Lettere verdi

E’ stato presentato ieri a Genova Lettere Verdi, carteggio tra le scrittrici Camilla Salvago Raggi e Beatrice Solinas Donghi. E’ una selezione delle lettere che Lilla e Paqui (così si rivolgono l’una all’altra)  si scambiarono  tra il 1938 e il 1940. Le lettere, ricopiate a mano su ampi quaderni rilegati sono state donate da Camilla Salvago Raggi alla Fondazione Devoto che con l’autorizzazione delle autrici ne ha pubblicato una parte.

Con Paqui siamo amiche da sempre – così esordisce Camilla nella prefazione – Le poste allora funzionavano e per noi scriverci era come tenere un diario. Ci raccontavamo tutto, quel che facevamo, quel che leggevamo, quel che scrivevamo. E secondo me l’insieme di quei quaderni tiene…quasi una storia, quella di due adolescenti con il destino per la scrittura.

lilla e paqui
Raccontano, in sostanza, la vita di due teenager degli anni Trenta con le cotte per i divi del cinema, la passione per la musica lirica, giochi e divertimenti, osservazioni sulle persone, sulla natura e tutto diventa fonte di ispirazione per le loro storie che iniziarono a scrivere sin da bambine.
La loro adolescenza traspare anche dal linguaggio, farcito di termini bizzarri : guicca (il nostro wow!) , squiqqelante (la fusione tra giggle, risolino, e squittire).
In alcune lettere Camilla si firma Selvaggina , nomignolo che le fu affibbiato dal Nonno: era il nome di una sua antenata, e a Camilla piacque subito. Forse ci si riconosceva. In una lettera a Paqui scrive: Ho provato a tirare con la carabina Flobert che era del Nonno e mi è piaciuto assai. Immagino che questo farà crepare d’invidia il tuo egregio fratello Lorenzo… Fanno molto uso di termini inglesi. Per molti anni Camilla fu seguita da una governante inglese e inglesi (per metà il padre) erano i genitori di Beatrice.
Camilla mandò anche un suo scritto dal titolo allo Strand , mensile di racconti di narrativa pubblicato nel Regno unito dal 1891 al 1950 (i primi racconti di Sherlock Holmes scritti da Conan Doyle furono pubblicati qui).

strand

In una lettera del 30 settembre Lilla scrive: ho mandato il mio Ship of Dreams allo Strand. E’ una presunzione numero uno, no? Ma non importa: da ciò avrò il primo rejection slip! (Perché è impossibile, assolutamente impossibile, che me lo pubblichino).

Il tono delle lettere  non è pero sempre allegro e sognante. Traspare in molte il turbamento per il momento storico, uno scenario sempre più vicino alla guerra.

Cara Lilla, […] non è veramente che non sia allegra e occupata ma è che mi sembra di non aver diritto di esserlo, mentre la gente muore a mucchi lassù in Polonia. E’ questa non è generosità, ma coscienza: la mia coscienza è una tiranna e una noiosa. Vorrei poter aiutare quelli che combattono , ma aiutare veramente, a far calze e pacchi da mandar loro, come si faceva nell’altra guerra…

E Lilla risponde : A Genova la tranquillità è tornata, ma i giorni dello sfollamento dice che era veramente terribile la città tutta vuota e lugubre, come in attesa di un bombardamento.

Ho letto questo libro con estremo piacere. Me le ha restituite per quel che furono negli anni in cui, per ovvie ragioni, non le ho frequentate. Di Camilla posso dire che negli aspetti più evidenti del suo carattere non è cambiata. E’ spiritosa, curiosa, sempre in movimento, colta, aristocratica e molto informale nello  stesso tempo.  Ne abbiamo parlato e mi ha risposto che non sa se prenderlo come un complimento. Io dico di sì. Leggetelo e sono convinta che vi troverete d’accordo con me.

 

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2 risposte a Lettere verdi

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  2. Pingback: Il Mundial dimenticato… | occhimentecuore

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