Fughe e vagabondaggi letterari: Grecia

In Grecia siamo stati nel 2010 e nel 2011. La situazione del Paese era già dichiaratamente disastrosa. Ci colpirono le strade dissestate, i cantieri  e i negozi abbandonati, le case non finite. Per contro erano numerosi i negozi di pellicce. Era il mese di agosto e tutto questo ci parve folle, ma  ci volle poco a capire che erano  gestiti da russi e rivolti alle loro turiste. Abbondavano anche le pellicce per bambine. Nel nostro albergo eravamo i soli italiani. La clientela era russa e israeliana. Si consumava e contemporaneamente si gettava un enorme quantità di cibo. La sera le giovani e belle  mogli, per lo più kazake, degli oligarchi facevano sfoggio di mise indubbiamente costose. Sul gusto avrei da obiettare. Per quella settimana fu come vivere in un’isola nell’isola.

Ma con tutte le isole, e le spiaggette, e i villaggetti, e i motorini, proprio in un grande albergo dovevamo finire? eh sì, partimmo per la Grecia come ultima spiaggia, dopo una serie di lutti in famiglia. Stanchi e avviliti com’eravamo non ce la sentivamo di vivere la vacanza dei massimo trentenni. Del resto ci rendemmo conto che i tanti che partono per mete da sogno a prezzi stracciati di fatto trascorrono vacanze d’inferno, distanti chilometri dal mare, in alberghetti con micropiscinadotatadiponticello che ad attraversarlo ci vuole un passo ma che in catalogo sembra infinito.

Ora la Grecia è alla frutta. Anche quella, in particolarono le arance, erano state staccate dagli alberi dell’area di Syntagma,  dove si riunisce il Parlamento greco, da solerti dipendenti statali, per timore che le persone  imbestialite le cogliessero per  tirarle ai politici.

Portokali

Portokali

Anche il rublo non se la passa bene, i turisti russi sono in calo dal 30 al 50%.   E nell’attesa della risposta al referendum popolare che sancirà l’eventuale uscita dall’Europa della Grecia, il mio post vuole essere un modesto ma sentito omaggio ad una grandezza che ancora, nonostante tutto, si coglieva e che rimane eterna.

Itaca

Itaca

Sempre devi avere in mente Itaca, raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull’isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.
Itaca, Kostantin Kavafis

Scampoli

Scampoli

E quella volta, una domenica di ottobre, già l’autunno ci moriva addosso e io fumavo sigarette amare, e tu come uno specchio rotto riflettevi quell’immagine sbiadita del ricordo del frammento del brandello del profumo di quell’angolo d’estate e mi dicesti: “Voglio vivere la vita come un alito di vento che, inseguito dall’aurora, già racchiude le speranze di un domani tutto mio che mi appartenga, e come donna accarezzare nuovi scampoli d’assenza”.

Poi sei tornata dalla Grecia io fingevo che non mi importava niente, ti chiedevo le notizie più banali, tipo: “Chissà quanta gente avrai incontrato, che bordello di turisti”, tu negavi ed affermavi: “No no no no no no no no no no no no no no no no no no no, eravamo solamente io e Giovanna sopra un’isola deserta tipo c’hai presente due chilometri di spiaggia vuota, dormivamo in un capanno in riva al mare e alla sera i pescatori ci portavano del pesce, facevamo le grigliate sulla spiaggia e cantavamo a squarciagola le canzoni di Battisti fino all’alba, tanto l’isola è deserta
Claudio Bisio

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Casa sul mare

Lindos, Baia di Vlicha

Nel paradiso ho disegnato un’isola a te uguale ed una casa sul mare con un grande letto e una piccola porta
Ho gettato un’eco nelle acque profonde per guardarmi ogni mattina quando mi sveglio
per vederti a metà passare sull’acqua e a metà piangerti nel Paradiso
Nel paradiso ho disegnato un’isola, Odissea Elitis

Zorba

Zorba

“Cosa dicevamo l’altro ieri, padrone? ‘Illuminare il popolo, aprire gli occhi!’. Bene, prova ad aprire gli occhi al vecchio Anaghnotis! Hai visto come sua moglie stava impalata ad aspettare i suoi ordini? Ora prova ad insegnarli che la donna ha gli stessi diritti dell’uomo, e che è una cosa crudele mangiare un pezzo di carne del maiale mentre il maiale grugnisce di dolore davanti a te, e che è una grande sciocchezza compiacersi della grandezza di Dio mentre muori di fame! […] Lasciali stare tranquilli, padrone, non aprir loro gli occhi; se glieli apri, che cosa vedranno? La loro povertà e miseria! […] A meno che, quando aprono gli occhi, tu non abbia da offrire loro un mondo migliore…Ce l’hai?”
Zorba il Greco, Nikos Kazantzakis

Ao longe o mar

Ao longe o mar

Não faz muito sentido
Já não esperar o melhor
Vem da névoa saindo
A promessa anterior

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