Postferragosto: di Julia Child e delle rondini

C’è sempre una calma inquietante il pomeriggio prima del ferragosto. E’ come se allo scoccare del mezzogiorno le persone fossero tutte sparite. I più fortunati sono già in vacanza, i meno stanno partendo per una breve fuga, gli altri si chiudono in casa. Come me. E per lo più cucinano. Come ho fatto io.

Ho messo in cantiere tutte le ricette più “calorose”, illusa dall’acquazzone che solo oggi ha rinfrescato la nostra estate. Quando mangeremo tutto quel ben di Dio non so. Cesare è sugli Urali, Federico è poco a casa e quando c’è perlopiù dorme. Io da tempo mangio come una cinese, o come un frate, dopo il finesettimana a Badia.  E quando cucino tanto è come se assorbissi tutti i gusti e gli aromi e mi sazio così.

E parlo con facebook. Dove per lo più, ci si scambiano i rispettvi menù per la giornata. Comunque, pur detestando il troppo parlar di cibo, posso dire che è stato il sottofondo di questi due ultimi giorni. In casa e fuori.  Argomento di chiacchere con amiche e persone appena conosciute.

Ciò che adoro nella preparazione del cibo è il senso di accudimento e la creatività. E la qualità degli ingredienti che parlano di scelte consapevoli, impegno e costanza, e anche questo sì, amore. E la cucina ha su di me un effetto terapeutico. Impastare il pane ad esempio, per me, ha molto a che fare con l’umore. Devo sentirmi ispirata, prendendomi un pò in giro “sentire il fluido” che da me passa nell’impasto.

Comunque, ho trovato curioso che Julia Child, che alla cucina si dedicò con passione e originalità, sia nata il 15 agosto  del 1912 e morta il 13 agosto del 2004. E nel centenario della sua nascita, lo scorso anno, la Schwartz & Wade ha pubblicato Bon Appétit! scritto e illustrato da Jessie Hartland, una biografiadella famosa cuoca, autrice e personaggio televisivo:  dalla sua infanzia a Pasadena, in California, spia nella seconda guerra mondiale, e i corsi di cucina che tenne a Parigi sino alla  alla pubblicazione del Padroneggiare l’arte della cucina francese.

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ImmagineImmagineTra le splendide illustrazioni si trovano illustrati i trucchi culinari della Child e il contenuto delle sue ricette:

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Alla fine della storia, come alla fine della sua vita, la Child viene fuor non solo come una cuoca sapiente, ma anche come un’abile imprenditrice, una donna umile dall’animo inquieto e creativo.

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Ecco. Tributo finito.

Anche il ferragosto. Come cita  il proverbio “Per San Rocco (16 agosto) la rondine fa fagotto”, a conferma di quando detto prima e cioè che dal giorno dopo Ferragosto si può dire che l’estate (quella dell’afa) sia finita.

O come dice Cesare, in ambito casalingo “E’ già quasi Natale!”

 

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4 risposte a Postferragosto: di Julia Child e delle rondini

  1. Angela ha detto:

    I love Julia Child!!!! Thank you for this wonderful post and for letting me know about this lovely book. Bon appetit et bone ecrivez! 🙂

  2. Pingback: Life Lessons, Writing Lessons: Julia Child Reprised | Persephone Writes

    • cinziarobbiano ha detto:

      Hartland’s drawings remind me Maira Kalman, one of my favourite illustrator. I’ll talk about that in a new post 🙂

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