 in qualità di funzionario al servizio del Governo Inglese, furono tra i meno noti della sua esistenza ma furono gli anni che gli diedero l’ispirazione per The Village in the Jungle (di cui la Hogart Press pubblicò la 1° edizione), e svolsero un ruolo decisivo nella sua formazione oltre che nella percezione dell’Isola.

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Dirà appunto di

“essere arrivato nell’isola come un’imperialista. La cosa curiosa è che non ne ero consapevole. Ciò mi consentì di vedere l’Imperialismo dal suo interno nel momento del suo apogeo e anche di essere del tutto consapevole della sua natura e problemi”.

Sviluppò quindi un’empatia con gli abitanti dei luoghi in cui visse (Jaffa, Kandy, Hambantota) e tornato in Inghilterra, mentre da un lato doveva riferire delle proprie attività nelle colonie, dall’altro  decise di  esprimere l’ambivalenza dei propri sentimenti e lo fece scrivendo The Village.

“La giungla e gli abitanti dei villaggi continuarono ad ossessionarmi, anche quando tornai a Londra, a Bloomsbury o a Cambridge. In The Village in the Jungle ho cercato di vivere le loro vite. E curiosamente è anche il simbolo dell’antimperialismo che era andato crescendo in me durante i miei ultimi anni a Ceylon”.

Il libro ricevette scarse attenzioni da critici e lettori occidentali ma divenne fondamentale per critici, scrittori e lettori  Singalesi.

La vicenda si svolge principalmente a  Beddagama, un remoto e isolato villaggio nella regione di Hambantota. Ma come spiegò Leonard, è un affresco di tanti villaggi remoti ed isolati circondati dalla giungla. Le descrizioni della giungla, buia intricata e crudele,  sono molto efficaci e anche se è un luogo reale diventa il simbolo della natura nei suoi aspetti più crudeli, della natura delle cose e delle forze immateriali. La giungla che egli definisce diabolica appartiene alla mentalità occidentale e Cristiana di Leonard. Ma per gli abitanti dell’isola la giungla non è vista come un pericolo. Non è abitata da leoni, tigri o rettili come quelle africane o indiane. Per la religione Buddista e Induista è semmai un rifugio, il paradiso per religiosi, eremiti e saggi dove raggiungere pace e saggezza.

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Ma se nella descrizione della natura e della giungla non può fare a meno di proiettare una visione personale, la presentazione dei personaggi, gli abitanti di Beggadama, gli crea qualche difficoltà in più. La sua conoscenza della vita degli indigeni gli consente di scrivere un romanzo con soli protagonisti indigeni come personaggi principali. Li definisce semplici e silenziosi. Sui loro volti  è facilmente distinguibile la paura, e la difficoltà delle loro esistenze.

4272434218_3007f5646f_oFISHERMANHanno nello sguardo la pazienza e malinconia dei bufali, l’astuzia dello sciacallo.

4147674217_afac0d4989_oMa al magistrato bianco che prova compassione per l’ indigeno che deve processare fa  pronunciare questa frase:

«Selvaggi? Non lo so, ho i miei dubbi. Vogliono solo essere lasciati in pace, vivere tranquilli nelle loro capanne».

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In questa indulgenza Woolf manifesta la pretesa “superiorità culturale” del colonizzatore  e quindi nel romanzo convivono dunque nel romanzo contrapposte posizioni: antimperialismo insieme all’imperialismo, il socialismo liberale insieme al razzismo.

Di certo è un ‘opera sincera, scritta da un uomo sensibile e marito devoto che infatti con parole bellissime lo dedica alla moglie :

«A V. W. Ti ho dato tutto il poco che avevo da dare.Tu mi hai dato tutto, che per me è tutto quello che c’ è».

Ho comprato The Village in un’edizione degli anni ’50,  attratta dalla copertina e dal nome dell’autore, e anche  dall’ambientazione certo…a Ceylon sono stata ormai 20 anni fa e i villaggi che ho visitato non erano molto diversi da quello descritto da Leonard. E l’empatia con i loro abitanti l’ho provata.  Dallo tsumani in poi ho continuato a chiedermi che ne sarà stato delle persone che avevo incontrato, con le quali avevo instaurato un briciolo di relazione.

Top-114148436358_8cde15276f_oPietro Solari, ex proprietario del libro e  diplomatico a Ceylon negli anni ’50,   avrà necessariamente avuto relazioni proficue e rispettose.

collage villagePiù in generale e a titolo personale spero  un atteggiamento dissimile da  quello di Virginia Woolf , comunque donna colta e intelligente,  che così racconta di una visita a E.W Perera, avvocato Singalese:

“Siamo tornati dalla visita a Perera, indossava la sua spilla con le iniziali di diamanti sulla cravatta come sempre: infatti, il povero piccolo e color mogano miserabile non ha varietà di soggetti. Il carattere del Governatore, le colpe del Ufficio Colonie: questi sono i suoi argomenti. Sempre le stesse storie, lo stesso punto di vista, le stesso apparire come una scimmia in gabbia, cortese in superficie ma imperscrutabile”. –

 

 

 

 

 

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3 risposte a In the jungle

  1. Pingback: Bloomsbury Collection? Ma… avete letto Virginia? | occhimentecuore

  2. trixi ha detto:

    Bellissimo articolo!
    Volevo sapere dove posso recuperare il libro di woolf se per caso c’e anche tradotto in italiano .
    Grazie
    Trixi

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