Brexit: Elena Ferrante scrive alla Gran Bretagna

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Si avvicina il referendum sull’Europa. Draghi si dice disposto a tutto e un referendum indetto dal Guardian indica che il 52% dei cittadini  inglesi è favorevole all’uscita dall’Europa. Lo stesso The Guardian ha chiesto a diversi intellettuali europei di scrivere una lettera alla Gran Bretagna in cui manifestare la propria opinione in proposito. Tra loro c’è anche l’italiana Elena Ferrante che la pensa così:

Cara Gran Bretagna, non ho molta simpatia per l’attuale Unione Europea. I suoi piani superiori sono elegantemente arredati, con ampi saloni per feste e banchetti; ci sono grandi negozi molto ben riforniti, camere con vista panoramica, dove vengono discussi ed elaborati piani edilizi per quelli che vivno ai piani inferiori, servizi di sicurezza che progettano sistemi d’allarme e porte blindate per impedire l’ingresso di quanti si vogliano accampare nell’ingressoo almeno in cantina. E’ una brutta Europa questa. Dietro la sua facciata salvaguarda gli interessi dei paesi più forti economicamente e militarmente. Eppure, nonostante le norme e i regolamenti, non ha mai smesso di pensare che – quando non c’è più nulla da guadagnare – è meglio mandare all’aria l’Unione e utilizzare i metodi arroganti delle vecchie nazioni orgogliose.

E’ questa un’opinione del tutto insensata. Da tempo i vari pezzi dell’Europa hanno perso la loro autonomia e centralità. Le più importanti crisi economiche non posso essere risolte rimanendo ciascuno nel proprio “brodo”. Le migrazioni non si controllano con il semaforo o con il filo spinato.Il terrorismo non è un videogioco a cui si gioca stando seduti nel proprio salotto. Le trasformazioni del clima e le loro conseguenze non le si affronta aprendo un ombrello. Il detto “pochi ma felici” non basta più, neppure per se stessi: ci si deve confrontare con i tanti infelici.

E così, mentre l’Unione ha unito poco o nulla, è necessario a questo punto, secondo me, rimanere uniti a tutti i costi. Ciò di cui abbiamo bisogno ora non sono più piccoli paesi ma un continente. In mezzo a conflitti e scontri, a dispetto dei fatti,  dobbiamo cercare di andare verso una comunità che, invece di elaborare gli elenchi di obiettivi diventi  attivamente politica e metta fine alle innumerevoli e innumerevoli  disuguaglianze. Negli scrigni dei suoi Stati sovrani, l’Europa ha molti tipi di veleni, ma anche splendidi gioielli. E ‘il momento di buttare via i primi e di tirare fuori i secondi in preparazione della festa per quelli come noi, appassionati del pensiero e dell’azione comune. Non abbiamo bisogno di radici comuni ora: ci trasformano in piante, splendide ma legate alla terra, ma nel mondo di oggi tutto è sempre più mobile , e si trasforma in continuazione. Una vasta, la vera identità deve aprirsi a tutte le identità e assorbire il meglio di loro. Il tempo è breve. Molti tipi di disagio e di povertà si stanno diffondendo, le strade sono sempre sporche di sangue, le peggiori intenzioni alimentano i peggiori tipi di politica. Stare insieme non è più un’opzione ma un obbligo e una necessità urgente. Donne e  uomini della Gran Bretagna, per favore, rimaniamo uniti, e insieme cambiamo l’Europa.

Si può non essere d’accordo? ovviamente no. Personalmente trovo la prima parte più realistica, la seconda utopica e anche un po’ retorica. Ovvio che da qualche parte si deve pur partire per cambiarla st’Europa, o almeno l’idea. Cambiare cioè l’immagine di chi la governa e che sembra, ed è, estraneo a quanto sta accadendo al resto dei suoi  cittadini: alieni provenienti da altri mondi.

Partendo da un pretesto farlocco e da un particolare solo apparentemente insignificante la mia opinione in proposito l’ho espressa qui quasi un anno e mezzo fa Non ho un tailleur, non l’ho mai avuto: sono una donna che non conta. Legge!

 

 

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Una risposta a Brexit: Elena Ferrante scrive alla Gran Bretagna

  1. Pendolante ha detto:

    Sarà utopico, ma credo che l’unica via sia rimanere Unione. Tornare in dietro sarebbe più dannoso

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