Sulle tracce di una rosa perduta

Per le vacanze volevo libri che non fossero da ombrellone. Detesto questa espressione, detesto sprecare il tempo prezioso della vacanza leggendo cose futili, che dimentichi il giorno stesso. La vacanza per me è da sempre anche ciò che leggo. Se vado al mare, scelgo spiagge senza ombrellone: stabile intendo. Spiagge su cui tra un vacanziero e l’altro si possa frapporre qualche metro. E soprattutto tanto silenzio. Volevo un libro che fosse scritto con eleganza ma senza leziosità, signorile ma senza presunzione, avvincente senza essere avventuroso, storico ma senza la grande storia, appassionato e con un pizzico di voluttà.

Chasing my fantasies mi sono ritrovata a scegliere Sulle tracce di una rosa perduta di Andrea di Robilant. Inutile dire che di questo “librino” mi sono innamorata: è una storia di civiltà, è la soluzione di un  mistero, è la storia di una grande passione, è un racconto di storia e di esplorazioni, e traffici. Il tutto, in fondo, racchiuso in una rosa, una piccola rosa veneziana.

_75306130_roses1L’Autore è discendente di Alvise Mocenigo, fondatore di Alvisopoli, cittadina non distante da Venezia, e di una fiorentissima azienda agricola. Alvise insieme alla moglie Lucia aveva realizzato anche un bellissimo giardino.

0000124Nel giardino, ora bosco,  una rosa di un rosa argenteo e dal profumo che sa di pesche e lamponi (soprannominta Moceniga perché se ignora la provenienza) dà il via alla ricerca delle origini.

Nel ripercorrere il viaggio di Andrea di Robilant, ho appreso molte cose (ignoravo che le rose provenissero dalla Cina 😦 ) e approfondito altre alle quali ho sempre attribuito scarsa importanza.  Sono venuta anche a conoscenza del Parco delle rose Garlant Fabiani di Artegna e dell’attività di recupero di rose perdute di Elonora Garlant, che le colloca in una sorta di orfanatrofio in attesa di trovarne le origini o attribuir loro un nome.

Immagine8Nome non sempre di personaggio noto, come nel caso di Pierina di Brazzà Savorgnan Cergneu , donna di nobili origini partita al seguito del  marito per la Siberia agli inizi del ‘900, quando molti friuliani trovano lavoro nella costruzione della   Transiberiana. Lì si occupò dell’assistenza agli operai, e i Russi la chiamavano “la madre degli italiani”. Fu giornalista, insegnante di latino e poliglotta e tornò in Italia nel 1918 in seguito alla Rivoluzione Russa. Scrive Andrea di Robilant che il diario del suo soggiorno nell’inospitale Irkutsk è conservato alla Biblioteca di Nimis ma il gentile Luciano, bibliotecario volontario, a cui ho telefonato per averne una copia,  non è riusciuto a trovarlo.  pordenone_transiberiana_ricordoVisto che si parla di libri non poteva mancare anche un accenno alla rosa del Piccolo Principe. E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”, ricorda Frederic D’Agay, il pronipote di Saint Exupery, in visita al roseto di Eleonora: rose antiche, classiche e inglesi, botaniche e rampicanti. Più di mille…

Ma la storia di Eleonora è anche la storia di Valentino, il marito, meccanico in pensione che diciassette anni fa  regalò trenta rose antiche alla moglie Eleonora per festeggiare l’anniversario di matrimonio. La loro storia è narrata nel film di Pier Paolo GiaroloLa rosa di Valentino“.

Insomma, ne vien fuori che questo libricino è in realtà un piccolo tesoro che come una scatola cinese regala storie su storie, e ogni lettore ci può trovare qualcosa per sè o di sè. Io ad esempio, mi sono appassionata alla vicenda di Pierina perché Mr. Tower va spesso in Siberia e io a casa mi godo i suoi racconti https://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/10/09/le-domeniche-siberiane-di-mr-tower/.  Ma poi ci sono i roseti inglesi e il National Trust…per dire…e perchè no, Venezia e a questo punto anche i dintorni. Suggerisce anche senza volerlo itinerari alternativi per i finesettimana primaverili.

Mi ha tolto l’ansia da”cosa porto?” alle amiche e agli amici per gli inviti a cena o per i fine settimana in campagna. Omaggio graditissimo da amiche, amici sensibili, ovviamente, amanti delle belle cose e della bella scrittura.

Insomma tutto questo per dire che  la storia delle rose non è solo una storia di o per donne, e soprattutto niente affatto decadente o romantica. E’ fatta di scienza e botanica ovviamente, ma anche di storia e civiltà, di tecnica  e oggi anche di tecnologia. E poi di alti e bassi, di vita e di morte. Insomma, come succede nella vita. Ma questo lo sapevo. Che non c’è rosa senza spina, intendo.

Le mie “rose” preferite http://romanengo.it/2014/05/conserve-di-rose/

Di rose avevo già parlato qui https://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/06/03/voglio-anche-le-rose/

La storia dei friulani in Siberia diventerà un film http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2013/10/04/news/in-un-film-i-friulani-della-transiberiana-1.7860658

rosa perduta1

Sulle tracce di una rosa perduta, di Andrea di Robilant (Ed. Corbaccio)

Foto scattata all’Oasi di Bidderosa (Orosei) 860 ettari di parco in cui sono presenti anche querce, ginepri e la tipica macchia mediterranea. Suddivisa in cinque calette dall’acqua cristallina e sabbia bianca finissima. Nella foto un giglio selvatico.

Contributo di Cinzia Robbiano

Libri in vacanza 2014

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2 risposte a Sulle tracce di una rosa perduta

  1. aboutgarden ha detto:

    mi è piaciuto già dalle prime pagine! bellissimo libro.. ho avuto la fortuna di averlo in dono dall’autore 🙂
    s

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