E il treno io l’ho preso solo andata e ho fatto bene…

Macchina o treno? ultimi regali e la presentazione di un libro. In auto rischio l’ingorgone prenatalizio ma non fatico con i pacchi, in treno evito l’ingorgone ma fatico con i pacchi. Opto per la seconda e m’illudo di rilassarmi leggendo. Compro un biglietto solo andata, lascio una porta aperta alla provvidenza. Sul treno pochi studenti ma molte, troppe signore in vena di confidenze. Le più instancabili proprio nel quartetto di poltrone accanto al mio: rivisitazioni di tutte le vigilie di Natale da 30 anni in qua trascorse con gli amici a scambiarsi doni che dopo 30 anni non sai più cosa regalarti, per fortuna una coppia ha avuto un nipotino così i regali di facciamo a lui. Seguono vari tagli e cuci in perfetto stile è Natale siamo tutti più buoni. Il signore accanto ad una di loro reclina il capo, le mani abbandonate sulle ginocchia, viaggia per tutto il tempo così, definitivamente sconfitto. I discorsi delle comari si mischiano a squilli di cellulari, gli avvisi di trenitalia: alla fine è un unico suono indistinto e sgradito.

Leggere è impossibile, decido di perdermi nell’osservazione del mondo che scorre fuori dal finestrino.

Le rive dei fiumi hanno conservato tutti i detriti che la piena ha portato con l’ultima alluvione e che contribuiranno a fare tappo nel caso della prossima. Uno sguardo malinconico sul cimitero in cui è sepolto Don Gallo, quando vado a trovarlo per guardarlo negli occhi sono costretta ad inginocchiarmi, anche lì ultimo tra gli ultimi, costringe anche me ad un gesto di umiltà ma almeno arriva a mettermi la mano sulla testa. La casetta cantonale è separata dalla monofamiliare linda e precisa da un semplice steccato: alcune finestre hanno pezzi di cartone al posto dei vetri, le povere cose di chi forse ci vive abusivamente sono ammassate nel cortile, sventola la bandiera italiana messa lì secondo a me a dire che potrebbe capitare anche a noi, la capretta sconfina e va a brucare l’erba davanti alla casa linda e precisa perchè si sa che l’erba del vicino è sempre più verde. Qualche chilometro dopo nel piccolo pezzo di terreno con orto e frutteto che costeggia la ferrovia invece del solito signore intento a zappare due asinelli affiancati e immobili guardano in direzioni opposte. Ma il bue dov’è, in quella parte di campagna che fa sembrare la città un presepe? Che inizia da  lì in poi e  si manifesta prima con miseria e solo poi con nobiltà: i panni non sono stesi ma appesi qua e là su fili sbilenchi, alcuni forse dimenticati, terrazzi ingombri, finestre aperte su stanze con cumuli di persone e cose. Fuori dalla stazione sono tanti  i clochard, forse sono solo gli stessi di sempre usciti dalle loro tane a prendere una boccata d’aria: la temperatura è primaverile. Poi tutto cambia.

Rimango intrappolata alla Nespresso Boutique dove in tanti ringraziano per l’opportunità di regalare capsule di caffè, da sempre considerato in tempi di magra un bene di lusso, e non pensarci più. Ma è inutile che faccia il fenomeno, anche io sono lì, a comprare una macchina che la mattina prepari il miglior caffè possibile a Mr Tower in attesa di poterlo fare io. Mi perdo alla Feltrinelli dove dissuado una signora dal comprare l’ultimo libro di una nota autrice perché troppo brutto e che un ignaro commesso consiglia e mi metto a sua disposizione come personal shopper. La signora è divertita e sorpresa di spendere la metà per un libro che le garantisco piacerà molto di più. Ci salutiamo ma dopo un pò mi sento toccare su una spalla ed è di nuovo lei che mi chiede se posso aiutarla anche per gli altri. Ma certo le dico, oggi è il mio giorno libero: invece che in biblioteca vorrà dire che presto servizio qui. E mi si riaffaccia alla mente l’idea di una libreria, che sia la mia. Pranzo frettolosamente in uno squallido bar del centr, io che dò consigli su cosa e dove mangiare a Genova https://cartaresistente.wordpress.com/2014/12/16/cartoline-da-genova-n-3-street-food-a-genova-ce/ ma è troppo tardi per Giuditta ed il bar è talmente squallido che grazie a Dio è deserto. Incontro Chiara, la figlia che non ho avuto e che vorrei, che mi racconta dei suoi bambini e che spera di trovare lavoro al Cottolengo o al Don Gnocchi e il cuore dalla commozione mi diventa piccolò così, piccolo come lei che vorrei proteggere dalle tristezza della vita ma che però è così grande.  Vado alla presentazione del nuovo libro dell’amica scrittrice e lì  mi accascio, come mi ha detto lei vedendomi, sfranta. Rivedo amici, saluti e baci, ed è ora di tornare a casa.

Sopresa: non torno in treno, torno in auto.  Con Mr Tower che impietosito decide di accompagnarmi ed è anche lui talmente stanco che neppure si accorge del grande pacco che è il suo regalo di Natale. Evviva! Conosce le abitudini dei genovesi studia un percorso alternativo che  ci porta in breve tempo fuori dal temuto ingorgone e dritti alla meta. Finalmente casa, silenzio e sobrietà. Lettone. Spengo la luce. Ringrazio Gesù che George non fosse included.

p.s. dedicato all’amica blogger http://pendolante.wordpress.com/

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2 risposte a E il treno io l’ho preso solo andata e ho fatto bene…

  1. Pendolante ha detto:

    Cara, ti eleggo pendolare onoraria. Non avrei saputo renderlo più vero e umano questo tuo viaggio. Spero piacciano i tuoi regali e … anche io mi farei consigliare un libro da te. Buone feste

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