I miei fratelli erano marinai

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Si può amare una casa a tal punto da farla diventare il centro della propria esistenza? L’unità di misura con cui valutare i propri sentimenti, i desideri, le ambizioni? la propria capacità o il bisogno di convivere solo con sè stessi e senza rimpianti? E’ ancora possibile oggi? o è sempre più necessario? Ci racconta quello che significa per lei Mavi Pendibene in questo piccolo librino,  simile a quelli che l’hanno preceduto se non che la profondità dell’Autrice ogni volta ci svela piccoli e profondi dettagli di un’esistenza fatta solo in apparenza di piccole cose.

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Un piccolo diario di bordo che di bordo non è. Il diario di chi, lasciato il viaggio agli anni della giovinezza, radica la propria esistenza e la fa coincidere con quella di una vecchia casa di campagna.

Come nel caso dei naviganti la vita di Mavi, l’Autrice, si nutre di solitudine, libertà e amore per la vita. Vita fatta di luci ed ombre, come quelle che scandiscono le giornate nella casa. Luci che esaltono angoli, come quello dedicato alla scrittura, quelli legati ai ricordi dell’infanzia del figlio. Ombre che occultano, anche le sofferenze e le paure.

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ImmagineA farle compagnia durante le lunghe passeggiate nel bosco o lungo il fiume il cane,  durante le lunghe giornate dedicate alla lettura i libri di Emily e Virginia, le sue scrittrici preferite. Pur nell’assenza di viaggio, il viaggio è il filo conduttore di questo piccolo libro: il ritorno al passato,  l’altrove rappresentato da questa vecchia casa e la vita che comporta che riconduce alle cose essenziali, alla semplicità. Non mancano sconosciuti invadenti di fronte a cui non ci si dà la pena di celare se stessi, anche una corsa a rotta di collo giù dalla collina, metafora dell’alleggerimento del bagaglio nell’ultimo tratto di strada a cui siamo destinati.

E un desiderio: lascerò questa casa non per mia volontà ma per sopraggiunti limiti di sopravvivenza. Mi auguro succeda in una notte d’inverno mentre la neve cade silenziosa sul tetto e copre i suoni e i rumori. Sarà più facile passare dalla mia bella stanza rossa ad un altrove sconosciuto mentre l’ultimo sguardo coglierà il turbinare fine della neve contro il vetro gelato. Sono stata felice, una donna fortunata e felice. Ho amato vivere qui, seguire le stagioni, addormentarmi con l’ultimo sole sul castello e svegliarmi col canto prepotente del gallo. Ho messo radici forti e profonde come quelle del glicine che ha rotto il muretto e aperto il pavimento della stalla. Ho pensato che non sarei più partita nel momento esatto in cui vi sono entrata, e che non avrei potuto più vivere in nessun altro posto. È stato un sortilegio, una magia, un incanto incredibile. Vorrei che qualcuno l’amasse ancora, dopo di me, come l’ho amata io.

Mavi Pendibene, ex insegnante, è una bella e ancor giovane signora. Vive in vecchia casa di campagna sottostante il castello dell’Innominato reso celebre dallo sceneggiato televisivo I Promessi Sposi con la regia di Sandro Bolchi. I suoi libri in ordine cronologico sono: Un po’ di sale nell’acqua tiepida del 2006; Ti sia dolce l’autunno, del 2008, dedicato a Mario Rigoni Stern a cui deve il titolo; Frittelle di mele a mezzanotte del 2010, che racconta il primo anno nella casa; infine Complice l’estate, del 2011, l’unico con dialoghi e racconta un’estate passata con il nipote. Tutti i suoi libri sono pubblicati da Accademia Urbense, Ovada.

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Castello di Casaleggio Boiro

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